Inps per uno straniero su due

14/06/2002





Ricerca Ires-Cgil: la contrattazione ignora i diritti degli extracomunitari
Inps per uno straniero su due
(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Immigrati ancora fuori dalla contrattazione. Secondo una ricerca Ires-Cgil, solo l’8% dei contratti nazionali (30 su 350) tratta materie relative alla condizione dei lavoratori stranieri (dalla formazione linguistica ai permessi per ricorrenze religiose, dalla tutela delle pari opportunità alla malattia contratta durante il ritorno in patria). Trend identico nella contrattazione territoriale: su un campione di 200 accordi solo 16 contengono riferimenti espliciti alla manodopera immigrata, che ha un peso pressoché nullo nella contrattazione aziendale (meno dell’1% degli accordi parla degli immigrati). Tutto questo – denuncia la ricerca – accade nonostante il Testo unico sull’immigrazione (dlgs 286/98) abbia stabilito parità di trattamento del lavoratore immigrato con i lavoratori italiani e comunitari e il rispetto del principio di non discriminazione anche sul fronte contrattuale. L’istituto di ricerca economico sociale della Cgil ricorda che sono oltre 1 milione gli extracomunitari residenti nel nostro Paese, di cui 536.604 (quindi circa la metà del totale) figurano come lavoratori regolari sia sotto il profilo del permesso di soggiorno che dei contributi previdenziali versati all’Inps. I dati contenuti nel Dossier Caritas 2001 (richiamato dalla ricerca Ires-Cgil) mostrano inoltre un mercato del lavoro extracomunitario in Italia assai dinamico, con una crescita degli occupati che nel 2000 è stata pari a 110.575 unità. Tra i settori più ricettivi nei confronti degli immigrati c’è il manifatturiero che ne assorbe il 23%, il turismo e la ristorazione che ne impiega il 16%, l’agroindustria e le costruzione con il 10% e il commercio con il 6 per cento. Il 60% dei nuovi assunti stranieri, inoltre, trova occupazione in imprese con meno di 50 dipendenti, mentre le regioni più gettonate restano il Piemonte, la Lombardia e il Nord-Est. Attraverso interviste realizzate dall’Ires nella sola regione Emilia Romagna, emerge inoltre un progressivo spostamento dell’inquadramento dell’immigrato verso forme contrattuali stabili. Il 70% degli intervistati è stato infatti assunto con contratto a tempo determinato di varia natura (dal full time allo stagionale, dalla formazione lavoro all’apprendistato) che si è poi trasformato in "posto fisso" (contratto a tempo indeterminato a full time). Per il presidente di Ires-Cgil, Agostino Megale, la tutela sindacale degli immigrati deve comunque partire dalla concertazione territoriale: «Le migliori prove di integrazione sociale e professionale degli stranieri – spiega – si sono avute proprio nell’ambito di accordi tra le parti a livello locale».

Mariolina Sesto

Venerdí 14 Giugno 2002