Inps, la riforma delle pensioni non ridurrà il picco della spesa

13/11/2003

13 novembre 2003

Pagina 35 – Economia
 
 

Inps, la riforma delle pensioni non ridurrà il picco della spesa
          Risparmi in linea con la Ragioneria ma la gobba nei conti dell´istituto rimarrà inalterata

          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – La riforma Maroni-Tremonti non farà scomparire la «gobba» delle pensioni. Sicuramente non dalla curva del Fondo lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi dell´Inps. Lo dice una tabella che il presidente dell´istituto, Gianpaolo Sassi, ha sottoposto ieri all´attenzione della commissione Lavoro del Senato durante un´audizione nell´ambito dell´esame della delega previdenziale. Nel grafico Inps, il picco della spesa previdenziale non scompare, ma slitta di due anni, dal 2033 al 2035.
          I risparmi sulla spesa previdenziale complessiva determinati dalla riforma, conferma Sassi, sono comunque in linea con quelli stimati dalla Ragioneria generale dello Stato: lo 0,7% sul Pil (pari a nove miliardi di euro) nel 2013. Limitatamente agli iscritti Inps (esclusi dunque i lavoratori dei fondi speciali, i dirigenti ex Inpdai e gli statali) il risparmio sarebbe dello 0,4% del Pil, sette miliardi. Sassi sottolinea che «le nostre stime coincidono sostanzialmente con quelle della Ragioneria dello Stato» e che quelle del governo «sono ottimistiche». Per Sassi, comunque, i risultati della riforma saranno «abbastanza importanti».
          Sassi ha parlato anche del «superbonus» costituito dal versamento dei contributi in busta paga per chi resta al lavoro, tra il 2004 e il 2007, pur avendo raggiunto i requisiti per la pensione. «Potrebbero arrivare fino al 44,9% della busta paga», dice Sassi. Che fa qualche esempio: un metalmeccanico di primo livello, con una retribuzione lorda annua di 14.300 euro, avrebbe un incremento di quasi 4.700 euro, che rappresenta il 41% della retribuzione netta; uno di settimo livello con 23.550 euro di retribuzione lorda avrebbe invece un aumento di 7.700 euro, ossia il 44,9%. Sulla delega previdenziale resta aperta l´ipotesi di ricorso alla fiducia da parte del governo, come chiesto dal ministro Tremonti. «Se ci sono le condizioni va bene», ha ribadito Buttiglione, Udc. Favorevole anche la Lega, che teme modifiche al provvedimento: «Ci sono varie strade per farlo, ma è certo che la riforma diventerà legge entro il 31 dicembre», dice Maroni.
          Nel frattempo, il leader della Uil, Luigi Angeletti, attacca la Cgil davanti ai giovani di Forza Italia: «Un sindacato troppo politicizzato è rovinoso», riporta l´agenzia Adnkronos. D´altronde, «la Cgil rappresenta una minoranza dei lavoratori», dice Angeletti, che poco tempo fa – in un´intervista a un quotidiano filogovernativo – aveva stigmatizzato l´ipotesi di un secondo sciopero generale. Angeletti definisce poi il ministro Tremonti «il miglior interlocutore rintracciabile nei due schieramenti» e sostiene che la prima delega a Maroni (dove si prevede la decontribuzione sui neoassunti) è «ben concepita». In serata, la Uil dirà che «il contenuto delle dichiarazioni virgolettate relative in particolare ai giudizi sulla Cgil è frutto di una rielaborazione che non corrisponde né al senso nè al contesto del dibattito». Interpellato da Repubblica, Angeletti smentisce di aver attaccato la Cgil. Quanto a un suo tentativo di proporsi nel ruolo di mediatore con il governo sulle pensioni, Angeletti risponde: «Non ci penso proprio».