Inps, è boom di immigrati

19/10/2005
    mercoledì 19 ottobre 2005

    Pagina 14 Economia& Lavoro

    Inps, è boom di immigrati

      Sono circa 1 milione e mezzo. Contributi per 2,7 miliardi

        di Raul Wittenberg

          AUMENTATI DI 7 VOLTE in una decina di anni, gli immigrati in Italia. Sono 2,2 milioni quelli col permesso di soggiorno, e di questi oltre la metà sono lavoratori iscritti all’Inps. Con una retribuzione media di 662 euro al mese, quasi 8 milioni l’anno, versano abbastanza regolarmente contributi all’Istituto di previdenza: solo i lavoratori dipendenti, ossia l’80% degli immigrati, contribuiscono ai bilanci dell’Inps con circa 2,7 miliardi di euro ogni anno. Secondo una ricerca (in collaborazione con la Caritas) realizzata dall’Inps che ha istituito un monitoraggio dei flussi migratori, i lavoratori immigrati iscritti all’Inps sono passati da 209.220 a 1.426.391 tra il 1991 e il 2002. A fronte otto lavoratori italiani, ce n’è uno immigrato.

            A dispetto della campagna contro gli immigrati di un partito chiave nel governo di questo paese, la Lega Nord, i cittadini stranieri che vengono a lavorare in Italia possono salvare le nostre pensioni. Gli studi più ottimisti, come quello di Pizzuti, stimano che bastano 50.000 immigrati in più all’anno per ridurre la spesa pensionistica dell’1% del Pil nel 2045, mentre secondo lo studio di Fornero con 40.000 in più la spesa si riduce dello 0,48% del Pil nel 2030. Si tratta di una risorsa preziosissima. Pagano ma non ricevono o ricevono in pochi. Non ricevono nulla se rientrano in patria prima di aver maturato il diritto alla pensione. Sono giovani e prolifici, con un tasso di natalità doppia rispetto a quella degli italiani, con loro si può compensare l’invecchiamento della popolazione italiana.

              Il rapporto si ferma al 2002, perché i dati disponibili sul 2003 ai fini della prima analisi dei flussi, verrebbero distorti dalla sanatoria che ha prodotto effetti proprio sul 2003. Infatti per ottenere la regolarizzazione il clandestino doveva provare il pagamento all’Inps dell’una tantum per i tre mesi di lavoro precedenti, il requisito per sanare la situazione. Però in molti casi – ma non tantissimi – una volta regolarizzato il dipendente, non si proseguiva nella contribuzione.

                Si stimano in mezzo milione gli immigrati irregolari, e questo fa dire a Fulvio Fammoni della Cgil che la ricerca dell’Inps rivela i danni della legge Bossi-Fini, che incentiva il sommerso perché impedisce all’immigrato di denunciare la sua situazione, pena l’espulsione in quanto irregolare. Fammoni critica anche la norma che impedisce all’Inps di restituire quanto versato in caso di rientro senza i requisiti per ottenere la pensione.

                  L’immigrato tipo è un lavoratore dipendente (sono quasi un milione, contro 39mila autonomi), rumeno o albanese o marocchino (cinesi solo il 4,5%), vive per lo più nel Nord e nelle grandi città. Le colf sono un quinto degli immigrati, le donne sono un terzo. Uno su 3 dei lavoratori sommersi è straniero. Nel 2003 la vigilanza dell’Inps ha effettuato quasi 150mila accertamenti, con il 61% delle aziende scoperte come irregolari, e gli immigrati erano tra il 14,3 e il 19,4% dei lavoratori in nero.