Inps a rischio dopo le una tantum

23/05/2003




              Venerdí 23 Maggio 2003
              ITALIA-POLITICA
              Conti pubblici
              Inps a rischio dopo le una tantum

              Allarme dei giudici contabili: esaurito l’effetto di cartolarizzazioni e dismissioni, torna lo squilibrio


              ROMA – Dal 2003 sarà di nuovo tempesta, o quasi, per i conti dell’Inps. Perché le entrate straordinarie del 2001-2002 – cartolarizzazioni e dismissioni immobiliari – sono «variabili non ripetibili». E anche perché inciderà pesantemente il disavanzo da 700 mln dell’ex Inpdai. La Corte dei conti, presieduta da Francesco Staderini, ha «una certa preoccupazione» sulla tenuta, «anche nel breve e medio periodo», dell’equilibrio economico e finanziario del massimo Istituto di previdenza. E raccomanda interventi non più differibili: la crescita del tasso di occupazione, l’aumento «dell’età effettiva media di pensionamento», lo sviluppo reale della previdenza integrativa. Separando definitivamente la previdenza dall’assistenza e, perché no, introducendo più trasparenza contabile: tagliare le unghie alla «proliferazione quasi patologica» degli organi di gestione (che nel 2001 sono costati 20 miliardi delle vecchie lire) sarebbe quanto meno un segnale di buona amministrazione. Con una mega-relazione di 147 pagine appena inviata al Parlamento, la magistratura contabile ha nuovamente affondato il coltello sui conti dell’Inps. E anche se oggetto del rapporto alle Camere è la gestione 2001 dell’Istituto, la Corte dei conti non ha evitato di guardare più avanti, a partire dalle difficoltà che l’esercizio finanziario in corso ha ereditato e che vanno al più presto risolte.
              Giudizi, quelli della Corte dei conti, che toccano anche due delle principali novità finanziario-gestionali avviate nell’ultimo periodo dall’Inps: le cartolarizzazione e la dismissione del patrimonio immobiliare. Operazioni su cui gravano luci e ombre. Bene le cartolarizzazioni: perché si sono rivelate indubbiamente convenienti per la finanza pubblica, consentendo tra l’altro di rendere più celeri le riscossioni. Ancora «insoddisfacente», invece, s’è rivelata la percentuale delle dismissioni, tanto da indurre la Corte dei conti a sollecitare l’Inps affinché «pervenga a una più rapida realizzazione del programma di dismissione degli immobili, garantendone medio-tempore la gestione secondo criteri di economicità ed efficacia».
              Ma il dato di fondo sottolineato dalla Corte dei conti è l’urgenza di voltare pagina. «Occorre ribadire l’esigenza sempre più indifferibile – si afferma nella relazione inviata alle Camere – dell’adozione di misure atte a incidere sulle cause strutturali dei disavanzi del sistema previdenziale». Di qui, l’ampio ventaglio di proposte rilanciate alla riflessione del legislatore: la necessità di un «punto di equilibrio» tra prestazioni e prelievi, la corrispondenza tra prestazioni assistenziali e condizione di effettivo bisogno dei beneficiari, l’aumento del tasso di occupazione e dell’età media pensionabile, il gradino da innalzare della previdenza integrativa.
              Non mancano poi le raccomandazioni "spicciole" per l’uso. A cominciare dall’elefantiasi dei costosi organi di gestione. Per finire con la richiesta esplicita al Governo di mettere fine alla gestione commissariale dell’Inps (dovrebbe scadere a giugno): perché, parola di Corte dei conti, ne va del «corretto andamento dell’attività dell’Istituto».

              ROBERTO TURNO