Innovazione per far decollare i consumi

15/06/2004



        sezione: ECONOMIA ITALIANA
        data: 2004-06-13 – pag: 9
        autore: VINCENZO CHIERCHIA
        PREZZI & FAMIGLIE Il mercato italiano penalizzato dalla mancanza di ricerca sui nuovi prodotti – Pesa l’arretratezza della distribuzione
        Innovazione per far decollare i consumi
        Varvaro (Procter & Gamble Italia): «L’industria sconta una rete commerciale poco moderna, rigida e costosa»
        MILANO • «Il mercato italiano non cresce? Il vero problema è che in Italia è difficile, molto difficile fare innovazione, che è poi la leva che muove i mercati». Per Vito Varvaro, amministratore delegato di Procter & Gamble Italia, l’Italia paga sotto questo profilo lo scotto dell’arretratezza del comparto distributivo.

        P&G è un gruppo multinazionale con sede negli Stati Uniti a Cincinnati ed è in attività da 165 anni, commercializza circa 300 marchi in più di 160 Paesi di tutto il mondo impiegando 102mila dipendenti in 80 Paesi. In Italia P&G è presente dal 1956, ha quattro stabilimenti di produzione e due centri di ricerca, impiega circa 2mila dipendenti, con un giro d’affari di oltre 1,1 miliardi di euro. Il gruppo sia a livello internazionale che nazionale è stato da sempre particolarmente attento ai rapporti tra industria di largo consumo e distribuzione moderna. Tanto che i massimi dirigenti mondiali hanno fatto parte degli organismi con l’obiettivo di migliorare l’efficienza operativa e l’efficacia commerciale della filiera proprio dei beni di largo consumo.

        «I mercati in questo momento sono generalmente piatti, almeno nel segmento del largo consumo — sottolinea Varvaro —. Però siamo anche di fronte a qualche indicazione generale di recupero soprattutto se guardiamo ai dati pubblicati dall’Istat sull’andamento dei conti economici dell’azienda Italia nel primo trimestre di quest’ann. Dati che indicano appunto che qualcosa si sta muovendo sul fronte dei consumi, anche se in maniera più circoscritta ai beni durevoli. Per questo motivo è il caso di intervenire subito in modo incisivo per rimuovere gli ostacoli strutturali che frenano il mercato italiano. In quest’ottica l’innovazione, ossia l’ingresso sul mercato di nuovi prodotti che offrono dei miglioramenti sotto il profilo funzionale o del servizio al consumatore, ha la capacità di dare una scossa ai consumi, in molti casi anche superiore alle aspettative». Varvaro cita un esempio concreto, ossia quello, molto particolare, dei prodotti sbiancanti per l’igiene orale. Un micro-segmento di mercato quasi inesistente in Italia fino a qualche anno, e consolidato invece in diversi Paesi avanzati. «Il consumatore apprezza l’innovazione — spiega l’amministratore della P&G — se il valore aggiunto è tangibile, se si soddisfano esigenze reali. In questo momento i nostri sbiancanti stanno marciando a gambe levate, eppure il contesto globale del mercato è stagnante. Nei mercati maturi questa è la via della crescita».

        E su questo punto Varvaro rilancia sul nodo che frena lo sviluppo dell’innovazione in Italia. «Troppe volte devo constatare il divario che separa l’Italia dagli altri Paesi — spiega — perché sviluppare l’innovazione è molto difficile. Ed è questo uno dei motivi che bloccano la crescita dei mercati. Su cento nuovi prodotti che arrivano sul mercato Usa, ad esempio, se ne stimano 70 per la Gran Bretagna e poco più di una quindicina per l’Italia. Di questo passo non faremo molta strada».

        L’amministratore di P&G Italia punta l’indice verso le catene distributive. «La sfida d’ora in avanti si gioca sulla modernizzazione della distribuzione — sottolinea — con la quale l’industria deve sviluppare partnership sempre più strette. Vale però la pena di ricordare che i punti vendita italiani sono troppo piccoli in media e questo significa che non c’è materialmente lo spazio sufficiente per fare innovazione, ossia per sviluppare nuovi prodotti, per far crescere e movimentare le categorie. In secondo luogo questa situazione produce costi troppo alti. Entrare nella distribuzione costa caro, troppo caro rispetto ai mercati più avanzati. E queste risorse non sempre finiscono per dare una mano alle strategie commerciali. Quindi l’industria da un lato e i consumatori dall’altro pagano lo scotto di una rete commerciale che si sta modernizzando troppo lentamente, che è rigida e costosa. Il 2004 si profila ormai come un altro anno all’insegna della stagnazione. Non credo che vi saranno recuperi significativi. La grande distribuzione sta facendo promozioni a raffica e sta investendo molto, ma in realtà non basta se all’intero sistema manca la linfa dell’innovazione».