“inMalattia” «Noi dottori, ostaggio dei pazienti»

11/04/2007
    mercoledì 12 aprile 2007

    Pagina 27 – Cronache

    LA VIDEO-CHAT

      «Noi dottori, ostaggio dei pazienti.
      E l’Ordine non ci aiuta»

      Germano Antonucci

      MILANO — La «fabbrica» dei certificati facili rappresenta un «enorme spreco» per la collettività. Per questo motivo il problema va risolto attraverso un sistema di sanzioni e controlli più efficaci, ma anche chiedendo «maggior rigore» ai camici bianchi. Dopo l’articolo «I medici e i fannulloni» pubblicato ieri sul Corriere,

      nel quale ha puntato il dito contro quei «nullafacenti sani come pesci» che se ne restano a casa in malattia grazie a medici compiacenti, Pietro Ichino torna ad affrontare l’argomento rispondendo in videochat alle domande dei lettori.

      «La questione principale — esordisce il giuslavorista — è che nel nostro Paese manca il senso del bene comune. Se gli stipendi italiani sono tra i più bassi in Europa è anche a causa di queste forme di lassismo». Quale ricetta propone allora contro i finti malati? «In primo luogo — spiega Ichino — tocca all’Ordine dei medici intervenire quando ci si trova di fronte a certificati compiacenti rilasciati a persone in buona salute. Bisogna esigere maggior rigore dai medici di famiglia. Poi si potrebbero studiare forme di controllo più efficaci: ad esempio, una riforma dell’articolo 5 dello Statuto dei Lavoratori che consenta la cogestione delle ispezioni tra impresa e sindacati». Tra le centinaia di messaggi arriva quello di un medico secondo il quale la categoria si sente «ostaggio dei propri clienti», pronti a rivolgersi altrove qualora non ottengano la certificazione richiesta. «È vero, ma purtroppo accade dell’altro. Spesso è il medico stesso che chiede di quanti giorni il paziente abbia bisogno, invece che stabilirlo da solo. Bisogna avere il coraggio di perdere un paziente pur di fare il proprio dovere. E l’Ordine dovrebbe stimolare un maggiore senso di responsabilità.

      Se invece l’Ordine stesso dichiara di non avere il compito di vigilare sulla serietà delle certificazioni, questo equivale a dire ai medici: fate un po’ come volete». Perché — suggerisce un lettore — non eliminare il diritto di revoca del medico da parte del paziente? «Può essere una strada da percorrere. Ma se tutti facessero scrupolosamente il proprio lavoro, il paziente che abbandona il proprio medico perché non è abbastanza compiacente non ne troverebbe facilmente un altro disposto a fargli un certificato che gli consenta di starsene a casa».

      Qualcuno propone un tetto massimo ai giorni di malattia. «Non sarebbe una buona soluzione — risponde Ichino — perché si priverebbe della necessaria tutela chi si ammala davvero. Quello che dobbiamo fare è combattere gli abusi». Magari applicando sanzioni? «Certo, le sanzioni sono necessarie perché rappresentano un disincentivo. Ci sono situazioni in cui la simulazione della malattia è evidente e in quel caso si dovrebbe sanzionare il medico. Sappiamo purtroppo che fino a oggi ciò non è avvenuto. Si possono poi studiare particolari sistemi di controllo: per esempio conteggiare quanti giorni di malattia vengono certificati da ciascun medico curante in modo da individuare i comportamenti più lassisti». E nei casi di abuso più evidenti? «Io dico che potrebbe intervenire anche il pubblico ministero, perché siamo in presenza di una frode che provoca danni all’erario, all’azienda e agli stessi lavoratori».