Inghilterra: il medico visita al supermarket

19/09/2007
    mercoledì 19 settembre 2007

    Pagina 18 – Estero

      il caso
      La sanità inglese si allea con le grandi catene commerciali

        In Inghilterra
        il medico visita
        al supermarket

          MARIA CHIARA BONAZZI

          LONDRA
          In un Paese in cui, se uno sta male di notte o nel fine settimana, non esiste guardia medica che vada a visitarlo a casa a meno che si tratti di un paziente non autosufficiente, il governo ha deciso di permettere ad alcune catene di supermercati e ai negozi di dischi della Virgin di aprire ambulatori nel retrobottega. Il ministro della Sanità Alan Johnson – deludendo chi auspicava investimenti nella medicina d’emergenza – ha infatti annunciato la creazione di un servizio alternativo che sarà gestito da grandi commercianti privati e farà concorrenza ai medici della mutua.

          Favorevoli ovviamente i supermercati Tesco, o i Virgin Megastore, o le catene di farmacie e profumerie Boots, che sperano di attrarre un maggior numero di clienti. Insomma, già che c’è, un paziente in attesa di essere ammesso in ambulatorio potrebbe approfittarne per dare un’occhiata agli scaffali delle merci, e magari far la spesa. E c’è già chi si chiede se è questo che lo stesso Johnson intende per «servizio sanitario del ventunesimo secolo».

          L’idea del ministro è attrarre i pazienti vicino al luogo di lavoro, senza che debbano perder tempo nel proprio ambulatorio locale, e dare loro «più scelta nella medicina di base». Il servizio verrebbe appaltato a supermercati e ipernegozi, che metterebbero a disposizione spazi appositi da trasformare in ambulatori, e il personale potrebbe essere fornito dall’autorità sanitaria locale. La gestione degli ambulatori sarebbe privata, i medici pubblici.

          Il problema è che in ambulatorio, o al supermercato, bisogna stare sufficientemente bene per arrivarci. Il sottosegretario alla Sanità, Sir Ara Darzi, che terrà il mese prossimo un incontro con i rappresentanti di queste grandi catene commerciali, spiega che i pronto soccorsi sono sotto enorme pressione, perché devono smaltire casi che avrebbero dovuto essere di competenza di un medico di base.

          Gordon Brown di recente aveva espresso l’intenzione di imporre ai medici generici l’obbligo di fare anche servizio fuori orario. Sebbene non si sia parlato di guardia medica vera e propria, una riforma del genere potrebbe comunque rappresentare un grosso passo avanti rispetto al carente sistema attuale. I pazienti a Londra lamentano che «se non riesci a muoverti dal letto e chiami il tuo medico di famiglia anche durante il giorno, ti senti regolarmente rispondere di prendere un taxi per andare in ambulatorio, oppure in pronto soccorso».

          A ciò si aggiunge che qui il pediatra di base non esiste, e il governo non ha ancora preso in considerazione le pressanti richieste affinché si istituisca una guardia medica pediatrica, servizio che avrebbe l’effetto di alleggerire pronto soccorsi gravemente oberati di lavoro. Il restrittivo protocollo non ammette visite domiciliari neppure nel caso di un bambino seriamente indisposto, mentre i reparti d’emergenza in particolare durante il fine settimana devono far fronte al gran numero di persone che vi si affollano dopo le sbronze rituali.