Ingegneri contro i nuovi Albi

27/03/2001

Il Sole 24 ORE.com




    Riforme in cantiere
    Il Consiglio nazionale si oppone ai percorsi proposti dall’Università

    Ingegneri contro i nuovi Albi
    Nel mirino l’utilizzo del titolo da parte dei laureati triennali e la loro iscrizione presso i Collegi
    Maria Carla De Cesari
    ROMA Un «attentato contro l’ingegneria italiana». Autore sarebbe l’Università, attraverso la riforma dell’autonomia didattica e con la nuova organizzazione dei percorsi accademici basata su due titoli: la laurea — triennale — e (in sequenza anche senza alcun automatismo) la laurea specialistica — cinque anni in tutto —. La denuncia arriva dal Consiglio nazionale degli ingegneri, che «si impegnerà in tutti i modi e in tutte le sedi legittime per non iscrivere i laureati al proprio Albo». Una minaccia che, se tradotta in pratica, penalizzerà i laureati triennali italiani nell’area dell’ingegneria e li esporrà un trattamento differenziato rispetto ai colleghi europei che possono appellarsi alla direttiva 89/48 Ce (il passaporto per formazioni professionali post secondaria di almeno tre anni).
    Dunque, gli ingegneri vanno all’attacco frontale della riforma universitaria e, soprattutto, dello schema di regolamento che dovrebbe raccordare i nuovi titoli accademici con gli ordinamenti professionali, istituendo negli attuali Albi degli Ordini due sezioni, per accogliere, dopo l’abilitazione, i laureati e i laureati specialisti. Quest’ultimo elenco ospiterebbe anche gli attuali professionisti con la "vecchia" laurea.
    Due i punti inaccettabili per il Consiglio nazionale degli ingegneri. Da un lato, la denominazione professionale dei laureati, la cui qualifica va nettamente distinta da quella dei laureati specialistici.
    Va riservato a questi ultimi l’appellativo di ingegnere, mentre i futuri laureati andrebbero qualificati come tecnici (o tecnologi o con il prefisso "tecno").
    «Estendere lo stesso titolo ai nuovi laureati triennali vuol dire — afferma il Consiglio nazionale degli ingegneri — ingannare l’opinione pubblica assegnando una identica patente di qualità a chi ovviamente tale qualità non potrà averla avendo seguito un percorso formativo assai più ridotto».
    Se sul "format" del titolo tutti gli Ordini tecnici — dagli architetti, ai dottori agronomi e forestali, ai chimici — stanno, seppure con toni meno accesi, sulla stessa linea, gli ingegneri si ritrovano più soli nel combattere contro la possibilità prevista nello schema di regolamento di consentire ai laureati nelle classi "tecniche" la scelta tra l’iscrizione alla sezione bassa dell’Ordine oppure al Collegio di riferimento, in particolare a quello dei geometri o dei periti industriali. Questa possibilità, secondo il Consiglio nazionale degli ingegneri «crea confusione nelle competenze».
    Non solo: si rischia «di assistere di fatto al conferimento della laurea in ingegneria a decine di migliaia di geometri e periti industriali da parte del Parlamento, come già nell’ultimo scorcio di legislatura si è tentato».
    Una conclusione paradossale, quella degli ingegneri, che fa riferimento al disegno di legge sulle competenze di geometri e periti industriali, approvato in prima lettura dal Senato, con cui si tentava di superare il concetto di "modesta costruzione", al quale sono stati agganciati per decenni geometri e periti, rapportando il loro campo d’azione agli edifici di non più di tre piani fuori terra, oltre a un interrato o seminterrato.
    Giorgio Bianchet, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, qualifica l’azione degli ingegneri come «un intervento per destabilizzare la riforma universitaria», perseguito tra l’altro con il tentativo di riproporre, «per i laureati abilitati del loro Albo, l’ordinamento professionale dei periti industriali, quando invece la legge dà mandato a redistribuire le competenze interne a un Ordine e non a "copiare" quelle di un’altra professione».
    Intanto, sono in agitazione anche i laureati in informatica, visto che nel nuovo assetto nell’Albo degli ingegneri viene distinto l’elenco degli abilitati in ingegneria dell’informazione. In questo modo, si attribuiscono all’Ordine come «privative e riserve» attività adesso svolte dai laureati in informatica, che sono specificamente preparati ma non hanno un Ordine.
    Martedì 27 Marzo 2001
 
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