Informazioni ai lavoratori senza barriere territoriali

16/07/2004


          sezione: NORME E TRIBUTI/DIRITTO E SEN
          data: 2004-07-16 – pag: 25
          autore: MARINA CASTELLANETA
          Corte Ue / Società europea
          Informazioni ai lavoratori senza barriere territoriali
          Cooperazione obbligatoria fra tutte le imprese di un gruppo di dimensione comunitaria per assicurare le informazioni utili ai lavoratori per la costituzione dei comitati aziendali europei.
          Non è sufficiente la comunicazione tra imprese e rappresentanze dei lavoratori, ma è necessario obbligare la direzione centrale o quella presunta a trasmettere, alle sedi che lo richiedano, le notizie ai lavoratori per l’avvio di trattative per la costituzione dei comitati. Lo ha stabilito la Corte di giustizia delle Comunità europee, in una sentenza resa ieri (causa C-349/01), con la quale i giudici comunitari hanno specificato gli obblighi di consultazione transnazionale per le aziende stabilite sul territorio comunitario, riconducibili a un unico gruppo, a beneficio dei lavoratori. Tutte le imprese, quindi, sono tenute a cooperare e fornire le informazioni utili.
          La Corte, investita in via pregiudiziale da un tribunale del lavoro tedesco, ha dato un’interpretazione vincolante della direttiva 94/45/CE del 22 settembre 1994, sull’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensione comunitaria.
          La controversia, che ha dato origine all’intervento della Corte di giustizia, ha coinvolto un’impresa tedesca, che fa parte di un gruppo di dimensione comunitaria, e il suo comitato aziendale: la sede tedesca aveva rifiutato informazioni utili alle rappresentanze dei lavoratori per la creazione dei comitati in altre sedi del gruppo.
          È questo diniego ad essere incompatibile con la normativa comunitaria perché la corretta interpretazione dell’articolo 4 della direttiva 94/45 impone alle imprese del gruppo di fornire le informazioni necessarie anche alle altre sedi e quindi alla direzione. E se già in altre occasioni la Corte ha sancito l’obbligo di comunicazione tra direzione centrale e lavoratori, per la prima volta essa interpreta la direttiva comunitaria nel senso di obbligare a uno scambio di notizie le aziende del gruppo. L’obbligo d’informazione, quindi, come evidenziato dall’Avvocato generale nelle conclusioni del 27 febbraio 2003, si impone, «oltre che in senso verticale, anche sul piano orizzontale» verso le altre imprese del gruppo.
          La Corte comunitaria ha accolto le conclusioni dell’Avvocato generale: obiettivo primario della direttiva è la costituzione dei comitati aziendali per le imprese di dimensione comunitaria, obiettivo che deve essere raggiunto con un’azione positiva della direzione centrale che, non solo deve consentire la costituzione dei comitati, ma deve attuare le misure idonee alla loro istituzione.
          È implicito nell’articolo 4 della direttiva l’obbligo di attivazione della direzione centrale nella raccolta di informazioni e la diffusione alle altre sedi affinché queste possano poi comunicarle alle rappresentanze dei lavoratori per creare i comitati speciali di negoziazione. Solo in questo modo è garantito un effettivo adempimento dell’atto comunitario che — come disposto dalla Corte — «mira a garantire che i lavoratori delle imprese di dimensioni comunitarie o dei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie siano adeguatamente informati e consultati quando decisioni che influiscono sulle loro condizioni sono adottate in uno Stato membro diverso da quello in cui lavorano».
          Spetta poi agli Stati assicurare l’effetto utile della direttiva anche con la predisposizione di procedure amministrative o giudiziarie «che permettano di imporre il rispetto degli obblighi derivanti dalla direttiva».