Informazione e propaganda (G.Anselmi)

20/03/2006
    luned� 20 marzo 2006

    Prima Pagina – Editoriale

    GIORNALI SOTTO ACCUSA

      INFORMAZIONE E PROPAGANDA

        Giulio Anselmi

          CHIAMATA in causa, assieme a tutti gli altri grandi giornali italiani, come parte di un’informazione nemica che costituirebbe un pericolo per la democrazia, La Stampa non sente il bisogno di difendersi dalle accuse per la loro evidente insensatezza: dato che nel lessico berlusconiano �nemica� equivale a �critica� e che proprio la critica nei confronti del potere, in democrazia, � la ragion d’essere dell’informazione.

            Ma riteniamo di avere l’obbligo, con i nostri lettori, di precisare alcuni punti. In Italia, grazie al cielo, le istituzioni democratiche non corrono pericoli. Sarebbe per� rischioso per tutti se i giornalisti non potessero intervenire a valutare l’opera del presidente del Consiglio e, con la sua, quella di tutti coloro che svolgono una pubblica funzione, nazionale e locale, appartengano al centro-destra o al centro-sinistra. I media, quotidiani, televisioni, radio (con Corriere della Sera, Stampa, Repubblica, Sole-24 Ore, Messaggero anche la Radio 24 � stata chiamata in causa), hanno il diritto-dovere di promuovere un libero confronto, per garantire ai cittadini la possibilit� di un giudizio sereno.

              Per farlo, debbono innanzitutto fornire notizie. Berlusconi sostiene che nessun governo della Repubblica ha mai operato bene quanto il suo e che la situazione � pi� che soddisfacente, esibisce foglietti su cui ha appuntato l’aumento dei posti di lavoro, la crescita degli stipendi, il moltiplicarsi degli status-symbol e dei telefonini: secondo lui, se la percezione della realt� da parte dell’opinione pubblica � diversa, ci� dipende da un’accolita di nemici che distorcono i fatti attraverso i mezzi da loro posseduti.

                E’ fin troppo facile replicare che la crescita zero dell’economia italiana, la voragine dei conti pubblici, l’indebolimento sociale che gran parte degli italiani soffre sulla propria pelle, tutti i dati negativi appena resi noti dalla Banca d’Italia, non rappresentano un’invenzione giornalistica. Le analisi degli economisti e delle grandi agenzie di rating, per quanto scettiche anche nei confronti delle capacit� di realizzazione del centro-sinistra, concordano nei giudizi negativi sull’attivit� del governo in carica e ironizzano sul tentativo berlusconiano di attribuire ogni responsabilit� a coloro che l’hanno preceduto.

                  Le riflessioni appena esposte sono ovvie. E siamo perfino sorpresi che la situazione abbia reso necessario farle, pacatamente e col rispetto che questo giornale ha sempre avuto, attraverso tutta la sua storia, per le istituzioni del Paese. Con la stessa pacatezza e con lo stesso rispetto riteniamo opportuno sollecitare il presidente del Consiglio a non confondere informazione e propaganda e a non fare prevalere le esigenze della sua campagna elettorale sulle regole e sullo stile equilibrato che ci si attende da uno statista. E’ noto che lo stile ha un contenuto: quello incattivito del premier, tutto blitz e comizi, scontri e furibonde irruzioni, appare pericoloso. E confligge con l’obiettivo di un’Italia efficiente e moderna, capace di regolamentare equamente i conflitti, fondata sul mercato, sulla fiducia, su norme condivise.

                    E’ prematuro stabilire se le ultime mosse di Berlusconi abbiano finito con alienargli la simpatia dei moderati o abbiano compattato attorno a lui i berlusconiani della prima ora in un estremo tentativo di rimonta. Gi� ora � evidente che si tratta della strategia di un uomo-contro, tesa a dividere, insofferente delle domande dei giornalisti, incurante delle reazioni a catena che innesca. Berlusconi � liberissimo di attuarla. Ma non pu� pretendere il silenzio, che diverrebbe sostegno complice, di chi ha il dovere di raccontare.