Inflazione: novembre segna +2,2%

15/12/2005
    giovedì 15 dicembre 2005

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    Inflazione, novembre segna +2,2%

      I dati dell’Istat. Verso una chiusura d’anno a +1,9%. Sotto controllo i prezzi degli alimentari. Pollo e benzina raffreddano l’indice. Impennata della sanità

        di Bruno Mastragostino

          Pollo e benzina raffreddano l’inflazione che comunque rimane al 2,2% soprattutto per l’aumento dei medicinali. Infatti a novembre, secondo quanto fa sapere l’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività è salito a 128,1 (base 1995=100), determinando un aumento congiunturale dello 0,1%, contro un valore nullo diffuso in occasione della stima di fine ottobre.

            Tale incremento lascia in ogni caso invariato il tasso tendenziale al 2,2%, mentre la crescita media degli ultimi 11 mesi è risultata pari a +1,9%. E proprio questo 1,9% potrebbe essere il dato finale dell’anno, due decimali in più rispetto all’1,7% del 2004. Questa variazione, infatti, è più stabile rispetto a quella tendenziale e sopporta meglio eventuali scossoni. Scossoni che peraltro non dovrebbero esserci, visto che a fronte di consumi sempre fiacchi non ci sono margini per aumenti di rilievo.

            Ma vediamo il dettaglio dei dati. L’analisi segnala la maggiore crescita a livello congiunturale nei servizi sanitari e spese per la salute (+1,3%), un’impennata che si deve soprattutto ai medicinali che hanno segnato un aumento del 2,5% perché dal 1° novembre non è più applicato lo sconto governativo del 4,12% istituito nel giugno del 2000, seguono i mobili e articoli per la casa (+0,4%) e i beni e servizi vari (+0,3%). In discesa, al contrario, i trasporti (-0,5%) che beneficiano del calo sia della benzina (-5,5%) sia del il gasolio (-4,3%) i quali su base annua salgono comunque rispettivamente del 7,9% e del 15,7%, in ribasso anche i servizi ricettivi e di ristorazione (-0,3%) e le comunicazioni (-0,2%).

            Ancora tranquilli i prezzi degli alimentari saliti solo dello 0,1%, ma gli ortaggi e legumi freschi sono cresciuti dello 0,6%, mentre la frutta è scesa dello 0,3% (-5,6% annuo) e la carne è diminuita dello 0,3% portando il tasso annuo a +0,3% dal +0,5% di ottobre.

            La caduta di prezzo della carne, spiegano i tecnici, si deve al crollo del pollame che, per via della sindrome da influenza aviaria, ha perso in un solo mese il 3,6%. Rispetto a novembre 2004, poi, gli incrementi più sensibili sono stati registrati nelle bevande alcoliche e tabacchi (+7,3%), nell’abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+5,8%) e, nonostante le diminuzioni del mese, nei trasporti (+4,1%). Scendono, come accade da lungo tempo, le comunicazioni (-4%).

            In merito agli aumenti rilevati nelle 20 città capoluogo di regione, l’Istat fa sapere che il costo della vita a novembre, a livello congiunturale, è risultato in forte aumento a Torino e Napoli (entrambe +0,4%) e a Bologna, Ancona e Potenza (tutte +0,3%), mentre sono stati addirittura riscontrati dei cali in molte città, come Aosta (-0,6%), Roma (-0,3%), Venezia e L’Aquila (-0,1%). Su base annua i valori più alti sono invece stati rilevati a Trieste (+2,9%), Torino e Aosta (entrambe +2,7%), i più bassi a Firenze (+1,6%), L’Aquila e Bari (+1,7% ambedue).

            Sempre secondo quanto comunicato dall’Istat, l’inflazione calcolata con l’indice armonizzato europeo risulta nulla a livello congiunturale e pari a +2,4% su base tendenziale.(riproduzione riservata)