Inflazione inchiodata all’ 1,9%

01/03/2005

    martedì 1 marzo 2005

      sezione: ECONOMIA – pagina 15

      CONGIUNTURA • In febbraio l’Istat rileva un incremento mensile dello 0,3% ma il tasso annuo resta fermo
      Inflazione inchiodata all’ 1,9%
      Tensioni su carburanti, servizi bancari e ortofrutticoli Balzo del 4,5% dei prezzi alla produzione a inizio anno

      VINCENZO CHIERCHIA

      MILANO • L’inflazione resta stabile all’ 1,9% in febbraio ( il dato più basso da 5 anni) nonostante un aumento medio mensile dello 0,3% per i prezzi al consumo, rileva l’Istat. I rincari dei carburanti hanno messo il turbo ai trasporti (+ 0,5%), i pubblici esercizi marciano spediti (+ 0,4%), gli aumenti delle imposte di bollo (+ 34%), ricorda l’Abi, hanno fatto correre i costi dei servizi bancari (+ 4,8% nel mese e + 8,3% annuo), gli alimentari risentono del caro ortofrutta generato dalle gelate invernali (+ 2,9% mensile, e la Cia denuncia vistose speculazioni). Insomma, solo il confronto statistico ha " congelato" in febbraio l’inflazione sui livelli di gennaio, ma l’incremento mensile dei prezzi è il più elevato da marzo 2004.

      A pesare in febbraio è stato in particolare il caro greggio, che ha provocato un aumento generalizzato del comparto energetico (+ 1,1% rispetto a gennaio e + 6% rispetto a febbraio 2004). Rincari che hanno avuto effetti a cascata su capitoli chiave come abitazione e trasporti: i prezzi relativi alla casa sono aumentati dello 0,2% mensile e del 3,6% annuo a causa soprattutto del caro riscaldamento ( il gasolio è rincarato dello 0,8% su base mensile e del 14,8% tendenziale). Inoltre, dopo la tregua di gennaio la benzina verde è aumentata in un mese del 2,6% e il gasolio dello 0,9 per cento.


      A Venezia l’incremento mensile più alto (+ 0,4%), a Firenze il più basso

      (variazione nulla); Napoli è la città con il tasso tendenziale più elevato
      (+ 2,4%), Palermo quella con i prezzi più freddi ( 1,2%).

      All’Isae gettano acqua sul fuoco: le attese inflazionistiche per i prossimi mesi appaiono relativamente più favorevoli rispetto a inizio anno; sul piano interno, non si assiste a forti pressioni dal lato delle componenti endogene di costo e la moderazione della domanda non dovrebbe fornire spunti per significativi rincari. A livello europeo — rileva l’Isae — il dato definitivo Eurostat relativo a gennaio ha messo in evidenza un forte rallentamento dell’inflazione: il tasso tendenziale di Eurolandia è calato in gennaio all’ 1,9% dal 2,5% di dicembre a fronte di una riduzione mensile dello 0,6% dei prezzi al consumo, la più elevata mai registrata ( per quanto riguarda l’area Ue complessiva il tasso annuo di inflazione è sceso dal 2,4% al 2%). Il differenziale inflazionistico dell’Italia nei confronti della media Uem è risultato limitato a un decimo di punto percentuale ( si tiene conto dell’indice Ipca, 2% a gennaio), gran parte di questo risultato è attribuibile alla dinamica dei prezzi delle componenti più volatili ( energia e alimentari non trasformati): in termini di core inflation, il divario è risultato pari a quattro decimi di punto percentuale.


      L’Istat ha poi reso noto che i listini alla produzione marciano spediti: tra dicembre 2004 e gennaio 2005 i prezzi produzione sono cresciuti dello 0,6%, rispetto a gennaio 2004 l’incremento tendenziale ha raggiunto il 4,5%, il più alto dal 2001.


      « La marcia dei prezzi è sotto la media Ue » dice il ministro Marzano. « Il problema non è più l’inflazione ma, semmai, i consumi e la produzione, la cui ripresa è ancora debole » aggiunge il viceministro Urso. Ma operatori e sindacati restano preoccupati. Nei prossimi mesi l’inflazione potrebbe tornare a salire a causa della « forte impennata dei prezzi alla produzione » sottolinea una nota Confcommercio. Nonostante i costi crescenti, l’intera filiera sta compiendo un grandissimo sforzo di contenimento dei prezzi, ribatte Confesercenti. « Servono interventi decisivi come chiede anche il presidente Ciampi — rilancia il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta —. A preoccupare, più che i dati congiunturali, sono quelli strutturali che dicono che le cose non vanno »
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