Inflazione giù, ma è allarme economia

01/09/2005
    mercoledì 31 agosto 2005

    Pagina 10 – Economia

      Inflazione giù, ma è allarme economia

        I sindacati: stagnazione. Affitti, in Europa solo Londra più cara di Roma

          BARBARA ARDU

            ROMA – A dispetto del petrolio, l´inflazione va giù. L´Istat ad agosto ferma la lancetta al 2 per cento. In discesa rispetto a luglio, quando c´era stata una piccola impennata (2,1%), dopo la relativa calma dei mesi precedenti. Su luglio c´è stato invece un aumento dello 0,2%. Continua la discesa dei prezzi dei generi alimentari (-0,2%), sono meno care le spese per la salute (-0,2), stabili quelle per l´abbigliamento. Il caro-greggio però, che a luglio non aveva ancora fatto sentire i suoi effetti, nel mese appena concluso, li dispiega tutti, o quasi. Sull´inflazione di agosto l´oro nero ha contribuito per sei decimi di punto. In un solo mese i prezzi del settore energetico hanno compiuto un balzo in avanti dello 0,7%. In una anno la crescita è stata quasi del 10%, il 9,8 per essere precisi. Ma sulle tasche degli automobilisti l´effetto è stato ancora più pesante. L´istituto di statistica ha confermato l´impennata dei carburanti: per la verde, in un anno, il rincaro è stato di quasi il 10% mentre sul fronte del gasolio si sfiora il 20. Eppure l´inflazione non è andata alle stelle. Anzi va giù, esattamente il contrario di quanto sta accadendo nei Paesi Ocse, dove a luglio c´è stata una fiammata dei prezzi (più 2,6%). Un affitto a Roma poi non è per tutti: secondo una classifica della Federazione francese del settore immobiliare, è la seconda città più cara d´Europa.

            I sindacati non hanno dubbi: i prezzi vanno giù perché i consumi sono fermi, stagnanti. E scendono – l´analisi è la stessa per tutti – nonostante il caro-greggio, che da qui a poco rischia di complicare ulteriormente le cose. Il dato di agosto infatti non tiene ancora conto degli aumenti di gas e luce che inevitabilmente scatteranno in ottobre. «La ripresa autunnale comincia sotto i peggiori auspici», sottolinea Marigi Maulucci, segretaria confederale della Cigil. «Che il governo intervenga sui prezzi», è questa la richiesta che arriva sia dai sindacati che dai consumatori, che per l´ennesima volta denunciano «l´inaffidabilità» del paniere Istat. Anche l´opposizione chiede misure concrete. «Il governo deve dire chiaramente che cosa intende fare per affrontare la situazione», ha detto il presidente della Consulta economica della Margherita, Roberta Pinza.

            Una soluzione dal governo dovrebbe arrivare la prossima settimana, quando la task-force voluta dal ministro delle Attività produttive Claudio Scajola avanzerà le sue proposte. La più forte, ma anche la più contestata dal ministero del Tesoro, è quella di una riduzione delle accise, la tassa di fabbricazione che grava sui carburanti. «Noi chiederemo una riduzione – anticipa Mario Valducci (Fi), il sottosegretario che guida la commissione per calmierare i prezzi dell´energia – questo è l´orientamento del nostro ministero, che mira a contenere l´aumento dei prezzi petroliferi. E´ chiaro che la proposta aprirà una discussione all´interno del governo. E´ un passaggio difficile – aggiunge Valducci – siamo tra Scilla e Cariddi, perché non c´è dubbio che il Tesoro teme una diminuzione delle entrate fiscali». L´altra proposta, caldeggiata dal ministero dell´Economia, ma su cui Valducci è scettico, è un intervento sulle Casse conguagli previste nel settore energia. Una manovra che sposterebbe nel tempo gli aumenti delle tariffe di gas in arrivo a ottobre. Adolfo Urso, vicemnistro alle Attività produttive pensa invece ad aprire la strada alla vendita di benzina e gasolio nei supermercati e negli ipermercati. Un accordo con la grande distribuzione da affiancarsi a quello, già sperimentato lo scorso anno, per tenere fermi i prezzi. Tutto è rimandato alla prossima settimana, quando il ministro Scajola rientrerà dal Giappone.