Inflazione ferma al 2,3%

31/03/2004



31 Marzo 2004

    Inflazione ferma al 2,3%
    Tabacchi e petrolio impediscono al caro-vita di scendere, sindacati e consumatori all’attacco Commercianti fiduciosi sui prossimi mesi
    Cresce l’occupazione, a gennaio +0,8%
    ROMA
    L’inflazione frena a marzo e si blocca al +2,3% su base annua, i prezzi della produzione industriale restano in media invariati ma quelli dell’energia segnano un calo del 5,9% il più alto dal 2002, l’occupazione aumenta a gennaio dello 0,8% (167 mila nuovi posti di lavoro) rispetto al +1% di luglio e al +0,9% di ottobre dello scorso anno, le retribuzioni crescono 6 decimi di punto al di sotto del tasso programmato dei carovita con una perdita di 220 euro in potere di acquisto per ogni lavoratore. E’ questo lo scenario che emerge, con luci ed ombre, dai risultati dell’ultima indagine congiunturale resi noti ieri dall’Istat, ed è subito polemica. Sindacati e consumatori sparano a zero, le organizzazioni dei commercianti e degli agricoltori si mostrano più fiduciosi su un progressivo raffreddamento dei prezzi, la Confindustria cerca di smorzare l’allarme sul fronte dei salari, precisando che tra il 1966 e il 2003 sono aumentati del 21,1% contro il 20,1% dei prezzi al consumo. Le opposizioni ne traggono nuovi spunti per accusare il governo. «Io – osserva il presidente dei Ds Massimo D’Alema – faccio come la mamma di Berlusconi, quando ho tempo vado a fare la spesa al mercato. Penso che sia molto utile a chi si occupa di politica non perdere il contatto con le persone; così uno evita di dire delle scemenze, come accade a qualcuno di mia conoscenza».

    INFLAZIONE.
    Il carovita si ferma a +2,3% sulla base dei dati provenienti dal gruppo delle città campione. Sarebbe potuto scendere, se non ci fossero state due voci in sensibile rialzo: i recenti aumenti dei prezzi delle sigarette su quasi tutte le marche, decisi per accrescere il gettito per il Fondo della difesa e lotta al terrorismo; i rincari dei prodotti energetici (circa 0,7 punti percentuali sull’aumento dell’indice generale) determinati dai rialzi dei corsi petroliferi. Nel capitolo bevande alcoliche e tabacchi l’incremento è stato forte a Palermo (+5% mensile e +13,5% annuo) e Bari (+5% e +13,1%), ma un po’ ovunque il rincaro rispetto a febbraio è superiore al 4%, a Roma come a Torino ad Ancona come a Milano. Commenta Adriano Musi, numero due della Uil: «Fino a quando l’inflazione non sarà rivisitata nei pesi del paniere dei prodotti e dei servizi, non è configurabile la verità della perdita del potere d’acquisto di salari e pensioni. Quella vera è molto più elevata». Basta pensare, rileva Carlo Rienzi presidente Codacons, all’andamento dei prezzi dei carburanti dell’ultimo mese per «rendersi conto dell’insulto ai cittadini». Aggiunge Rosario Trefiletti dell’Intesa consumatori: «Sono dati ridicoli e lontani dalla realtà». Invece Confindustria, Confesercenti, Confcommercio e Coldiretti vi ravvisano la ripresa di un trend positivo.

    PRODUZIONE INDUSTRIALE.
    Invariati in media i prezzi dei prodotti industriali in febbraio sia rispetto a gennaio 2004 che a febbraio 2003. Calano in marzo del 5,9% rispetto allo stesso mese del 2003 i prezzi della produzione dell’energia: per energia elettrica, gas e acqua -3,5%, per i prodotti petroliferi raffinati addirittura -8,8%. Aumentano i prezzi di diversi altri prodotti, sopratutto quelli dei metalli e dei prodotti in metallo (+1,8% mensile, +3,2% annuo).

    OCCUPAZIONE.
    A livello nazionale è cresciuta dello 0,8%. Nel Nord ovest l’aumento su base annua è indicato nell’1% (+63 mila unità) in moderata accelerazione in confronto del trimestre precedente. Nel Nord est il livello è rimasto invariato, mentre nelle regioni del Centro il ritmo di incremento annuo è dell’1,3% (+57 mila unità). Il Mezzogiorno segna un aumento tendenziale dello 0,8% (+47 mila unità). Un segnale molto positivo, ritiene il sottosegretario al welfare Maurizio Sacconi, «nel mezzo di tanto catastrofismo». Replica Carla Cantone, segretario confederale di Cgil: «Beato lui che si accontenta. La sua è una dichiarazione piena di sogni».

    RETRIBUZIONI.
    Mentre i dati Istat indicano un incremento dei salari inferiore a quello dell’inflazione, la Confindustria sostiene che le retribuzioni contrattuali negli ultimi 7 anni hanno ben tenuto rispetto alla dinamica dei prezzi al consumo e che l’andamento delle retribuzioni di fatto è stato superiore a quello dei prezzi. I dati, secondo il direttore generale Stefano Parisi, «smentiscono la storia del presunto impoverimento del Paese».