Inflazione ferma al +2,3%

15/04/2004



 
 
 
 
ItaliaOggi Economia e Politica
Numero 090, pag. 7 del 15/4/2004
Autore: di Bruno Mastragostino
 
Inflazione ferma al +2,3%
 
Resi noti i dati Istat relativi a marzo. Il dato congiunturale stabile al +0,3%.
Aumenti più significativi per alcolici e tabacchi
 
Sigarette e benzina scaldano l’indice dei prezzi, ma a crescere è solo il tasso congiunturale. La variazione tendenziale, che sfrutta un confronto favorevole con lo scorso anno, rimane invece incollata allo stesso livello del mese precedente stabilizzando la dinamica dell’inflazione che già a febbraio aveva interrotto la sua discesa. Infatti a marzo, secondo l’Istat che ieri ha diffuso i dati definitivi sull’inflazione, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività è risultato pari a 124,0 (base 1995=100), facendo registrare un aumento congiunturale dello 0,3%. Tale incremento lascia comunque invariato a +2,3% come a febbraio il saggio annuo, mentre negli ultimi 12 mesi la variazione media è risultata pari a +2,6%.

Insomma, il costo della vita non scende per colpa di sigarette e benzina, ma rimane in ogni caso bloccato grazie principalmente all’andamento dei prezzi degli alimentari, che in numerosi casi mostrano su base annua delle riduzioni sensibili. Tra questi la carne, che passa dal 3,3 al 2,7%, la frutta dal 6,9 al 6,7% e gli ortaggi dal 10,4 al 9%.

Ma vediamo il dettaglio dei dati per capitolo di spesa. Gli aumenti congiunturali maggiori, spiega l’Istat, arrivano in particolare dalle bevande alcoliche e tabacchi (+4,6%), che risentono dei ritocchi di prezzo apportati alle sigarette e dai trasporti (+0,7%), che riflettono il rialzo della benzina, salita negli ultimi tre mesi addirittura del 3,6%. Seguono lo spettacolo e cultura (+0,3%) e gli alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (+0,3%). In diminuzione, le comunicazioni (-1,6%) e fermi i prezzi degli alimentari, dei mobili e servizi per la casa e dell’istruzione. Su base annua l’incremento di maggiore peso è stato registrato nelle bevande alcoliche e tabacchi (+12,6%) che subisce la spinta di due aumenti delle sigarette, quello di aprile 2003 e quello di marzo scorso.

Ma già dal prossimo mese, spiegano i tecnici dell’Istat, il peso del ritocco di aprile 2003 non si farà più sentire. Ancora tra i più alti, ma in discesa rispetto a febbraio, il valore rilevato negli alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (+3,2%) e negli alimentari (+3,7%). Tra le città capoluogo di regione, prosegue l’Istat, gli incrementi congiunturali più forti sono stati registrati a Cagliari (+0,5%), Trieste, Firenze, L’Aquila e Bari (tutte +0,4%). Rispetto allo scorso anno, poi, l’inflazione corre maggiormente a Napoli (+2,9%), Torino (+2,8%), Trieste, L’Aquila e Potenza (tutte +2,7%). L’Istat ha reso noto per marzo anche l’indice armonizzato europeo (107,1 in base 2001=100). L’aumento mensile è stato dell’1,1% e quello annuo del 2,3%. L’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (118,4 in base 1995=100 e nella versione senza tabacchi) è invece salito dello 0,1% mensile e dell’1,9% annuo. ´Ormai è chiaro che ci sono due Italie’, ha detto Renata Polverini, vicesegretario generale Ugl, ´una, descritta dall’Istat, dove l’inflazione sarebbe addirittura in calo se non fosse per l’aumento delle sigarette che la fa stazionare al 2,3% e l’altra, quella che emerge da tutti i sondaggi, dove il costo della vita spinge ogni giorno verso la soglia della povertà migliaia di lavoratori e pensionati’. ´Il peso della benzina nei calcoli dell’Istat è assolutamente sottostimato’, lamenta Carlo Rienzi, presidente Codacons, mentre per Paolo Landi di Adiconsum ´con questi prezzi è a rischio anche la risorsa turismo’.