Inflazione ferma al 2,2%

25/02/2004


        Mercoledí 25 Febbraio 2004




        Inflazione ferma al 2,2%


        MILANO – Termometro relativamente stabile per gli alimentari e il comparto energy, in lieve tensione per i servizi. Questo scenario, secondo il consensus organizzato dal Sole-24 Ore-Radiocor in vista del dato delle città campione (che sarà reso noto domani), che ha permesso all’inflazione italiana di confermare in febbraio lo stesso ritmo di gennaio: 0,2% mensile e 2,2% annuo. Nessuna cattiva sorpresa dal petrolio perchè, rileva Giuseppe Maraffino di TradingLab (Unicredit), «nel periodo di riferimento è rimasto stabile attorno ai 31 dollari e anche perchè la riduzione delle tariffe nelle utilities (luce e gas) dovrebbe aiutare a contenere le pressioni». Nel comparto energetico sono stati rilevati invece due movimenti contrapposti che si sono annullati a vicenda: da un lato la diminuzione dei prezzi del gasolio da riscaldamento e da autotrazione e dall’altro un rincaro delle benzine. C’è però il rischio, avvertono alcuni, che la stima di febbraio sia ottimistica. Il dubbio che la maggior parte degli sconti sia stata scaricata su gennaio e non spalmata anche a febbraio (come nel 2003) nasconde un possibile calcolo dei decimali sfavorevole e quindi un piccolo ritocco all’insù del dato tendenziale (2,3%). «In questo caso – avverte Pasquale Diana di Jp Morgan – il dato italiano risulterebbe in controtendenza rispetto a Germania e Francia e a quanto ci aspettiamo per l’area euro, dove l’indice dovrebbe scendere all’1,6% dall’1,9% di gennaio». Sul tendenziale dovrebbe impattare anche il capitolo medicinali tenuto conto, avverte Giada Giani di Banca Intesa, che nel 2003 si è «verificato un calo marcato del capitolo sanità dovuto all’introduzione del nuovo prontuario farmaceutico». La statistica di febbraio tuttavia, per diversi fattori, non compromette il progressivo rientro dell’inflazione. Oltre a una base statistica favorevole (durerà fino ad autunno inoltrato), c’è infatti da considerare che per la domanda non sono previste al momento vere impennate mentre gli aumenti salariali attesi per quest’anno si riveleranno ancora modesti (attorno al 2,5% secondo le stime Csfb). «L’indice – prevede Luigi Speranza di Bnp Paribas – dovrebbe toccare il punto minimo (1,6%) verso fine anno, segnando una media annua sotto la soglia del 2%».

        FERNANDO MANCINI