Inflazione e futuro incerto: l´Italia non risparmia più

31/10/2003

 

venerdì 31 ottobre 2003
 
Pagina 39 – Economia
 
 

Inflazione e futuro incerto

l´Italia non risparmia più
Indagine Acri: più pessimismo, piace il mattone
          Solo il 38% dei residenti è riuscito a mettere da parte qualcosa, il 15% ha usato le riserve passate
          Oggi assieme Tremonti e Fazio. I consumatori a Bankitalia: "Meno proclami e più fatti"
          Troppa paura di investire, il 73% delle famiglie tiene i soldi sul conto corrente

          LUISA GRION

          ROMA – Vorrebbero, ma non possono. Risparmierebbero volentieri, se riuscissero a farlo, ma si vedono «costretti» a spendere sempre di più, magari intaccando le «scorte» messe da parte nel passato. Il mito dell´italiano-formica è crollato: già in crisi da qualche anno, è stato definitivamente seppellito dal caro prezzi di questi ultimi mesi. Lo ha sentenziato il rapporto su «famiglie italiane e risparmio, problemi e prospettive» realizzato dall´Abacus per l´Acri, l´associazione delle Casse di risparmio e delle Fondazioni. Una ricerca dalla quale risulta che i problemi sono tanti e le prospettive poche: considerazione che porge il destro alle richieste delle associazioni dei consumatori che chiedono a governo e banche «meno parole e più fatti».
          Il quadro è lineare: la famigliola classica – tipologia per definizione destinata al risparmio – non crede più al futuro. Nel 46 per cento dei casi è convinta che da qui al 2006 la situazione economica peggiorerà (i pessimisti, l´anno scorso, erano solo il 31 per cento e due anni fa addirittura il 13). Non solo: sempre ammesso che riesca a risparmiare qualcosa, non sa più come impegnare i soldi. E´ convinta che la scelta del «mattone» resti la migliore, ma visti i prezzi del mercato immobiliare, rinuncia all´investimento per non far crollare il tenore di vita. Secondo l´indagine Abacus nell´ultimo anno solo il 38 per cento degli italiani è riuscito a mettere via qualcosa (era il 47 nel 2002). Il 43 per cento ammette di aver consumato tutto. Il 15 confessa addirittura di aver attinto ai fondi accumulati nel passato. Di fatto è la stragrande maggioranza (quasi il 60 per cento) a confessare di non mettere via un euro e di campare alla giornata. E l´anno prossimo le cose andranno peggio visto che il 51 per cento degli italiani pensa di risparmiare meno che nel 2003.
          Detto questo non è che l´abbandono del ruolo di formiche sia stato indolore. Al contrario. La stragrande maggioranza della popolazione resta convinta che il risparmio sia in sé un «valore» da difendere, importante per poter vivere più tranquilli e affrontare le emergenze. Quindi il non poter accumulare è fonte di problemi: il 67 per cento degli italiani si dichiara preoccupato o molto preoccupato da questa «costrizione» al consumo. E´ se è stressato chi non risparmia, lo è anche chi riesce a farlo perché non sa come impegnare i pochi soldi che riesce ad accantonare. Comprerebbe volentieri una casa se i prezzi glielo permetterebbero, ma finisce quasi sempre, per tenere il capitale liquido, magari su quel conto corrente (73 per cento) i cui interessi non coprono ormai nemmeno le spese di gestione. D´altra parte – rileva la ricerca – ormai la famiglia tipo risparmia senza rispettare un piano di accumulo preciso ma racimolando qua e là, quando può e come può.
          Per un paese che storicamente ha il risparmio nel suo dna, il bilancio – reso noto proprio nella giornata mondiale del risparmio che vedrà un incontro faccia a faccia fra i «nemici» Fazio e Tremonti – è duro. Se n´è accorta l´Adiconsum che ieri a inviato a governo, Bankitalia e Consob una lettera dove li si invita piuttosto esplicitamente a passare dai proclami ai fatti. Per far sì che la tendenza prenda di nuovo respiro i consumatori danno una decina di suggerimenti: dal risarcimento da garantire ai risparmiatori truffati nei casi Argentina e Cirio, all´uso di «bollini» dai colori diversi per segnalare la diversa entità del rischio d´investimento; dalla maggiore concorrenza nel settore bancario alla istituzione di una authority che sanzioni i comportamenti speculativi.