“Inflazione” D.Corritore: «È l’aumento percepito il vero freno alla spesa»

25/07/2005
    domenica 24 luglio 2005

      ECONOMIA ITALIANA – pagina 19

        INFLAZIONE • L’accusa: dopo il changeover per 100 prodotti ci sono stati incrementi a due cifre – Parla Corritore, amministratore delegato di Swg

          «È l’aumento percepito il vero freno alla spesa»

            L.D.P.

              Questione di percezione. E di politica. « Gli italiani hanno una inflazione psicologica, percepita, che è molto più alta di quella reale e si comportano di conseguenza con un impatto che non è di poco conto » . Per Davide Corritore, 47 anni, amministratore delegato di Swg (istituto di ricerche di mercato), «gli italiani hanno la percezione di prezzi più alti. E indipendentemente dal fatto che sia vero o no, questa sensazione c’è, forte e spinge tutti a spendere meno» .

              Ma lei che inflazione percepisce quando va a fare la spesa?

                I prezzi sono cresciuti e non lo nego. Qualcuno ci ha marciato sugli arrotondamenti ma va aggiunto che se guardiamo la percentuale di spesa vediamo che la grande distribuzione ha fette importanti e non ha avuto incrementi di prezzi rilevanti. Il nostro Osservatorio monitora tutti i mesi l’inflazione percepita dagli italiani e l’inflazione ufficiale.

                E cosa avete scoperto?

                  Che negli ultimi due anni lo scostamento è stato elevato con un trend che ha visto picchi vicini al 7% quando sono iniziate le polemiche sul carovita e poi si è avuto un calo e una stabilizzazione quando sono iniziate le politiche di prezzo della grande distribuzione. C’è stata la percezione che qualcuno si occupava di controllare i prezzi. Ancora oggi siamo su livelli di differenziale tra i 4 e 5 punti in più dell’inflazione percepita rispetto a quella ufficiale.

                  Cosa non ha funzionato?

                    Non c’è stato controllo. Si è sbagliato nel non mantenere il doppio prezzo e poi è mancato un osservatorio sui prezzi, che servisse come strumento di vigilanza. E c’è stata poca informazione. Da sempre la percezione diventa realtà e oggi questo è vero più di prima. Le persone non consumano, aumenta il livello di liquidità, non rischiano e il capitale si indebolisce. Un mix preoccupante che mi fa pensare alla crisi giapponese dei primi anni 90. Che era crisi di fiducia nel futuro del Paese.

                    Intanto i consumatori denunciano arrotondamenti disinvolti.

                      Non è questo il punto fondamentale. Non sono gli arrotondamenti, che in alcuni casi ci sono stati, ma è la percezione che si è generata. Dipende soprattutto dalla variazione di beni come la benzina, il caffè, la pizza, di quelle spese che facciamo con una maggiore frequenza, le piccole spese quotidiane.

                      Come uscirne?

                        È un problema politico, di fiducia e questo lo dico riferendomi alle istituzioni, a prescindere dalla destra e dalla sinistra. È mancata una strategia precisa e la volontà di vigilare. «Non mantenere il doppio prezzo è stato un errore, inoltre è mancata una politica di controllo»