Inflazione all’ 1,8%: consumi ancora giù

15/07/2005
    venerdì 15 luglio 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 15

      L’Istat conferma il dato di giugno Le vendite restano in stagnazione

        Inflazione all’ 1,8%
        Consumi ancora giù

          ELIO PAGNOTTA

            ROMA • Il tasso di inflazione, nonostante il caro petrolio, si attesta all’ 1,8%, il livello più basso dal settembre ‘ 99. Non sono mancati in alcuni settori, come i trasporti, aumenti consistenti; ma in sostanza i prezzi al consumo hanno confermato anche in giugno la tendenza al lento raffreddamento iniziato alla fine della scorsa estate. Secondo gli esperti dell’Istat, la frenata si deve soprattutto al settore alimentare — sul quale pesa la difficoltà dei consumi — che fa registrare una diminuzione dello 0,2% rispetto a maggio.

            Le rilevazioni definitive dell’Istat — con il dato mensile completamente fermo — ribadiscono le anticipazioni formulate alla fine del mese scorso: in giugno l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) è risultato pari a 127 (base 1995= 100), senza alcuna variazione rispetto a maggio; il tasso tendenziale annuo si è abbassato all’ 1,8%, dopo cinque mesi di fila all’ 1,9 per cento.
            Una lieve discesa di buon auspicio per la seconda metà del 2005, anche se le tensioni sul fronte dei prezzi petroliferi si mantengono sempre molto sostenute.

            Sempre in giugno si è contratto all’ 1,9% il tasso medio, un risultato che molto probabilmente è destinato a ridursi molto lentamente, anche se di poco, nel corso dei prossimi mesi. L’indice per le famiglie di operai e impiegati ( Foi) è risultato invece pari a 126, con un aumento dello 0,2% su maggio (+ 1,8% il dato tendenziale). Anche l’indice armonizzato Ue (costruito in maniera diversa dagli indici nazionali) non fa segnare alcuna variazione congiunturale su maggio (+ 2,1% su base annua).
            Il mese scorso è stata l’abitazione (+ 0,3%) a far registrare l’aumento mensile più sostenuto dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività.

            In diminuzione le comunicazioni ( 0,5%). Su base annua ( e cioè rispetto al giugno del 2004) gli incrementi maggiori si sono avuti per bevande alcoliche e tabacchi ( 5,3%); abitazione ( 4,6%) e trasporti (4,2%).

            Sempre su base annua, le città in cui i prezzi corrono di più sono Aosta (+ 2,9%) e Torino (+ 2,3%). Il tasso annuo meno veloce è invece quello registrato a Firenze (+ 1,1%), Milano e Bologna ( entrambe + 1,3%).
            Le associazioni dei consumatori hanno commentato i dati dell’Istat in modo critico sottolineando in ogni caso la gravità della crisi dei consumi. « Mentre nel resto d’Europa — osservano Adusbef e Federconsumatori — i Paesi registrano gli aumenti del petrolio con tutto ciò che ne consegue, nel nostro Paese si certifica una riduzione dell’inflazione. Come se da noi non ci fosse stato il rincaro dei carburanti e tutti gli altri rincari che le famiglie devono subire » ; sulla stessa linea anche Adoc e Adiconsum.

            Per il Codacons i dati sull’inflazione «sono la dimostrazione che i consumi in Italia sono crollati, e i consumatori stringono sempre più la cinghia anche su generi primari come gli alimentari, i cui prezzi risultano in calo» .

              La Confederazione italiana agricoltori e la Coldiretti nel ricordare il contributo dato dal comparto al raffreddamento dei prezzi hanno tuttavia sottolineato come le riduzioni alla produzione si siano trasferite in minima parte nelle vendite al dettaglio. Determinante la frenata dei prodotti alimentari e delle tlc.