Inflazione al 2,5% anche a dicembre

18/12/2003



        Giovedí 18 Dicembre 2003


        Inflazione al 2,5% anche a dicembre


        MILANO – L’inflazione dovrebbe confermare anche in dicembre la quota del 2,5% tendenziale come in novembre. Nel mese in corso non sono state infatti registrate particolari pressioni in alcun settore. Inoltre il petrolio è rimasto sostanzialmente stabile, mentre la componente alberghiera, che in questo periodo soffre di solito di una forte stagionalità, non denuncia rincari significativi. Sono attesi – secondo l’istituto Ref – in calo dello 0,3% mensile i prezzi del comparto energetico. Gli unici dubbi riguardano gli alimentari, i cui rialzi (stimati attorno allo 0,3%) legati al periodo natalizio potrebbero essere stati accentuati dai residui degli choc climatici patiti in estate. In dicembre, secondo il consensus Il Sole-24 Ore-Radiocor in vista dei dati delle città campione (attesi domani) l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe vedere il tasso annuo per il secondo mese a quota 2,5%, a livello mensile è previsto un aumento dello 0,1% (+0,2% in novembre), guidato da alcuni prodotti alimentari e petroliferi. Alla luce di questi dati risulta matematico che l’inflazione italiana nel 2003 sia stata pari al 2,7 per cento. Per il prossimo anno gli esperti mettono in conto un progressivo rientro delle tensioni, soprattutto nel primo semestre, per arrivare a una media del 2,1 per cento. Entrambi i dati sono superiori alle indicazioni fornite dal Governo nel programma di stabilità presentato all’inizio di questo mese: 2,6% per il 2003 e 1,7% per il 2004. Gli analisti tracciano un quadro prospettico poco favorevole dal punto di vista della competitività. Nel prossimo anno, secondo Pasquale Diana di Jp Morgan, «l’indice armonizzato in Italia dovrebbe attestarsi sul 2,1% contro l’1,5% atteso in Francia, lo 0,6% in Germania e una media della zona euro dell’1,5%». In altre parole, concordano gli analisti, persiste nel nostro Paese un’inflazione strutturale sempre riconducibile a problemi legati alla rete di distribuzione e alla scarsa concorrenza in molti settori. Questa differenza col resto dell’Europa – sottolinea Luigi Speranza di Bnp Paribas – «non solo persiste ma recentemente si è anche allargata: un movimento incomprensibile visto che il nostro Paese, crescendo meno degli altri, dovrebbe evidenziare un tasso d’inflazione più contenuto». Per il prossimo anno – insiste l’analista – «stimiamo una riduzione di questo spread, anche se nel medio termine continuiamo a vedere un’inflazione italiana peggiore degli altri partner». Anche per gli esperti di Banca Imi nel 2004 l’inflazione italiana risulterà vischiosa perchè – sostengono – gli effetti delle una tantum sulle tasse indirette e delle tariffe amministrate in gennaio saranno compensati dall’effetto statistico positivo del prezzo del petrolio. Le prospettive per il 2004 sono comunque complessivamente positive grazie – dicono a Fideuram – a una valuta più forte e a una fisiologica correzione (dopo due anni di accelerazione) dei corsi nel settore servizi.

        FERNANDO MANCINI