Inflazione ai minimi da 50 anni Vola il fabbisogno, aiuta lo scudo

05/01/2010

Crescita zero dei prezzi al consumo. Deficit, più 31,6 miliardi
Inflazione mai così bassa da cinquant’anni a questa parte. Nel 2009 i prezzi al consumo sono cresciuti appena dello 0,8% ed un incremento così basso non si registrava dal 1959, quando l’Italia viveva la vigilia del grande boom economico. Uno scenario ben diverso da quello che si schiude dopo un 2009 che ha visto anche salire il fabbisogno del settore statale a 85,9 miliardi, un dato che dovrebbe confermare la previsione del governo di un deficit pubblico al 5,3% e il debito al 115% del prodotto interno lordo.
Il rebus dei costi Continuano a scendere i prezzi alla produzione, ma non quando arrivano all’ultimo anello della catena ed entrano in commercio
Di per sé anche quella relativa ai prezzi, che a dicembre hanno messo a segno un aumento dello 0,2% su novembre, non è una buona notizia, comunque la si guardi. L’aumento dello 0,8% dell’anno scorso sconta la crisi dei consumi e della domanda, ma non si spiega tanto bene con un prodotto interno lordo previsto in calo di quasi il 5%. Né con i prezzi all’ingrosso che in alcuni settori, come quello dei prodotti alimentari e dell’energia, hanno avuto una caduta verticale. Se l’indice generale aumenta significa che molti prezzi hanno continuato a crescere nel 2009 nonostante la crisi.
A gennaio nuovi rincari in vista
Un andamento che, secondo gli istituti di ricerca, prelude a nuovi rincari del costo della vita nell’anno appena iniziato (di quello del Corriere parliamo in prima pagina). L’Isae, ad esempio, sottolinea come l’aumento dei prezzi tendenziale, proiettato cioè su base annua, sia salito da quota zero di luglio all’1% dello scorso dicembre. E che il calcolo dell’inflazione corretta per la stagionalità punta in realtà ad un indice annuo dell’1,7%. Per il 2010, comunque vada, sarebbe già acquisito un aumento dei prezzi al consumo dello 0,5%. Le prospettive di un rialzo dell’inflazione ci sono tutte. Sul piano interno, nota l’Isae, già da gennaio ci saranno da scontare l’aumento del canone Rai (+1,4%), del gas (+2,4), dei pedaggi autostradali. E sul fronte esterno, sottolinea il Cerm, spingono per i prezzi più caldi i nuovi rialzi del greggio, la ripartenza di alcuni grandi economie come Cina e India e soprattutto imega pacchetti di stimolo fiscale varati dai governi di mezzo mondo per aiutare l’economia a uscire dalla crisi.
Alimentari meno cari ma soltanto all’ingrosso
A dicembre scorso l’aumento mensile dello 0,2% è stato determinato soprattutto dal rincaro dei biglietti ferroviari (+6,3% mensile, +11,9% tendenziale), delle assicurazioni (+5,3% tendenziale) e delle sigarette (+5,4%), mentre il prezzo dei prodotti energetici è diminuito dello 0,5% rispetto a novembre e del 2,6% annuo e
I controlli del governo
Per il ministro Scajola, dopo il controllo sui pastai ora scatteranno anche quelli su altri settori
Ondata di rincari
Secondo l’Isae l’indice dei prezzi a causa dei rincari nel prossimo anno salirà dell’1,7% quello dei prodotti alimentari è rimasto invariato. Un altro caso quanto meno curioso.
Nel 2009 i prezzi al consumo dei prodotti alimentari sono aumentati dello 0,4%. Mentre alla produzione i prezzi agricoli sono letteralmente crollati. A novembre, rispetto ad un anno prima, «la quotazione alla produzione dei cereali sono calate dell’11%, per la frutta del 15%, per il vino del 16%, per la carne suina dell’8%, per i prodotti lattiero caseari del 5%» sottolinea la Coldiretti, sottolineando che, sempre nel 2009, i consumi alimentari sono tornati a crescere dello 0,4%.
Il governo: ora più controlli
È segno che qualcosa non va, e anche per questo il governo, dopo aver convocato i produttori di pasta, vuol fare controlli «anche in altri settori» ha detto il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, aggiungendo che «l’inflazione così bassa da 50 anni conferma la severità della crisi, ma anche che il potere d’acquisto non è stato penalizzato». Una conclusione che fa bisticciare la Cgil, secondo la quale con un aumento delle retribuzioni di fatto dello 0,8% i salari hanno avuto crescita zero, e la Cisl, che sostiene il contrario basandosi sulle retribuzioni orarie aumentate del 3,1%.
I conti sui prezzi non tornano neanche ai consumatori. Con la crisi dell’economia e dei consumi, dicono, i prezzi dovevano scendere. «Se non è successo è perché in Italia non c’è concorrenza» sostiene il Codacons. «Sono dati in contraddizione palese» dicono Federconsumatori e Adusbef, secondo i quali l’aumento dei prezzi dello 0,8% nel 2009 equivale a un ulteriore aggravio di 240 euro annui a famiglia sulla spesa. Non riservano grandi sorprese, invece, i conti pubblici. Il 2009 si chiude con un fabbisogno, anzi, leggermente inferiore alle attese, grazie alla tenuta delle entrate fiscali aiutate dal gettito dello scudo sul rimpatrio dei capitali (4,7 miliardi a dicembre).