“Inf&Cult” I mali della comunicazione (G.Triani)

24/09/2003

ItaliaOggi (Media e Pubblicità)
Numero
226, pag. 22 del 24/9/2003

di Giorgio Triani

Fuori dai giochi

I mali della comunicazione

Incredibile l’autolesionismo della pubblica amministrazione nell’individuare le sigle dei propri atti, servizi o deliberazioni. Così osserva Alberto Relli, lettore di questo giornale ma anche consulente di comunicazione, facendo due esempi di questa attitudine a prendere per i fondelli i cittadini, senza averne intenzione, ma con impegno e risultati concreti notevoli. ´Urp, che sta per Ufficio relazioni con il pubblico, non potrebbe avere, come insegna la psicolinguistica, un suono più urticante e irritante per un cittadino già di suo assai prevenuto e maldisposto nei confronti del pubblico (…). Una sigla peggiore, per aumentare la distanza fra amministrati e amministratori, non poteva essere trovata. Nemmeno volendo fare apposta (…). Ma un vero e proprio capolavoro è la sigla che definisce l’architrave della nuova legge di regolamentazione tv, detta ddl Gasparri, cioè il Sistema integrato delle comunicazioni. Sic, con o senza punto esclamativo, è da sempre una specie di ideogramma, la sintesi più efficace e universale per esprimere stupore e sconcerto, sorpresa e dolore’. Chi si occupa di comunicazione pubblica ha di che meditare. E se del caso mi faccia sapere. Intanto, vorrei proseguire sul piano dell’incredibile ma vero che mi suggeriscono Sara Vanoli e Roberta Redondi, studentesse di Scienze della comunicazione all’Università di Vattelapesca (proprio così scrivono, dimenticando di specificare la città vera, ma volendo anche esprimere la loro delusione per un corso di laurea che non mantiene le promesse).

Tre sono gli annunci su cui puntano il dito, esemplificativi di altrettante modalità comunicative irricevibili per un consumatore adulto. La prima è la campagna di Chrysler Voyager che offre da tempo l’immagine di un lui e di una lei che abbandonando la suddetta auto sono colti nell’attimo di mollare una sola, ma intensa e vistosa lacrima. ´Si può piangere per un automobile?’ si chiedono le due fanciulle dandosi però la risposta: ´Evidentemente sì, visto che ci si può innamorare di una Mini’. Così va il mondo e non c’è verso di fermarlo, si voglia o meno girarlo. Perché i prezzi Alitalia sono leggeri, ma se si legge bene, diventano subito pesanti. Per esempio sui 110 euro di un Milano-Londra, scritti con grande evidenza, pesano tasse varie, però riportate in caratteri piccoli piccoli, sommanti a 58,49 euro.

Quindi perché scrivere 110 quando volendo volare a Londra se ne pagheranno quasi 170? Giro il quesito agli autori della terza pubblicità giudicata incredibile ma vera. Quella dell’Università della Tuscia, che sta nell’alto Lazio e che invitando gli studenti a iscriversi propone un claim d’altri tempi e assolutamente irresistibile: ´Una scelta degna di… lode’. Resta spazio per un solo interrogativo: l’Università di Vattelapesca sta in Tuscia?

trianig@tin.it