Industria, la produzione risale Mala ripresa resta debole

13/04/2010

La produzione industriale torna a vedere un segno più dopo 14 mesi. Il dato Istat di febbraio segna un +2,7%rispetto allo stesso mesedell’anno prima, mentre resta invariata rispetto a gennaio. A trainare la ripresina è il settore dei prodotti chimici (+15,7%), della fabbricazione di computer e dei prodotti di elettronica e ottica (+9,9%) e dei mezzi di trasporto (+9,1%). In diminuzione sono risultati, invece, l’industria del legno, carta e stampa (-4,7%), l’attività estrattiva (-1,8%) e i macchinari e attrezzature non classificati altrove (-1,3%).
OTTIMISMO
Il primo segno positivo dal 2008 a oggi ha messo le ali ai messaggi di speranza e ottimismo del governo, mentre sul fronte delle parti sociali si invita alla cautela. Il ministro Claudio Scajola parla di «ulteriore conferma del fatto che la ripresa è in corso ed è la migliore risposta a chi continua a parlare di declino», dando una stoccata a sindacati e Confindustria. Ma se la tendenza al ribasso si è fermata, i livelli raggiunti restano molto inferiori a quelli pre-crisi.«Sono i primi timidi segnali, che hanno un’urgente bisogno di essere sostenuti e rafforzati,ma che non devono generare facili ottimismi: il divario di quanto si è perso dall’inizio della crisi è ancora molto ampio ed è ancora lunga la strada da percorrere», commenta la segretaria confederale Cgil Susanna Camusso. Per Camusso preoccupa il dato sugli investimenti, che restano fermi. Anche la Cisl chiede più investimenti, mentre la Uil chiede subito un tavolo per fare il punto sulla situazione. Sul fronte opposto, la Confindustria sembra avanzare le stesse preoccupazioni. «la strada che abbiamo davanti è ancora lunga – dichiara Emma Marcegaglia – siamo in fase di miglioramento, ma rispetto ai picchi precedenti la crisi siamo sempre sotto del 18,7%». CRISI PROFONDA
A sottolineare la gravità della situazione è arrivato ieri anche uno studio Bankitalia sull’impatto della crisi nel nostro Paese. Il «tornado» provocato dai subprime ha colpito il nostro paese più a fondo di altri – sostengono i ricercatori- nel triennio 2008-2010 i punti di mancata crescita del Pil sono stati 6,5%. Secondo lo studio le politiche economiche varate e gli stabilizzatori automatici hanno consentito di ammorbidire l’impatto e non arrivare a quota -10% del Prodotto Interno Lordo contro il -5,5% del Pil effettivamente perso grazie a un’opera di stimolo pari a 3,5 punti percentuali. Le misure con un maggior impatto sulla domanda aggregata, cita lo studio, sono stati gli interventi di sostegno ai redditi delle famiglie, il potenziamento della cassa integrazione, gli incentivi alla rottamazione, la Tremonti-
Ter e le misure si sostengo alle imprese. In particolare le misure hanno limitato la caduta degli occupati effettivi per circa 1 punto percentuale. Quanto al futuro, l’Isae stima che unaumento della produzione che nel primo trimestre dell’anno dovrebbe essere dell’1,9% e che potrebbe crescere al 3,8% nel secondo. In particolare l’Istituto prevede nuovi incrementi mensili a marzo e a maggio e una pausa ad aprile. Anche il Centro Studi di Confindustria conferma la
tendenza positiva di marzo: la crescita su febbraio è dello 0,8% (+3,2 gli ordinativi), dopo la variazione nulla, registrata anche dall’Istat, di febbraio su gennaio.