Industria e servizi: stabili 1 posti vacanti

23/03/2011

Industria e servizi hanno posti vacanti, dice l`Istat. I tassi che sono stati diffusi dall`istituto di statistica sono fisiologici, interpreta la Cgil. C`� un problema di mismatch tra domanda e offerta, sostiene laUil. Mavediamo cosa dicono i dati: nel quarto trimestre 2010 il tasso di posti vacanti sul totale dell`industria e dei servizi � pari allo 0,6%I.: rispetto al quarto trimestre del 2009 questo significa un aumento dello 0,1 per cento.
Nell`industria il tasso di posti vacanti � pari allo o,5%, superiore di 0,2 punti rispetto allo stesso periodo dell`anno precedente; nei servizi risulta pari allo 0,7%, sempre in aumento di 0,2 punti. All`interno dell`industria, rispetto al quarto trimestre del 2009, il tasso dipostivacanti � aumentato di 0,2 punti percentuali sia nelle attivit� manifatturiere che nelle costruzioni, mentre � diminuito di o,5 punti percentuali nelle attivit� di fornitura di acqua, reti fognarie, gestione dei rifiuti e risanamento. Nel terziario, il maggiore aumento rispetto al quarto trimestre del 2009 (+0,4%) riguarda il commercio e le riparazioni. All`opposto, una diminuzionetendenziale dello o,1% si � registrata
nei servizi di alloggio e ristorazione.
Negli anni pre crisi �la percentuale era pari a circa l`ido�, ricorda il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni.
Naturalmente in tempo di crisi �ogni possibilit� deve essere al massimo sfruttata�, continua il sindacalista e lo o,5% rilevato dall`Istat � il segno che �pu� esserci un problema di mancanza di personale specializzato per quelle mansioni,
non � dato conoscere n� la qualit� del lavoro n� il tempo di rapporto di lavoro offerto, ma trattandosi di imprese sopra i 10 addetti molte avrebbero la capacit� di formarlo�. Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, osserva invece
che �anche se sembrerebbe un paradosso, non abbiamo abbastanza personale professionalizzato�. Secondo Angeletti
�nel nostro paese, che al di l� di quello che si dice ha un`industria competitiva e avanzata sul piano tecnologico, occorrono persone che hanno competenze adeguate, soprattutto dal punto di vista industriale�. Inoltre, ha spiegato, �gli istituti professionali non producono pi� tanti periti industriali rispetto a quelli di cui si avrebbe bisogno�. D`altra parte, per il leader dellaUil, �non � un caso che in Italia ci siano 3,5 milioni di persone immigrate che lavorano.
E non � che tutte facciano le badanti�.

Una ricerca della Fondazione Leone Moressa ha per� evidenziato che �la crisi ha lasciato senza lavoro 110mila stranieri
dal 2008, quasi due volte in pi� rispetto al numero diingressi previsti per lavoro extracomunitario stagionale, le cui domande di nulla osta partono oggi. Tra tutti i soggetti che hanno perso lavoro in Italia, il 26,7% � straniero�. Per effetto della crisi in Italia si contano oltre 265mila.disoccupati stranieri e nell`arco dell`ultimo biennio il numero � aumentato del 7o,6%, pari a nomila unit�, di cui 83mila solo al Nord. Ci� significa che un nuovo disoccupato su
quattro � straniero (26,7%); nel NordOvest l`incidenza � ancora pi� elevata (35,6%). Attualmente il tasso di disoccupazione straniero si attesta all`u,4%, contro una media degli italiani dell`8 per cento.