Industria e servizi, la Lombardia arranca

08/03/2004


  economia e lavoro




domenica 7 marzo 2004
Industria e servizi, la Lombardia arranca
Allarme dei sindacati: sono migliaia i lavoratori in cassa integrazione o in mobilità. Tessile e metalmeccanico i settori più colpiti
Giampiero Rossi

MILANO La Lombardia arranca. Una delle locomotive economiche d’Europa mostra tutti i segni di una pesante e pericolosa crisi. E i sindacati lanciano l’allarme. L’analisi della situazione occupazionale della regione, infatti, evidenzia difficoltà in tutti i settori industriali e la presenza di punti di crisi anche nei settori dei servizi. Sta sempre male il tessile, che da solo vede la perdita di migliaia di posti di lavoro, ma declinano anche il meccano tessile e il settore metalmeccanico.
E anche nelle piccole aziende e nell’artigianato la crisi si fa pesantemente sentire, in tutte le province.
Lo dimostrano, purtroppo, i numeri sul ricorso alla cassa integrazione a alla mobilità, che complessivamente coinvolgono oltre 9000 lavoratori.
A Milano oltre all’Alfa Romeo e alla Tecnosistemi, i problemi occupazionali coinvolgono anche la Sede Pharmacia, la Technicolor di San Giuliano Milanese, il tessile, con la Krizia e la Erreuno e il commercio, con la vertenza della Postalmarket e la chiusura della Vergin, che complessivamente riguardano oltre
3000 posti di lavoro. Non va meglio nella seconda area industriale della regione, quella di Brescia, dove la crisi generale del settore tessile ha avuto pesanti ripercussioni con la chiusura della Marzotto e della Bulgari e il ridimensionamento degli organici alla Nk, alla Grignasco e al Cotonificio Ferrari, con una perdita complessiva di circa 1000 posti di lavoro.
Nel settore metalmeccanico il 2003 ha visto un forte aumento della cassa integrazione straordinaria: + 586%.
A Pavia il settore più in difficoltà è quello meccano-calzaturiero ma le situazioni di crisi e di ridimensionamento occupazionale
investono tutti i settori dell’industria e coinvolgono anche il commercio e il ministero della difesa, con una perdita di oltre 1000 posti di lavoro.
La crisi del settore tessile è visibile anche nel territorio di Legnano e coinvolge, oltre alla Manifattura di Legnano, decine di piccole e piccolissime aziende. Negli altri settori, oltre alla chiusura della Rimoldi-Necchi, sono in corso vertenze occupazionali per complessivi 2100 posti di lavoro. Tra mobilità, cassa integrazione straordinaria e ordinaria, sono oltre 700 i lavoratori coinvolti in vertenze occupazionali in provincia di Lecco, in particolare nei
settori tessile e metalmeccanico.
A Mantova il settore metalmeccanico è quello maggiormente colpito, con procedure di mobilità causate da chiusura o delocalizzazione dell’impresa. E a Lodi oltre alla crisi della Parmalat, sono interessati da vertenze occupazionali anche i settori industriali del tessile, metalmeccanico e chimico.
Nel territorio di Varese la crisi occupazionale investe tutti i settori, coinvolgendo un nome noto come il biscottificio Lazzaroni.
A Bergamo i posti di lavoro a rischio sono circa 10.000, dei quali oltre il 70% nel tessile, nella ceramica e nel settore della carta, con il blocco della produzione alla Cartiera Cima, dove sono attualmente occupati 150 lavoratori.
Così come soffre la “mitica” Brianza, dove le difficoltà occupazionali riguardano tutti i settori e coinvolgono realtà produttive significative e decine di piccole e medie aziende, oltre a nomi come Alcatel e Celestica, con circa 1000 lavoratori interessati da mobilità o cassa integrazione.
La provincia di Cremona sta attraversando un momento particolare di crisi nel settore metalmeccanico, con circa 1.000 posti di lavoro a rischio. E anche nel lattiero-caseario, dove si avverte un po’ di “ effetto Parmalat”.
Nel territorio di Como le situazioni di crisi interessano tutti i settori, determinando il ricorso alla mobilità per circa 500 lavoratori. Anche Sondrio, si registra un incremento del ricorso alla cassa integrazione straordinaria nell’ultimo trimestre 2003. «I dati confermano, purtroppo, i nostri timori – spiega Susanna Camusso,
segretario generale della Cgil Lombardia – da tempo infatti andiamo denunciando il declino industriale che in Lombardia,
considerata uno dei motori d’Europa, sta conoscendo punte drammatiche. Significativo è il dato relativo al ricorso alla cassa integrazione straordinaria nel 2003, che risulta in sensibile aumento rispetto al 2002, con una vera e propria impennata nel mese di dicembre. Non a caso da mesi chiediamo alla Regione di aprire un confronto su quali politiche per lo sviluppo e la qualificazione dell’apparato produttivo della Lombardia. Lo abbiamo fatto – prosegue la dirigente sindacale – per esempio a proposito del
futuro di Malpensa, che riguarda 40.000 addetti, ma la Regione Lombardia preferisce le passerelle ai confronti veri sui problemi, rinunciando al proprio peso politico sul governo centrale».
E intanto, constata suo malgrado Susanna Camusso «assistiamo anche alla crisi della piccola impresa, sintomo di un tessuto economico che si sta sfaldando».