«Indennità, bastano 350 mln»

19/12/2002



          Giovedí 19 Dicembre 2002
          «Indennità, bastano 350 mln»


          ROMA – Due lettere non bastano. E nemmeno una telefonata, anche se arriva dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio. «Recuperemo le risorse», dice con tono rassicurante Gianni Letta a Savino Pezzotta che ieri ha scritto una lettera al premier e una al presidente del Senato per chiedere l’applicazione del Patto per l’Italia sul capitolo ammortizzatori sociali. I soldi in Finanziaria però restano quelli, cioè meno della metà dei 700 milioni di euro concordati con Cisl e Uil per rafforzare l’indennità di disoccupazione. Le crisi occupazionali dell’indotto Fiat e dei precari della scuola (che assorbiranno circa 408 milioni di euro) hanno costretto il Governo a ridurre lo stanziamento sui nuovi ammortizzatori sociali scritti nel Patto per l’Italia e inseriti in un disegno di legge dove è prevista anche la riforma dell’articolo 18. Le emergenze superano le intese, così l’ultimo maxi-emendamento presentato al Senato (l’articolo sugli ammortizzatori verrà votato oggi) indebolisce le mediazioni trovate nell’accordo di luglio. Il segretario generale della Cisl aspetta la risposta del presidente del Consiglio ma intanto dal Governo arriva un primo no. «Per il 2003 – ha spiegato ieri il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi – è ragionevole che per gli ammortizzatori possano servire 350 milioni di euro e non tutti i 700 previsti dal Patto per l’Italia e dalla Finanziaria. La legge sulla riforma degli ammortizzatori andrà in vigore solo nella seconda parte dell’anno, quindi lo stanziamento previsto ora sarà più che sufficiente». Le previsioni di Sacconi potrebbero essere perfino ottimistiche. Se anche l’iter parlamentare del disegno di legge dovesse cominciare a gennaio, l’ostruzionismo dell’opposizione sarebbe scontato dopo l’alleggerimento dei fondi sull’indennità di disoccupazione deciso in Finanziaria. Un ostruzionismo che porterà via più dei sei mesi calcolati da Sacconi e che potrebbe trovare una sponda, oltre che in Cgil, anche in Cisl e, forse, nella Uil. Luigi Angeletti, infatti, non è preoccupato per le coperture finanziarie delle intese siglate: «Il costo per l’aumento dell’indennità di disoccupazione? È un problema del Governo noi vogliamo che l’assegno sia aumentato dal 40 al 60% e da sei a dodici mesi, questo è quello che abbiamo concordato nel Patto per l’Italia». Così, Savino Pezzotta si ritrova da solo a prendere carta e penna e scrivere al premier. Convinto che il «Patto va ancora difeso perché è un vincolo per il Governo» e deciso nel dimostrare che «la Cisl agisce in autonomia: firma quando c’è il merito, critica quando i patti non vengono rispettati». E certo questa non è la prima volta per Pezzotta. A settembre sono scesi in campo tutti i firmatari del Patto sulla questione Sud: la Finanziaria aveva infatti rimesso in discussione tutti gli impegni presi. Primo strappo e prima ricucitura. Poi, la riduzione delle tasse concordata nel Patto che di fatto viene "coperta" con i condoni tanto criticati anche da Cisl e Uil. Infine, la sforbiciata sull’indennità di disoccupazione (concordata solo con la Uil, d’accordo sul trasferimento di risorse ai precari della scuola), che rappresenta la contropartita alla riforma dell’art. 18. «Bisogna mantenere gli impegni sottoscritti» scrive Pezzotta al premier o, almeno, «sarebbe stato opportuno concordare le modifiche sopraggiunte con i contraenti dell’intesa» senza procedere «con un’azione unilaterale». Sostegno insolito al segretario generale della Cisl arriva dal leader della Cgil Guglielmo Epifani che continua però a bocciare il Patto per l’Italia. «La Cisl – ha detto – ha fatto bene a porre la questione del rispetto delle intese al presidente del Consiglio» ma poi aggiunge: «Nel Patto è previsto uno sviluppo al 3% nel 2003 e al 2,3% nel 2002, dunque contiene una somma di sciocchezze. Se l’avessi firmato, mi vergognerei e sono contento di non averlo fatto». LINA PALMERINI