Indagini sulle Br, i sindacati collaborano con gli 007

08/04/2002






Dopo l’agguato al professore, i Servizi hanno chiesto aiuto per «capire» a esponenti delle Confederazioni

Indagini sulle Br, i sindacati collaborano con gli 007

      Subito dopo l’assassinio di Marco Biagi, gli investigatori e i funzionari dei Servizi segreti che danno la caccia ai terroristi delle Brigate rosse hanno chiesto aiuto al sindacato, per tentare di capire quello che sta accadendo nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro a proposito del ritorno del «partito armato». E il sindacato ha dato piena disponibilità a collaborare. Si sono svolte riunioni nelle quali esponenti di Cgil, Cisl e Uil hanno fornito a detective e 007 il punto di vista di chi, nel mondo del lavoro, sa cogliere e interpretare anche il minimo segnale. Hanno riferito impressioni sul nuovo terrorismo, fotografato la situazione, descritto le reazioni alla violenza strisciante degli ultimi anni culminata con gli spari di Bologna. Per chi deve dare volti e nomi ai brigatisti della Seconda Repubblica è un aiuto importante. Le indagini sugli omicidi Biagi e D’Antona e sugli altri episodi di neo-terrorismo procedono sulla base di dati tecnici e giudiziari (perizie, testimonianze, identikit e altro), ma hanno anche bisogno di individuare e penetrare i «contesti» nei quali i militanti del «partito armato» sperano di contattare o arruolare nuovi adepti, creare consenso intorno al loro progetto. Il famoso «brodo di coltura», come si diceva in altri tempi. E, siccome i bersagli e i testi brigatisti sono incentrati sul mondo del lavoro, e lì che bisogna mettere nasi e orecchie.
      «Le informazioni che abbiamo ricevuto dai sindacalisti sono molto più approfondite di quelle dei nostri esperti», ammette uno 007. Ma chiarisce che non si tratta di «delazioni» o «spiate» su questa o quella fabbrica, bensì di analisi e ragionamenti fondati su esperienze dirette e quotidiane che aiutano a capire quello che sta succedendo e potrebbe succedere.
      Così, mettendo insieme gli elementi raccolti e riferiti dai sindacalisti, si scopre che l’«allarme» rispetto a una situazione che poteva far paventare rischi per il futuro risale a prima del delitto D’Antona. Preoccupanti furono giudicati gli scontri apparentemente studiati a tavolino nel febbraio del 1999 durante le manifestazioni in favore di Ocalan. L’assalto organizzato alla sede della
      Turkish Airlines a Roma, per esempio, era un segnale chiaro. Il sindacato aveva dato il suo appoggio a quella come ad altre cause internazionaliste, e seguì con inquietudine lo sfogo di violenza organizzata ripetutosi in altri appuntamenti di piazza.
      Episodi esterni alle fabbriche e ai luoghi di lavoro, ma che facevano emergere una predisposizione allo scontro anche duro che non prometteva nulla di buono. Poi ci furono alcuni micro-attentati fino all’improvvisa ricomparsa della stella a cinque punte che ha firmato il delitto D’Antona, il 20 maggio 1999. Un omicidio consumato in un clima dove non c’era scontro sociale, seguito dall’invio per posta di decine di rivendicazioni ad altrettante sedi delle Rappresentanze sindacali unitarie e consigli di fabbrica. Dal Nuovo Pignone all’Ansaldo, dalla Zanussi alla Pirelli, le Brigate rosse hanno tentato di aprire un dialogo, senza però suscitare la pur minima disponibilità.
      In seguito i vari Nuclei rivoluzionari e antimperialisti hanno colpito luoghi e simboli della contrattazione, diffondendo documenti centrati più sul terziario che sulle fabbriche, fino all’omicidio di Biagi che, secondo l’analisi del sindacato, rappresenta un autentico salto di qualità: «Fatte le debite proporzioni, la vera similitudine è col delitto Moro. Perché con Biagi si colpisce un protagonista di primo piano, non una figura della seconda linea; uno dei protagonisti al tavolo della trattativa, non uno che lavora nell’ombra. E’ un modo per dire che il calendario della politica e della contrattazione lo dettano le armi, non il governo né le parti sociali».
      Il salto di qualità dovrebbe servire a parlare più direttamente al mondo del lavoro, ma pure stavolta sembra destinato a cadere nel vuoto. «Negli anni Settanta e Ottanta – hanno riferito i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil – le radici del partito armato erano presenti nei luoghi di lavoro, ma stavolta non abbiamo segnali di possibile proselitismo».
      Negli «anni di piombo» i volantini Br venivano trovati o distribuiti all’interno delle fabbriche, adesso vengono inviati per posta ordinaria o elettronica. I sindacati hanno fatto uno studio di tutti gli indirizzi raggiunti (non solo fabbriche, ma pure ospedali, trasporti e altri servizi) per verificare se ad alcuni di essi si registrano situazioni collegabili tra loro, ma non è emerso nulla: «L’impressione è che le Br abbiano tentato una diffusione a tappeto, senza nemmeno controllare l’attualità dei recapiti, visto che la rivendicazione del delitto Biagi è stata inviata anche in fabbriche che sono chiuse da tempo, come la Fiat di Rivalta».
      Nemmeno nei settori dove il conflitto è più aspro o dove c’è una più nutrita rappresentanza dei Cobas si sono avuti segnali di reale interesse alla strategia brigatista, a parte le scritte comparse nei bagni di un’officina a Pomigliano d’Arco o altrove. «Quei fatti sono già stati denunciati alle autorità competenti – hanno spiegato i sindacalisti ai loro interlocutori – perché questo rientra nei doveri civici di qualunque cittadino. E’ da più di vent’anni, dall’omicidio di Guido Rossa, che abbiamo tolto di mezzo eccessive prudenze o remore nel segnalare situazioni sospette. Non è delazione, ma la normale conseguenza dell’impegno democratico di ogni militante sindacale».
Giovanni Bianconi





L’ANALISI DEGLI OBIETTIVI
      LE INDAGINI
      Sindacati e 007
      Chi indaga sul ritorno del terrorismo in Italia si è rivolto ai sindacati, alla ricerca di informazioni su possibili «rapporti» tra le nuove Br e il mondo del lavoro
      LE AZIONI
      Dei terroristi
      In questi anni le azioni dei terroristi delle Br-Pcc o dei nuclei a loro omogenei hanno avuto come denominatore comune il mondo del lavoro: da un lato come obiettivo, dall’altro come auspicato «referente»
      LA SCELTA
      Delle vittime
      Sia Massimo D’Antona sia Marco Biagi erano consulenti del ministero del Lavoro
      I DESTINATARI
      Delle rivendicazioni
      Le rivendicazioni dei terroristi, oltre che ai mass media, molto spesso sono state spedite a fabbriche, aziende e sedi dei sindacati confederali
      e autonomi
      I PRIMI ALLARMI
      Febbraio 1999
      Secondo i sindacati, però, i segnali che qualcuno in Italia cercava lo scontro con lo Stato erano chiari già prima del delitto D’Antona. Per esempio nelle manifestazioni a favore di Apo Ocalan del febbraio ’99 a Roma