«Indagine sul sindacato»

27/10/2003





 
   



26 Ottobre 2003
POLITICA



«Indagine sul sindacato»
La Lega: «Inchiesta parlamentare su terrorismo e associazioni sindacali»
La risposta Cade nel vuoto la nuova provocazione del Carroccio. Ma per la Cisl Pezzotta reagisce: «Il terrorismo trama contro il sindacato»
A. CO.


ROMA
L’unica consolazione è che, per il momento, l’ultima del Carroccio è caduta nel vuoto. La proposta avanzata dal solito numero due della Lega, Roberto Calderoli, è di quelle deflagranti, provocatoria come poche. Una commissione parlamentare d’inchiesta «non solo sul terrorismo politico, ma anche sugli eventuali suoi rapporti con le forze politiche dell’arco costituzionale e con associazioni sindacali». La brillante trovata, annuncia il vicepresidente leghista del senato, sarà al più presto trasformata in proposta di legge. Accompagnata ad un’altra, più sensata: la triplicazione dei vitalizi mensili per le vittime del terrorismo, dagli attuali 500 a 1500 euro, proposta contenuta in un emendamento alla finanziaria presentato da due senatori leghisti.

Tornando alla commissione d’inchiesta, non pago della sparata Calderoli entra nel dettaglio. Spiega senza pudore come e perché sembri opportuna la costituzione di detta commissione. «La presenza alle manifestazioni di venerdì scorso di `disobbedienti’ e facinorosi aventi come unica finalità quella del disordine e dello scontro dimostrano come anche le nuove Br abbiano origine in un humus decisamente di sinistra. A questo punto ritengo sia giunto il momento di fare chiarezza sul criminale fenomeno e sull’ipocrisia che lo ha sempre circondato».

Cosa c’entri la partecipazione dei disobbedienti allo sciopero generale con il supposto coinvolgimento col terrorismo del sindacato e dei partiti della sinistra Calderoli non lo spiega. Anche perché sarebbe inspiegabile. In compenso non c’è bisogno di ulteriori delucidazioni per comprendere le intenzioni del partito di Bossi: rovesciare nuove palate di fango sui sindacati e sulla sinistra, nella convinzione che alla fine qualche cosa nella testa degli elettori resterà.

Non è una strategia nuova. Ma stavolta la forzatura potrebbe rivelarsi troppo clamorosa persino per la destra italiana. Sta di fatto che a botta calda nessuno ha ripreso e rilanciato l’audace proposta. Ma non si può mai dire. Il forzista Cicchitto, con diverso grado di raffinatezza, si muove su una lunghezza d’onda non troppo distante dal quella del rozzo leghista. «I terroristi – scrive – hanno meno spazio se viene meno la demonizzazione dell’avversario politico e l’estremismo intellettuale». E di qui ad accusare di «oggettivo favoreggiamento» chiunque si opponga in modo radicale alla politica del governo il passo è breve.

Tuttavia nessuno, né in Forza Italia né in An, per il momento se la è sentita di azzardare quel passo e di accusare il sindacato. Anche per questo, probabilmente, quasi tutti i leader sindacali hanno preferito lasciar cadere nel vuoto l’assurdo attacco leghista. Fa eccezione il segretario della Cisl Savino Pezzotta, che reagisce e risponde, sia pure indirettamente. «Riuscire a catturare i terroristi – dichiara – è un fatto significativo, tenendo conto che si tratta di gente che trama contro il movimento sindacale».

Se non risponde al truculento richiamo di Calderoli, il governo non risparmia complimenti a se stesso per la vittoria appena ottenuta. Ma senza esagerare, perché l’operazione è ancora in corso e l’ordine di mantenersi cauti partito dal ministro Pisanu è tassativo. «Gli arresti – dice il sottosegretario agli interni Mantovano – hanno dato un colpo durissimo alle Br. Ci hanno consentito di acquisire informazioni importanti che porteranno a ulteriori sviluppi». Sviluppi anticipati da un altro sottosegretario, in questo caso alla difesa, Filippo Berselli: «Mi auguro di poter dire tra pochi giorni che si è conclusa l’indagine sull’omicidio Biagi. Mi pare di poter affermare con una certa sicurezza che i responsabili dell’omicidio D’Antona sono gli stessi di quello Biagi».

Da sinistra qualche voce che si leva a calmierare l’entusiasmo del governo c’è. Quella di Fausto Bertinotti, che invita alla cautela perché «non si può essere garantisti a corrente alternata» e perché «abbiamo ancora sotto gli occhi qualche clamoroso infortunio». E quella del verde Paolo Cento, secondo cui «l’eccesso di entusiasmo da parte del governo contraddice la stessa cautela della magistratura inquirente». Cento non si limita alla prudenza garantista. Accusa anche l’esecutivo di avere giocato la carta degli arresti per togliere spazio allo sciopero: «E’ del tutto evidente che il governo ha tentato una gestione mediatica dell’avvenimento, con l’obiettivo più di oscurare lo sciopero sindacale che di fornire all’opinione pubblica elementi significativi».