“Indagine” Ragazzi in cerca di sindacato

13/06/2006
    N.23 anno LII – 15 giugno 2006

      Pagina 146/152 – ECONOMIA

        FLESSIBILIT� / LA PAROLA AI PROTAGONISTI

          Ragazzi in cerca di sindacato

          La Cgil sfida un tab�. E chiede agli under 30 come vorrebbero essere difesi sul lavoro. Ne esce un quadro a sorpresa. Eccolo

            di Riccardo Bocca


              Per celebrare il suo centenario, la Cgil ha avuto una coraggiosa pensata: fare un’indagine sul lavoro giovanile, e chiedere ai ragazzi come giudicano il sindacato. Il presidente dell’Istituto di ricerche economiche e sociali, Agostino Megale, ha messo in piedi l’operazione (vedi riquadri) pur sapendo che gli under 30 non avrebbero ecceduto in applausi. E infatti. Dai dati raccolti, emerge che una parte dei giovani considera il sindacato troppo ideologizzato. Un’altra parte dice che costa eccessivamente. Un’altra ancora, pensa che non si occupi abbastanza dei ragazzi. E c’� persino chi pronuncia il terribile aggettivo: "Inutile".

              Messa cos�, tranchant, potrebbe sembrare una bocciatura. E in parte lo �. Ma in Cgil non si scompongono; anzi, interpretano questo segnale, tanto forte quanto parziale, come un rinnovato dialogo con la societ�: "� un fatto", dice Megale, "che negli ultimi anni il nostro sindacato ha saputo creare un solido legame con i giovani. La riprova pi� eclatante � stata la manifestazione del 23 marzo 2002 per l’articolo 18. Il resto � nato con i movimenti per la pace". Partendo da questa consapevolezza, continua, "abbiamo trovato la forza per verificare cosa i giovani pensassero di noi. Approfondendo, in parallelo, come i ragazzi affrontano la realt� precaria e le contraddizioni della legge 30, battendosi per un’identit� sociale troppo spesso negata".

              A corredo della spiegazione, la Cgil specifica che negli ultimi anni le iscrizioni dei giovani sono aumentate. Ma dati in merito, per il momento, non ce ne sono. C’� invece nella ricerca (che verr� pubblicata il 3 luglio, titolo ‘Giovani, lavoro, sindacato’, edizioni Ediesse) una brillante immagine degli under 30 coniata dal sociologo Aldo Bonomi: generazione senza libro. "Quella di oggi", sostiene Claudia Pratelli nello studio, � una societ� sempre pi� secolarizzata, senza ‘testi sacri’ di riferimento, in cui il problema dei fini e dei valori si pone in modo diverso: fuori dalle ideologie". Le nuove generazioni, insomma, "stanno scrivendo il loro libro dentro i percorsi di vita, di socialit� e di lavoro. Una rottura epocale rispetto alle fasi storiche precedenti, da cui proviene lo iato tra il linguaggio e le stesse categorie analitiche della politica e delle istituzioni, ormai datate, e la nuova grammatica che proviene dai giovani".

              Concetti alti che si traducono brutalmente in tabelle e percentuali. Il 24 per cento del campione intervistato, ad esempio, sostiene che a limitare la "capacit� di rappresentanza dei giovani", nel sindacato, � l’organizzazione burocratica. Un altro 23,3 critica la scarsa presenza di giovani sulle poltrone che contano. Mentre il 17,3 sottolinea lo scarso contatto con il mondo atipico. Giudizi tosti e costruttivi, li considerano alla Cgil. Come quelli sulla sua attivit� degli ultimi anni. Se il 35,9 per cento risponde infatti che � stata "positiva", c’� un 33,2 che la considera "n� positiva n� negativa", mentre il 5,6 fa un bilancio rigorosamente "negativo".

              La domanda, a questo punto, �: cosa fare per migliorare il rapporto tra sindacato e giovani? "Esserci", dice Megale: "Non limitarsi a denunciare situazioni estreme o categorie a rischio, ma agire ai tavoli di trattativa. Certo, il quadro complessivo � drammatico. Negli ultimi due anni il 50 per cento dei nuovi assunti sono con contratti a termine. A questi vanno aggiunti un milione di collaboratori e 300 mila interinali. Nel complesso tre milioni di persone che chiedono aiuto, senza contare i famigliari che li assistono. Naturale che ci sia malessere. E naturale che si chieda al sindacato un sostegno, alla svelta". Non a caso, spiega l’inchiesta dell’Ires, molti sono i diritti che stando ai giovani non vengono rispettati sul posto di lavoro. Secondo il 41,2 per cento del campione, ad esempio, si viola una cosa non proprio secondaria come il contratto. Per il 21,1 per cento non si rispettano le ferie. E il 10,7 denuncia problemi sui contributi, con un rimanente 6,1 che segnala il mancato rispetto delle assemblee. "Gli anni Ottanta e Novanta", commenta Paolo Nerozzi, membro della segreteria Cgil, "hanno distrutto il rapporto tra giovani e impegno sociale. Chi gestisce il mercato ne ha approfittato, e adesso � dura recuperare". Per fortuna, continua, "i ragazzi stanno ritrovando energia, coesione. Ma � il sindacato che non sempre � all’altezza. Accoglie le istanze generali, e stenta sui singoli casi".

              A riguardo, il neo ministro delle Politiche giovanili Giovanna Melandri, ha una sua proposta. Per non abbandonare i giovani, spiega, "� necessaria una collaborazione trasversale, persino un’alleanza, con molti ministeri: quello del Lavoro, dell’Universit� e anche delle Comunicazioni". Al primo posto tra gli obiettivi mette "una legge quadro per le politiche giovanili, senza tentazioni pedagogiche o dirigistiche". E intanto auspica un’azione congiunta con i sindacati, per studiare nuove e pi� efficaci regole. "La flessibilit�", sostiene, "serve anche ai ragazzi", ma "la precariet� � il loro incubo principale". Parole che sono miele, per chi comanda nel sindacato. Proprio l’instabilit�, soprattutto tra i giovanissimi, viene vista infatti come causa scatenante della mancata iscrizione. Cos� si spiega perch� tra i 17 e i 24 anni solo il 22,9 per cento dei ragazzi ha una tessera in tasca (contro il 70,6 che non ce l’ha e un curioso 6,4 di ex iscritti). E perch�, arrivando alla pi� solida fascia dei 25-32, ci sia un netto miglioramento, con il 47,6 per cento che entra nelle file del sindacato. Il senso generale rimane per� identico. I giovani, dimostra la ricerca Ires, sono comunque spaesati. E quantomai spaccati. Per un 30,1 per cento che ritiene la globalizzazione una cosa buona, sempre se "ispirata ai valori della solidariet� e dei diritti", c’� un 30,3 che la considera uno "strumento di dominio nella mani dei paesi ricchi". Stessa situazione sul fronte Ue. Il 55,2 per cento degli intervistati vede l’Europa "come un’opportunit� o un modello sociale vicino ai bisogni delle persone". Ma il 24,5 la ritiene "un freno per l’economia o un pericolo per l’identit� nazionale", con un ulteriore 20,2 che la percepisce "troppo distante dalla sua vita".

              Dialogare con un fronte tanto frastagliato, riconosce la Cgil, � impresa ostica. Come d’altronde rappresentare giovani che da una parte conquistano il posto fisso, e si quietano, e dall’altra scoppiano di precariet�, urlando al sindacato di combatterla come primo impegno (56 per cento, seguito dal 16 che vuole l’aumento degli stipendi). Importante, sostiene Melandri, � incidere da subito sulle difficolt� sociali che quotidianamente li affliggono. Metterli nelle condizioni, per dire, di "entrare in banca e ottenere un mutuo senza il fido delle famiglie". Aiutarli, in altre parole, "ai blocchi di partenza", prima che subentri la disperazione. Parole che il sindacato, logico, approva. Ben consapevole che la generazione senza libro non strepita per affollare, come ai tempi d’oro, assemblee e dibattiti. E tantomeno sgomita per impegnarsi in politica (solo il 10,4 per cento, si legge nella ricerca, � iscritto a un partito, e solo il 3,4 si definisce "un iscritto molto attivo"). Piuttosto, mostra lo studio dell’Ires, se vuole intercettare i giovani, la macchina sindacalista deve cercarli nelle associazioni "ambientaliste, culturali, sportive e ricreative", sempre pi� apprezzate. Oppure "creare le condizioni per favorire legami sociali", come scrive Mimmo Carrieri nella ricerca Ires, "privilegiando non tanto l’azione mirata verso i luoghi di lavoro", quanto "la costruzione di un ambiente nel quale i giovani possano riconoscersi ed elaborare meccanismi di identificazione". Ad esempio, dice Agostino Megale, "far s� che le Camere del lavoro diventino un ritrovo di popolo giovanile, anche attraverso servizi pi� efficaci". Una proposta che al primo impatto potrebbe suonare antica, per gente che costruisce la propria identit� online. E che invece ha il suo perch�: "Pi� la realt� lavorativa si frantuma", spiega Megale, "pi� le esigenze si moltiplicano, e pi� � necessario un posto fisico, non virtuale, a cui fare riferimento".

              Il tempo a disposizione, per la Cgil ma non solo, � poco. Attualmente, mostra lo studio Ires, il 45,6 per cento dei giovani tra i 17 e i 24 anni non riesce a immaginare la propria condizione economica futura. Addirittura, il 46,5 dei ragazzi tra i 25 e i 32 la ipotizza peggiore di quella dei genitori. "Un allarme amaro", lo definisce Megale: "Una sfida che la generazione dei sindacalisti cinquantenni, seduta al comando, deve affrontare con generosit�. Preparando nuovi dirigenti", dice, "e sposando i pensieri sempre attuali di Luciano Lama e Giuseppe Di Vittorio".