Indagine Istat di maggio: in un anno perduti 30.700 posti

02/08/2002

2 agosto 2002





Mercato del lavoro – Indagine Istat di maggio: in un anno perduti 30.700 posti
Nella grande industria continua la caduta degli occupati (-3,9%)
Elio Pagnotta
(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Continua a diminuire l’occupazione nelle grandi imprese dell’industria, dove anche tra aprile e maggio si è verificato un calo dello 0,1 per cento. Una situazione pesante che non sembra in grado di beneficiare del miglioramento del mercato del lavoro e che molto probabilmente verrà accentuata dal rallentamento che la produzione industriale sta manifestando dalla fine dell’anno passato. In maggio i posti perduti sono stati circa 30.700 su base annua. Qualche spiraglio positivo invece nei servizi, che sotto il profilo congiunturale hanno fatto registrare una sia pur modesta crescita dello 0,1% senza però poter evitare il taglio di 4.300 addetti rispetto al maggio del 2001. Nel maggio scorso le grandi imprese hanno subito una diminuzione del personale che complessivamente raggiunge i 35mila dipendenti su base annua. Una tendenza negativa che nell’industria non appare vicina a un miglioramento, come confermano i dati destagionalizzati (-0,1% su aprile ma al netto della cassa integrazione la diminuzione tocca lo 0,5%). Secondo i dati dell’Istat a maggio 2002 gli occupati alle dipendenze nelle imprese industriali con oltre 500 addetti sono diminuiti del 3,9% su base annua. Il calo allunga il passo fino al 4,4% al netto della Cassa. A pagare il conto più salato al trend negativo è il settore dell’energia elettrica, gas ed acqua, dove il calo si impenna al 10,3 per cento. L’industria manifatturiera invece limita la contrazione occupazionale al 3%, con un massimo del 9% per le raffinerie di petrolio, del 5,5% per i mezzi di trasporto e del 5,3% per i metalli. Aumentano gli addetti delle industrie alimentari (+1,1%) e delle industrie manifatturiere varie (+0,6%). Le ore effettivamente lavorate per dipendente – al netto degli effetti di calendario – sono aumentate dello 0,7%, mentre l’incidenza delle ore straordinarie è salita al 4,3 per cento. Resta sostenuto il ricorso alla cassa integrazione (+28,2%). Le retribuzioni lorde per dipendente sono cresciute del 5,3% (+3,5% per la sola componente continuativa per lavoro ordinario), mentre il costo del lavoro aumenta del 4,8% (+3,7% nei primi cinque mesi del 2002). Lievemente migliore, al contrario, l’andamento del l’occupazione nelle grandi imprese dei servizi, che in maggio hanno fatto segnare un aumento dello 0,1% nei confronti del mese precedente. Rispetto al maggio 2001 comunque, il terziario subisce una flessione dello 0,4%. Differenziata la dinamica dei diversi settori: gli aumenti dell’occupazione più rilevanti riguardano le altre attività professionali e imprenditoriali (+7,1%) e i comparti degli alberghi e dei ristoranti (+3,6%) e del commercio (+3,5%). Sempre in rosso i trasporti, che denunciano un calo del 2,4%, condizionando col loro "peso" consistente il risultato complessivo dell’intero settore dei servizi. La situazione preoccupa i sindacati. Il rischio – dicono Cgil, Cisl e Uil – è di una perdita di competitività di un sistema che punta sempre di più sulle piccole aziende e investe sempre meno in formazione e innovazione. «Non possiamo permetterci – dice Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl – che si riduca il peso della grande industria perchè è quella che fa più innovazione e competizione a livello internazionale». Per Bonanni il Patto per l’Italia potrà invertire la tendenza immettendo più flessibilità sul mercato del lavoro. Ma per Giuseppe Casadio (segretario confederale della Cgil) «non ci sono segnali di ripresa e a soffrire di più sono soprattutto le imprese maggiori quelle che fanno più innovazione».