“Indagine” G.Vaciago: È in crisi la vecchia economia

18/01/2006
    mercoledì 18 gennaio 2006

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      L’INDAGINE SUL REDDITO FAMILIARE
      L’ECONOMISTA «OGGI IL MEGLIO DEL MADE IN ITALY STA NELLE MARCHE E IN TOSCANA»

        Vaciago: Il crollo del Nord non stupisce
        E’ andata in crisi la vecchia economia

          intervista

          Un Nord che perde colpi, che fatica, che riduce dell’1,7% il reddito medio familiare. Un dato, quello che tra i tanti emerge dall’ultima indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane del 2004, che colpisce i più, ma non basta a sorprendere un economista come Giacomo Vaciago, docente di Politica economica all’università Cattolica di Milano. Vaciago non esita nemmeno un secondo: «Sono dati che confermano quello che sapevamo già», dice.

            Cosa sapevamo già, professor Vaciago?

              «Sapevamo che al Nord in questi ultimi anni c’è stata una pesante ristrutturazione che ha coinvolto aziende importanti, la Fiat per dirne una. Sapevamo che il Nord ha sofferto di più perchè è nelle regioni settentrionali che è localizzata più che altrove la cosidetta vecchia industria, quella old economy che è stata più penalizzata dalla crisi, dalla concorrenza, dalla globalizzazione dei mercati».

                Insomma, nemmeno per un secondo sorpreso?

                  «Al contrario, francamente, mi sarei meravigliato se, dopo tutto quanto è capitato, il reddito delle famiglie al Nord fosse cresciuto. Ci ricordiamo dove stanno i campioni del made in Italy più creativo, più dinamico, di qualità? In Toscana, in Umbria, nelle Marche, tutte o quasi nel Centro, dove non a caso i redditi familiari medi crescono di più».

                    Il Nord penalizzato quindi dalla crisi della grande industria…

                      «…e dalla forte concorrenza, per quanto riguarda la piccola impresa, dei paesi stranieri, della Cina e non solo della Cina».

                        Il made in Italy di marchigiani e toscani non soffre la Cina?

                          «Lì c’è il made in Italy di qualità, quello che per qualche motivo della storia fa base a Firenze, ad Arezzo, a Fabriano, ad Ancona, a Tolentino. Il lusso è l’unica cosa che l’Italia sa fare ancora bene e che non può essere copiato dai cinesi. La Cina sa fare solo il falso lusso».

                            Insomma, la speranza viene dal Centro?

                              «Diciamo che si colloca lì l’Italia che ha ancora una speranza di crescere, di competere, di stupire, che sa far fronte – ripeto, grazie alle produzioni di lusso – alla globalizzazione».

                                Del Sud nemmeno a parlarne?

                                  «Il Sud è abbandonato a se stesso: cos’altro si può dire?».

                                    Mentre il Nord che tira la cinghia, professore, ha qualche speranza o nemmeno quella?

                                      «Il Nord sta pagando la difficilissima situazione della sua industria, soprattutto della sua grande industria, ma c’è anche chi si salva, e lo si è visto, andando in Romania, come ha fatto mezzo Nord-Est, o andando in India»

                                    [a.z.]