“Indagine” Bankitalia: il posto fisso non paga più

18/01/2006
    mercoledì 18 gennaio 2006

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      L’INDAGINE SUL REDDITO FAMILIARE – AUMENTA LA DIFFERENZA TRA CHI FA AFFIDAMENTO SULLA BUSTA PAGA E CHI NO. BLOCCATA LA MOBILITÀ SOCIALE

        Bankitalia: il posto fisso non paga più

          Scende il reddito dei lavoratori dipendenti: -2,1%. Crescono i pensionati (+3,2) e gli autonomi: +11,7

          Stefano Lepri
          ROMA

            Dal 2002 al 2004 il potere d’acquisto delle famiglie di lavoratori dipendenti è diminuito del 2,1%. Lo rivela l’indagine sui bilanci delle famiglie italiane, che la Banca d’Italia conduce ogni due anni. Un segno dei tempi si aggrava: per il secondo biennio consecutivo sembra arretrare il tenore di vita di circa la metà del Paese. Correggendo per il numero medio dei componenti per famiglia, che è diminuito da 3,12 a 2,96, il segno meno scompare; ma si conferma che cresce sempre più la distanza tra chi campa di stipendio e chi lavora in proprio.

              La causa sta nel declino industriale, nelle inefficienze del Paese: prosperano i settori protetti, annaspano quelli immersi nel mercato internazionale. Reggono invece le pensioni, ed è un po’ una sorpresa: il reddito delle famiglie con capofamiglia «in condizione non professionale», che sono tante e quasi sempre composte di pensionati, nel biennio è cresciuto al netto dell’inflazione del 3,2%. Prosperano le famiglie guidate da un lavoratore indipendente (13,2% del totale, un po’ più di una su otto) che nel biennio 2002-2004 hanno aumentato il loro reddito dell’11,7% «in termini reali» ossia, come negli altri casi riportati, al netto dell’inflazione. Facendo media di queste tre componenti molto diverse, nell’insieme dell’Italia i redditi familiari risultano, sempre dal 2002 al 2004, cresciuti del 2,0% al netto dell’inflazione, mentre i redditi personali segnano un +6,6% di nuovo a causa della diminuzione dei componenti per famiglia. Ma i ricercatori della Banca d’Italia avvertono che anche il paragone pro capite non dice tutto, per l’evidente motivo che se le famiglie si frammentano, con un maggior numero di persone (giovani o vecchie) che vivono da sole, occorrono duplicazioni di spese (affitti, eccetera) rispetto alle «economie di scala» consentite dal vivere insieme.

                LE DISUGUAGLIANZE.
                L’italiano medio ha a disposizione circa 952 euro mensili a testa, al netto di tasse e contributi; ne consuma circa 715. Non crescono i divari di reddito tra ricchi e poveri, nell’insieme del Paese: rimane pressoché stabile lo strumento che gli statistici usano per misurare le disuguaglianze, l’«indice Gini». La povertà, misurata da un altro indice, aumenta tra i lavoratori dipendenti, mentre diminuisce tra gli autonomi, a causa dell’allargato divario di cui sopra. Ogni componente di famiglia operaia ha circa 657 euro al mese; nelle famiglie di imprenditori e professionisti il reddito mensile per persona è di 1.650 euro. Salire nella scala sociale è difficile: la mobilità tra livelli di reddito è «modesta».

                  LA RICCHEZZA.
                  A fronte della modesta dinamica dei redditi, dal 2002 al 2004 è invece fortemente aumentata la ricchezza delle famiglie, +22,2% al netto dell’inflazione. Ma il mistero è presto spiegato: si tratta del boom immobiliare, che ha accresciuto il valore delle case (il 68% delle famiglie vive in alloggio di proprietà) da una media di 1.300 euro al metro quadro nel 2002 a circa 1.700 nel 2004 (+29% per l’esattezza, nel decennio +76%). Il valore dei beni reali posseduti cresce da una media di centomila euro a una media di 121.000 per famiglia. Tolte case e terreni, il patrimonio finanziario (conti in banca, titoli, azioni) sembra stazionario se non addirittura diminuito. Come è sempre accaduto, i patrimoni sono distribuiti in modo più diseguale dei redditi: il 10% delle famiglie più ricche possiede infatti il 43% delle ricchezze nette. Nell’insieme del Paese, il grado di disuguaglianza non è aumentato; la novità è però che il Nord viene sorpassato dal Centro, divenuto l’area più ricca del Paese soprattutto per l’aumento di valore delle case, fino a oltre 2100 euro al metro quadro (dove si può presumere che incida molto Roma). Andando nei dettagli, anche qui si trova un crescente divario tra categorie, che proiettato su un più vasto arco di tempo rivela anche un altro fenomeno: poiché ad aumentare di valore sono le case, e le case in genere sono intestate agli anziani, in termini relativi migliora il piazzamento delle famiglie di pensionati.

                    I DEBITI. Agli italiani fare debiti non piace: i confronti europei rivelano che le nostre famiglie sono quelle che ricorrono meno al credito. Anche la gran quantità di mutui casa accesi negli ultimi anni non ha cambiato di molto questa caratteristica: dal 2002 al 2004, il peso dei debiti è cresciuto soltanto dal 3,6% al 4,4% dell’intero valore dei patrimoni. Le carte di credito, che gli americani usano spesso per spendere soldi che non hanno ancora, da noi si confermano come semplice mezzo di pagamento, detenuto dal 28,7% per cento delle famiglie; ben più alta la diffusione delle carte bancomat, 57,8%.