Incostituzionalità e nuovo caporalato

24/06/2002


DOMENICA, 23 GIUGNO 2002
 
Pagina 5 – Economia
 
LA DEREGULATION
 
I problemi posti dalle novità sul lavoro
 
Incostituzionalità e nuovo caporalato
 
 
 
Cosa cambierà con la delega e la proposta di Maroni
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Il governo gioca d´anticipo e annuncia che in aula al Senato, dov´è approdato il disegno di legge 848 sul mercato del lavoro (la delega senza i quattro articoli confluiti nell´848 bis, ddl delega oggetto dell´attuale trattativa con le parti sociali), si faranno degli «aggiustamenti» alle norme sulla cessione del ramo d´azienda per evitare che favoriscano massicci licenziamenti senza giusta causa. Ma vediamo i rischi che corrono i lavoratori con la deregulation.
Cessione di ramo d´azienda. Non è vero che non si toccano i diritti di coloro che oggi sono coperti dall´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La delega, infatti, prevede «l´eliminazione del requisito dell´autonomia funzionale del ramo d´azienda preesistente al trasferimento». Il provvedimento modifica quindi il codice civile che consente di trasferire rami d´azienda solo se «funzionalmente indipendenti». La liberalizzazione moltiplicherebbe le «esternalizzazioni» ponendo a forte rischio di licenziamento anche i lavoratori che oggi godono del diritto del reintegro.
Articolo 18. La proposta del governo prevede la sospensione per tre anni della tutela dell´articolo 18 (obbligo di reintegro del lavoratore in caso di licenziamento senza giusta causa) ai lavoratori delle imprese che, assumendo, salgono sopra la soglia dei 15 dipendenti. Questo, tuttavia, comporta il rischio di una «concorrenza sleale tra imprese», quelle che sono sempre state sopra i 15 dipendenti e hanno dovuto rispettare l´articolo 18 e quelle che raggiungono la stessa dimensione occupazionale e non devono applicarlo. La norma non rispetta neppure il principio di uguaglianza tra i lavoratori: alcuni hanno più diritti, altri meno. Il provvedimento sarebbe quindi passibile di incostituzionalità anche se la Consulta ha respinto in passato questi dubbi relativamente a casi analoghi sostenendo che le norme erano, come in questo caso, temporanee.
Nuove tipologie contrattuali. È una vera rivoluzione, guidata dal «contratto a chiamata». Firmando questo tipo di contratto, il lavoratore dà la sua disponibilità a essere chiamato al lavoro dall´azienda in qualunque momento questa lo ritenga più opportuno nell´ambito di un periodo predeterminato: per il tempo trascorso a casa il lavoratore riceve un´indennità di disponibilità. Tra le altre forme di deregulation del lavoro, ci sono il lavoro accessorio (baby sitter o assistenti sociali, ad esempio, verranno pagate dalle famiglie e dagli enti senza fine di lucro con coupon acquistati da apposite agenzie) e il «job sharing», mansioni ripartite tra più lavoratori nella stessa fascia oraria.
Il nuovo collocamento. Tramonta definitivamente il monopolio pubblico, nascono i «job center». È un «regalo» del governo alle agenzie di lavoro temporaneo, che d´ora in avanti potranno «svolgere anche attività di mediazione, ricerca, selezione e supporto alla ricollocazione professionale». Il lavoro interinale (del contratto è titolare l´agenzia, che versa una provvigione) potrà essere «erogato» anche a tempo indeterminato. Il rischio per il lavoratore? Sarà fuori dall´articolo 18 e vittima di una sorta di caporalato del Duemila