Incostituzionali i ricatti della Bossi-Fini

14/03/2003



  Politica




14.03.2003
Giudice si rivolge alla Consulta sulle regolarizzazioni lasciate all’arbitrio dei datori di lavoro
Incostituzionali i ricatti della Bossi-Fini
di 
Maristella Iervasi


 Sanatoria Bossi-Fini incostituzionale e legislatore irragionevole. «È in contrasto con tutto l’impianto del diritto del lavoro nella parte in cui non consente la regolarizzazione su iniziativa del lavoratore». Lo ha deciso con un’ordinanza il giudice Marco Gelonesi, presidente della sezione lavoro del Tribunale di Genova che si è rifiutato di applicare la legge in un procedimento cautelare, riservando alla prossima udienza la decisone di merito di rimettere gli atti alla Corte Costituzionale.
Un pronunciamento importante – il primo in assoluto in Italia – che rafforza le “critiche” sulla regolarizzazione della discordia più volte denunciate dai sindacati Cgil, Cisl e Uil e dalle associazioni degli immigrati. L’emersione del lavoro nero lasciata solo alla volontà dell’imprenditore o delle famiglie in caso di colf e badanti, troppo spesso aveva favorito ricatti e pressioni sugli immigrati. Tant’è che in piena fase di distribuzione dei kit per l’accesso alla sanatoria su sollecitazione del sindacato partirono subito le vertenze per il riconoscimento del rapporto di lavoro, proprio su questa questione. «Diecimila istanze furono presentate – sottolineano Piero Soldini, responsabile immigrazione della Cgil e Guglielmo Loy della Uil-. Al centro della nostra proposta, il protagonismo dei lavoratori immigrati e la pressione sui datori di lavoro riluttanti a compilare i kit per l’emersione».
E il procedimento cautelare con ricorso d’urgenza – ex art. 700 del Codice procedura civile -, arrivato sul tavolo del giudice Gelonesi è esattamente uno di questi. È la storia di S.B.G.J.: operaio edile ecuadoriano, residente a Genova, che lavora dal novembre 2001 alle dipendenze dell’impresa di S.D., con mansioni di muratore e ristrutturando mobili. Percepisce una retribuzione giornaliera di 50 euro (stipendio mensile di 1200 euro) lavorando mediamente 48 ore la settimana. Il 10 settembre 2002 entra in vigore la Bossi-Fini e la tanta agognata legalizzazione del lavoro irregore extracomunitario. L’operaio edile ha tutti i requisiti per regolarizzare la propria posizione, così sollecita più volte l’imprenditore a compilare il kit per lavoro subordinato. Ma nulla. Anzi, per tutta risposta il suo datore di lavoro a fine mese di settembre lo licenzia verbalmente. Matura così la decisone di un’istanza per far valere i propri diritti. Il ricorso viene presentato dagli avvocati Alessandra Ballerini, Marco Vano e Roberto Faure del Foro di Genova. È un provvedimento d’urgenza, considerando la vicinanza della scadenza del termine della sanatoria (11 novembre 2002). Nel ricorso si fa presente l’incontestabile costituzione di un rapporto di lavoro tra le parti e si sottolinea, tra l’altro che la Bossi-Fini (art.1, comma 1) afferma che l’imprenditore «può denunciare» la sussistenza del rapporto di lavoro alla Prefettura. Gli avvocati dell’immigrato chiedono quindi al giudice di interpretare quel «puo’» con un «deve».
E il pronunciamento dell’altro ieri del magistrato Marco Gelonesi è inequivocabile: in via transitoria ha disapplicato la Bossi-Fini con il bollo di «incostituzionale», riservandosi nella prossima udienza per la decisione di merito di rimettere gli atti alla Corte Costituzionale. «Proprio in questa parte la normativa stessa – scrive il giudice nell’ordinanza – appare in contrasto con tutto l’impianto del diritto del lavoro ed inficiata da macroscopici vizi di illegittimità costituzionale. (…) Appare di tutta evidenza la irragionevolezza di un legislatore che configuri un complesso di garanzie per tutelare il prestatore dal datore di lavoro, e poi in definitiva rimetta alla autonomia negoziale di quest’ultimo ogni decisione circa la sussistenza o meno delle garanzie medesime». In altri termini – precisa il magistrato – «è palesamente irragionevole configurare delle garanzie e poi legittimare la loro elusione».
La fase cautelare si chiude quindi con il pronunciamento clamoroso di incostituzionalità. L’extracomunitario ha ottenuto il riconoscimento del rapporto di lavoro esistente e ora ha in tasca un permesso di soggiorno per attesa occupazione. Il giudizio di merito, che metterà fine alla questione, inizierà tra trenta giorni. Ma sulla Bossi-Fini potrebbe arrivare una sentenza della Consulta.

Gli avvocati Alessandra Ballerini e Marco Vano dell’ufficio stranieri della Cgil di Genova non nascondono la propria soddisfazione per il risultato ottenuto che «potrebbe dare qualche spiraglio per la regolarizzazione di altri cittadini immigrati rimasti loro malgrado fuori dai kit».