Incontro tra sindacati e vertici di Arepo e Euro Progea

02/02/2004

01 febbraio 2004
BISCEGLIE
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Dalla «legge Biagi» potrebbe arrivare la soluzione per garantire il lavoro per i dipendenti
Ferri, ecco l’accordo possibile

Domani incontro tra sindacati e vertici di Arepo e Euro Progea


Ultima chiamata per i lavoratori della «Ferri logistica», la società del gruppo no-food dichiarata fallita dal Tribunale di Trani il 20 gennaio scorso. Domani mattina i sindacati, i vertici dell’«Arepo spa» e del Consorzio «Euro Progea» si siederanno al tavolo delle trattative per cercare di chiudere, per il momento, il calvario di settantatre lavoratori rimasti senza impiego. Se ci sarà la firma sulla bozza d’accordo sindacale tra le parti l’attività di distribuzione potrà ripartire, dando un’esile ma concreta speranza di ripresa agli eredi dell’impero del non-food.
Il ricorso alla legge Biagi è apparso come l’unica via d’uscita. Due le opzioni previste dalla normativa introdotta dalla riforma dall’economista assassinato: «staff leasing» (il fitto del personale) o contratti a tempo determinato.
I sindacati, scartata decisamente la prima ipotesi, sterzano verso la seconda, che dovrà essere sancita da un accordo tra le parti. Le assunzioni a termine verranno stipulate tra i lavoratori e l’Euro Progea, al fine di consentire il ripristino dell’attività interrotta dall’agitazione, iniziata lunedì scorso dopo la visita del curatore fallimentare della «Ferri Logistica srl», Riccardo Zingaro.
Ed il professionista nominato dal Tribunale, avverte l’obbligo di precisare: «Il curatore non assume, né licenzia nessuno ma esegue solo il dettato della legge. Secondo la norma fallimentare, i lavoratori di un’azienda fallita hanno la possibilità, fino alla definitiva pronuncia del Tribunale, di trovare un impiego a tempo determinato.»
Se ci sarà l’auspicata fumata bianca, per settantatrè dipendenti dell’azienda fallita si aprirà lo spiraglio di un impiego minimo per una durata di trenta giorni lavorativi, con un orario di lavoro individuale non superiore alle 117 ore mensili. Un palliativo, insomma, che non risolve la crisi e offre all’«Arepo», l’azienda nata il 1 luglio dell’anno scorso sulle ceneri della «Nowa», erede a sua volta dell’azienda madre dei Ferri «Genesi spa», la possibilità di tirare una boccata d’ossigeno rifornendo i 115 punti vendita con i prodotti fermi nei magazzini picchettati dai dimostranti.
«Non dobbiamo fermarci davanti al problema, facendo la fine di altre aziende pugliesi – ribadisce il sindaco Perrone – ma dobbiamo attivarci per cercare di salvare i lavoratori e l’azienda. Domattina scriverò alla direzione della "Bernardi spa", che pare interessata a subentrare alla guida del gruppo, per caldeggiare questa ipotesi. Sono soddisfatto che l’ipotesi dei contratti a termine, che non risolve i problemi, comunque fa arrivare un pò di soldi nelle tasche dei lavoratori che si trovano loro malgrado a spasso».

Nicola Curci