Incontro segreto di Prodi con i leader sindacali

14/05/2007
    giovedì 10 maggio 2007

    Pagina 3 – Economia

      IL RETROSCENA

      Il premier vede Epifani, Bonanni e Angeletti, ma sulle pensioni il clima resta teso. Padoa-Schioppa: concentrare il tesoretto su poveri e giovani

        "Uno sciopero generale sarebbe esplosivo"

          Incontro segreto di Prodi con i leader sindacali per scongiurare il conflitto

            CLAUDIO TITO

            ROMA – «Per favore, vi prego di non seguirmi…». Romano Prodi ha fatto di tutto per mantenere segreto l´incontro. La situazione, del resto, ormai era diventata tesa. Lo scontro con i sindacati, sul contratto degli statali e sulla riforma delle pensioni, aveva fatto suonare il campanello d´allarme a Palazzo Chigi. E come gli aveva detto il ministro dell´Economia Padoa-Schioppa, «ora tocca a te». Ossia spetta al presidente del consiglio disinnescare l´ordigno in grado potenzialmente di dare un colpo al governo. Così nella massima riservatezza, subito dopo pranzo, il Professore ha convocato i leader di Cgil, Cisl e Uil. Ha seminato il cronista che ha provato a inseguirlo e si è infilato in macchina. In un appartamento privato, quindi, Prodi si è trovato davanti Epifani, Bonanni e Angeletti. Un faccia a faccia per evitare lo sciopero nel pubblico impiego e fare il punto sulla riforma previdenziale. Il "tavolo" presieduto in mattinata da Padoa-Schioppa aveva creato un po´ di fibrillazione tra i sindacati e soprattutto tanta tensione nella maggioranza. Il sovrapporsi della spaccatura sugli statali e quella sulle pensioni aveva messo sul chi va là il premier. «Uno sciopero generale del settore in contemporanea con le elezioni amministrative e a pochi giorni dal varo del Dpef rischia di essere esplosivo», si è confidato con i ministri che poi ha incontrato nel pomeriggio, quello dell´Economia e il titolare appunto della Funzione Pubblica Nicolais.

            Eppure nemmeno la riunione con i segretari confederali ha evitato la mobilitazione del pubblico impiego per il prossimo primo giugno. Nemmeno i passi in avanti dell´esecutivo sulla riforma previdenziale, sono riusciti a far ingranare la retromarcia alle organizzazioni sindacali. Tant´è che lo stesso Nicolais ha ripetuto per l´intera giornata di essere «preoccupatissimo». «Il clima è pesantissimo – ha spiegato a ogni piè sospinto il ministro diessino – e noi dobbiamo essere molto prudenti. Pazienti e prudenti».

            Valutazioni emerse anche alla presidenza del consiglio. Il Professore non nasconde adesso la «paura» di una primavera surriscaldata non solo dal punto di vista meteorologico. Basti pensare che il 4 giugno, nel bel mezzo dei ballottaggi, ci sarà pure lo sciopero nella scuola. Poi ci sono le polemiche sul destino da riservare al "tesoretto". Un contesto che rischia di assestare un colpo alla concertazione. «Uno scontro con i sindacati – è il suo timore – potrebbe compromettere la delicata trattativa sulle pensioni. E comunque non si governa contro di loro». E già, perchè le posizioni sul contratto dei dipendenti pubblici restano per il momento lontanissime. Con il ministro dell´Economia fermo nel non allargare i cordoni della borsa. Tanto che a Via XX Settembre molti ricordano un analogo braccio di ferro, tra Fini e Tremonti, che si chiuse con le dimissioni dell´allora titolare del Tesoro. Anche stavolta una parte della maggioranza, compresi Ds e Margherita, spinge per una soluzione indolore prima delle tornata elettorale di fine mese. «Ma io – ha avvertito Padoa-Schioppa – non metterò mai la firma su un accordo con cifre sproporzionate».

            Insomma, all´Economia si sospetta l´ennesimo tentativo di accerchiamento che già aveva segnato lo scorso settembre la definizione della Finanziaria. La sinistra radicale non ha gradito il suo ultimatum sulle pensioni. «Non può pensare – ripete il segretario del Prc Giordano – di far parte di un governo tecnico. Questo è un governo politico con un programma politico. E nel programma c´è scritto che si abolisce lo scalone». Ma anche nell´Ulivo – tra i Ds e i Dl – inizia a montare un certo malessere. Vorrebbero più elasticità sulla previdenza e una linea, appunto, «più politica» sul "tesoretto". «Vabbene, non va sperperato per evitare una manovra correttiva – dice ad esempio il presidente del commissione Bilancio della Camera Duilio – ma un segnale dovremmo comunque darlo». «Io dico solo – è la linea confermata dall´ex banchiere centrale a Prodi – che non possiamo andare oltre i 2,5 miliardi. E che queste risorse vanno concentrate su giovani e poveri. Se pensassimo a tante misure nessuno si accorgerebbe di aver mangiato. Le misure a pioggia non servono». Tutti temi che sono rimasti sul tavolo della lunga riunione che il responsabile dell´Economia ha avuto ieri pomeriggio con il Professore. Il quale ora è impegnato a «mediare» su tutti i versanti. Stemperando le irritazioni degli alleati e avendo come prospettiva il prossimo Dpef. E non è un caso che i tempi delle modifiche alla previdenza potrebbero allungarsi: accordo politico entro giugno, ma normativa concreta nella Finanziaria 2008. Quella che il governo scriverà a settembre.