Incognita referendum

06/06/2002
            6 giugno 2002




            Incognita referendum

            DIRITTI. La Cgil: «Rinunciate al quesito che propone l’estensione dell’art.18 alle piccole imprese». I promotori: «Incontriamoci»

            Se ne parla poco, ma il referendum per l’estensione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori alle imprese sotto i 15 dipendenti (in sostanza, a tutte le imprese artigiane dell’industria) rischia di far finire presto la luna di miele di tutta la sinistra attorno alla Cgil. La raccolta di firme per il quesito proposto da un comitato promotore composto da sindacalisti, intellettuali e personalità della sinistra – con il sostegno del Prc, dei Verdi e, «con una campagna autonoma» della Fiom – è iniziata da pochi giorni, con buoni risultati. E’ soprattutto Rifondazione che ha messo in moto la sua macchina organizzativa per raggiungere la quota minima di 500.000 firme da sottoporre al vaglio della Corte dei Conti e della Corte costituzionale. Se l’obiettivo sarà centrato e le istituzioni ammetteranno il quesito, il voto si terrà nella prossima primavera. Ora, però, si sta aprendo un confronto tra i promotori e la Cgil che considera «inopportuna» l’iniziativa referendaria. Già in fase di presentazione della campagna per la raccolta delle firme Sergio Cofferati aveva espresso le sue perplessità, indicando altre priorità in tema di diritti (l’estensione delle tutele contrattuali ai Co.co.co, ad esempio). Martedì sera la Cgil ha fatto un passo formale: nel comunicato della segreteria nazionale che proclamava lo sciopero generale di sei ore, veniva rivolto «un caldo appello» al comitato promotore del referendum perché «receda dall’iniziativa», invitando tutti a unirsi attorno alla Cgil nella difesa dell’articolo 18. Una posizione decisa a maggioranza, con il dissenso di due membri della segreteria confederale, Paola Agnello Modica e Gianpaolo Patta. Ieri è arrivata la risposta del comitato promotore che invita la Cgil a un confronto diretto sul tema. Dopo aver espresso alla Cgil e al suo gruppo dirigente tutta la propria solidarietà sulla rottura con il governo e sulle iniziative di lotta conseguenti, il comunicato del comitato afferma che «la proposta di abrogare le norme che limitano a una minoranza di lavoratori le tutele e i diritti dello Statuto coglie il senso di quella che è diventata una consapevolezza diffusa – i diritti o sono universali o non sono – che la grande mobilitazione sindacale ha fatto crescere nel paese e rafforza e rende effettivo l’impegno per una loro concreta estensione. Per questo – conclude il comunicato – di fronte all’appello rivoltoci, abbiamo chiesto alla segreteria della Cgil un incontro per capire le sue ragioni ed esprimere le nostre con uno spirito di ricerca delle azioni più utili ed efficaci a raggiungere il comune obiettivo di un mondo del lavoro tutelato da norme che garantiscano a tutti i lavoratori giustizia, dignità e libertà e per ciò alla nostra società decorosi livelli di civiltà». E’ probabile, quindi, che nei prossimi giorni si arriverà a un incontro tra i promotori del referendum e la segreteria Cgil, anche se è difficile capire quali possano essere i margini di mediazione.

            Sul tema è intervenuto ieri anche Fausto Bertinotti. Parlando di fronte alla porta due di Mirafiori, il segretario del Prc ha difeso la scelta della Cgil di dichiarare uno sciopero generale, ma ha anche aggiunto che sul referendum «estensivo» Sergio Cofferati sbaglia. «Noi pensiamo – ha detto Bertinotti – che se l’articolo 18 è una questione di dignità, questa è indivisibile e deve valere tanto per un’azienda con più di 15 dipendenti, quanto per una che sta sotto questo numero». Bertinotti ha anche fatto riferimento all’esperienza della difesa della scala mobile: «Allora ci fu una grande sollevazione di lavoratori attorno alla Cgil, ma in seguito il sindacato trattò e alla fine i lavoratori si trovarono sensa scala mobile. Un’esperienza da non ripetere». Speriamo anche negli esiti referendari.