«INCLUDERE GLI ESCLUSI NELLE POLITICHE SOCIALI MA ANCHE NELLA CONTRATTAZIONE»

02/02/2006
XII Congresso Filcams-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi
Palermo, 14-15-16 febbraio 2006

Ufficio Stampa
www.filcams.cgil.it

2 febbraio 2006

«INCLUDERE GLI ESCLUSI NELLE POLITICHE SOCIALI MA ANCHE NELLA CONTRATTAZIONE»
Conversazione con Ivano Corraini a pochi giorni dal Congresso

di Vanna Palumbo

Quel che colpisce nella nostra conversazione con Ivano Corraini, mentre si prepara alla celebrazione del congresso nazionale di categoria in programma a Palermo dal 14 al 16 febbraio prossimo ed alla sua riconferma alla carica di segretario generale della Filcams, è la determinazione e lo spirito propositivo e pugnace di chi "troppe" ne ha viste accadere negli ultimi anni nei comparti degli appalti, del turismo e del commercio (nei quali la Filcams vanta i suoi 321 mila iscritti, dato aggiornato al 31 dicembre 2005, con un incremento di oltre 50 mila adesioni rispetto all’ultimo Congresso del 2002) e ha deciso che è arrivato il momento di invertire la rotta. Ed allora, declina quasi puntigliosamente il significato che lo slogan del XV Congresso della Cgil “Riprogettare il Paese, Lavoro, Saperi, Diritti, Libertà” assume nelle strategie della categoria a partire dai prossimi mesi.

Collocare la Filcams, nella definizione delle sue politiche settoriali, all’interno dell’impostazione strategica della Cgil e del suo progetto ambizioso, chiarisce con una prima battuta, è uno dei temi del congresso. «La scelta è perciò quella di un’impostazione, anche di natura contrattuale, che inveri questo progetto. Ciò vale per il settore dei servizi in appalto – imprese di pulizie, servizi di ristorazione collettiva, servizi di vigilanza. E per il primo, in particolare, è centrale l’affermazione dei diritti che significa garanzia del posto di lavoro in caso di cambio d’appalto. È questo un po’ il cuore dei diritti attorno al quale estendere anche gli altri. Ed a questo è connessa la nostra scelta di costruire un sistema di regole che preveda il passaggio dal "massimo ribasso" ad un altro metodo d’appalto in cui faccia premio il risultato più vantaggioso: un mix di costo, qualità del servizio, certezza contrattuale salvaguardia dei diritti dei lavoratori. Un metodo che punta anche alla moralizzazione del settore, espungendo il lavoro nero e sottopagato e l’abuso del precariato. E diviene anche stimolo per un’imprenditoria moderna che misura la sua competitività sulla capacità d’impresa e sulla qualità, e non sulla negazione dei diritti.

«Qui si vede materialmente che cosa vuol dire coniugare affermazione dei diritti, scelte contrattuali ed evoluzione strutturale di un settore. L’ idea-forza che ha preso corpo nell’impostazione unitaria, che tra l’ altro concretizza una delle proposte della confederazione in tema di semplificazione dei contratti di lavoro, riguarda la scelta di unificare i contratti nazionali delle imprese di pulizia, della ristorazione collettiva e della vigilanza privata. Scelta resa possibile dalle analogie dei tre settori: la costanza del regime di appalto ed i problemi di garantire il posto di lavoro durante i cambi di appalto. Un unico Ccnl sarebbe perciò la risposta adeguata, funzionale».

E nel turismo, come "riprogettare" il settore? «È un comparto con grandi potenzialità di sviluppo – afferma con nettezza Corraini – ma dobbiamo legarne le prospettive alla sua sostenibilità verso l’ambiente, verso l’economia del territorio locale, e verso i diritti, cioè verso la compatibilità sociale. In secondo luogo, occorre pretendere una stretta correlazione fra lo sviluppo del settore e quello degli altri servizi nel territorio (viabilità, trasporti, servizi sociali) puntando così ad un "turismo integrato". Ed infine usare l’allungamento della stagionalità, con la duplice finalità di garantire maggiori stabilità, certezza e reddito per i lavoratori, ma, insieme, di rilanciare arte,cultura e tradizioni locali» . Quanto alla contrattazione, Corraini non ha dubbi: «Il centro del confronto con le imprese turistiche deve essere la qualità del lavoro. Sì, la qualità – ribadisce – perché da essa ci si allontana a causa dei processi di terziarizzazione strisciante soprattutto nel settore degli alberghi». Sotto accusa è la tendenza, che va consolidandosi, di appaltare a terzi non solo la ristorazione, ma anche il servizio ai piani ed altri ancora, fino alla reception, «con risultati – sottolinea – davvero deludenti».

Il commercio è il terzo settore che mettiamo sotto la lente: « Bisogna riprendere in mano la legge di riforma Bersani» afferma senza dubbi Corraini mentre conferma l’apprezzamento della Filcams per «la prima vera legge federalista, che ha introdotto la programmazione della distribuzione sul territorio in rapporto all’ambiente, le tipologie commerciali e la salvaguardia dei centri storici». Una riforma di qualità, che non ha però trovato nelle regioni applicazione omogenea: «in alcuni casi, come la Sicilia, è stata negata; in altre distorta, mentre in alcune regioni, come la Toscana, ha dato risultati positivi». Scontato l’attuale sviluppo disarmonico della programmazione dei piani commerciali «si va avanti con la politica del giorno per giorno», la strategia per il comparto del commercio deve perciò ripartire da qui. Ed anche sulla distribuzione nel territorio, «oggi a macchia di leopardo, bisogna rimettere le mani». Di fronte a casi di saturazione di grandi centri commerciali, altri territori segnano il passo nel processo di rinnovamento della rete. Fatti che, per Corraini, impongono una verifica della normativa anche alla luce dell’attuale forte contrazione dei consumi. «Un dato non destinato ad esaurirsi a breve e che comporta una revisione dei tipi di insediamento commerciale». Sotto accusa sono i megacentri commerciali: «il gigantismo ha fatto il suo tempo, e con esso, le aperture domenicali e festive, una "sbornia" dalla quale dobbiamo riprenderci».

In coerenza con queste strategie di settore, la Filcams definisce obiettivi e percorsi contrattuali. «Un punto in particolare ci è molto caro; e su questo impegniamo il nostro Congresso, includere gli esclusi». « Oltre ogni esclusione è, infatti, lo slogan del Congresso. Una scelta netta che, per Corraini, non riguarda solo le politiche sociali ma la stessa contrattazione. «Assistiamo da tempo, nella distribuzione commerciale, negli appalti e negli alberghi, ad una frantumazione delle tipologie di impiego ed insieme ad una frantumazione dell’orario di lavoro aggravata, quest’ultima da un regime "strutturato", cioè di orari disagiati che valgono per sempre. Un esempio? Il rifornimento delle merci sui banchi, fissato alla sera o al mattino presto, oppure il part-time fisso al fine settimana.

«Dobbiamo riconoscere – ragiona Corraini non sottacendo un’autocritica – che sono processi avvenuti spesso senza alcun accordo con il sindacato. Non abbiamo saputo rispondere adeguatamente alla riorganizzazione delle imprese, abdicando, spesso, al nostro ruolo e al nostro compito». E ci informa che in molte imprese, oramai, accanto ad un nucleo fisso di lavoratori stabili, orbita una galassia di lavoratori atipici, marginalizzati e spesso soggetti a trattamenti economici e normativi molto peggiori. « Tutto questo – dice – non può durare ancora per molto».

L’inclusione però non è il solo imperativo: «dobbiamo riappropriarci della contrattazione dell’organizzazione del lavoro, ricomponendo un modello organizzativo su nuove basi di equità per l’insieme dei lavoratori». Anche qui, vale l’esempio delle aperture festive dei negozi che «non possono essere lasciate alla sola impresa o gestite con accordi basati sulla volontarietà che, ammettiamolo, perde di senso quando la contrattazione non è fra pari».

E come, infine, "inverare" principi, ideali, valori della Cgil nella pratica quotidiana del sindacalista, nella contrattazione? «È il mio assillo – confessa Corraini -. Manifestare per la pace, per la solidarietà, la legge 194, i Pacs, è certamente perseguire questi valori: ma nella contrattazione? Allora ci abbiamo provato così, e con successo. Nel caso Carrefour, abbiamo promosso il referendum contro l’ ipotesi di contratto che introduceva il doppio regime fra i lavoratori. Rinunciare ad un proprio immediato vantaggio per non danneggiare altri è vera solidarietà. Abbiamo perso, ma con il 45 per cento dei voti, avendo contro non solo l’impresa, ma anche gli altri sindacati. Dopo aver riconquistato con l’ultimo contratto del turismo il diritto di precedenza per gli stagionali – che la legge 30 aveva cancellato -, ci avviamo a contrattare l’adozione di codici etici con l’obiettivo di sconfiggere il turismo sessuale. Ed ancora: promuovere una contrattazione sovranazionale sui diritti conculcati nelle multinazionali. L’ambito è quello europeo e chiediamo, perciò, a Unieuropa (che raggruppa i sindacati europei del settore) di assumere questa scelta, che abbiamo proposto anche al congresso mondiale dell’estate scorsa.

«Dal Congresso di febbraio partirà il nostro lavoro. Un progetto che mettiamo a disposizione innanzitutto della confederazione. Ma sarà questo anche il terreno su cui ci misureremo in termini politici con i nostri compagni di strada di Cisl e Uil con l’obiettivo di arrivare ad un’ intesa, forte, di merito. Solo dopo, potremo aprire i necessari confronti con le nostre controparti e con gli interlocutori politici ed istituzionali».