Inchieste: Il lavoro si cerca nelle piazze virtuali

31/10/2000

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Martedì 31 Ottobre 2000
commenti e inchieste
Il lavoro si cerca nelle piazze virtuali

di Tito Boeri
e Pietro Garibaldi

L’inchiesta sulle imprese della rete offre un’immagine suggestiva di come i rapporti di lavoro stanno mutando in queste zone di frontiera. Vi si narra di lavoratori con le competenze "giuste" che hanno un forte potere contrattuale e dettano modalità e orari di lavoro ai loro datori. Le testimonianze dei lavoratori della new economy ci fanno intravedere anche la fine della contrattazione collettiva, sostituita da forme di contrattazione sempre più individualizzata. Rimane, forse, in secondo piano il destino dei lavoratori meno qualificati, del "proletariato di Internet", coloro che passano il tempo a scrivere in html e svolgono mansioni di supporto per il web e per gli operatori della rete. Non è tutto oro quello che luccica e sarebbe sbagliato ignorare che la precarietà — intesa come instabilità involontaria del rapporto di lavoro e basse retribuzioni — è presente anche tra le imprese di Internet.

Si tratta, comunque, di una parte soltanto delle trasformazioni che lo sviluppo della rete induce nel mondo del lavoro. Non necessariamente quella più importante: l’impatto di Internet sul mercato del lavoro è destinato ad andare al di là delle imprese della rete che rappresentano, dopotutto, una quota minoritaria dell’occupazione (stimata in Italia tra il 5 e il 6 per cento). Per capire i processi che Internet sta innescando dobbiamo uscire dalla cerchia di imprese della rete e occuparci di comunicazioni fra imprese e lavoratori, collocamento e selezione di personale. Strano notare come ci sia assai poca letteratura sull’argomento. Nel sempre più vasto campionario di esercizi di futurologia su Internet si trovano rivoluzioni di ogni tipo, una per tutti i gusti, ma non si dice nulla, o quasi nulla, su come cambierà il nostro modo di cercare lavoro o di cercare lavoratori. Si discetta di nuovi e vecchi prodotti (ad esempio, si parla della fine del libro stampato sostituito dalla sua moderna versione elettronica) del modo con cui faremo acquisti o scriveremo lettere, ma non del modo con cui cambieranno le nostre abitudini lavorative. Strano davvero perchè Internet è destinato ad aprire nuovi canali per la comunicazione tra impresa e lavoratori e queste nuove forme di comunicazione possono giocare un ruolo importante in almeno tre dimensioni: l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, il modo in cui il lavoratore offre i propri servizi e l’effetto della disoccupazione sulla domanda di lavoro locale. Occupiamoci di ciascuno di questi tre aspetti.

Internet sta rendendo obsoleti molti metodi tradizionali di ricerca del lavoro: le agenzie di collocamento, le inserzioni pubblicitarie, il passa-parola tra amici, i colloqui ottenuti tramite il sindacato. Navigando per il web, si possono già oggi trovare molti siti che raccolgono informazioni sui posti vacanti e che offrono i curriculum vitae dei candidati, siti di aziende che permettono ai candidati di fare domanda on line, e siti che permettono alle imprese di contattare direttamente (ed a loro insaputa!) i lavoratori, in base ad informazioni disponibili sulla web. Anche se i numeri vanno presi con le pinze (non esistono ancora statistiche adeguate), le cifre sono impressionanti:negli Stati Uniti, sembra che on line ci siano 7 milioni di curriculum e 29 milioni di annunci di lavoro. Monster.com, il più importante sito per chi cerca lavoro, contiene da solo i curriculum di più di 4 milioni di lavoratori (qualcosa come l’intera popolazione dell’Irlanda!) e mezzo milione di annunci di lavoro. Inutile dire come, questi siti cerca-lavoro siano molto più facili da consultare rispetto ai loro corrispettivi su carta stampata, e possano essere aggiornati in tempo reale. Inoltre, non è necessario aspettare che imprese e lavoratori si incontrino, perchè basta incrociare automaticamente informazioni su imprese e lavoratori. Tutto ciò dovrebbe avere un effetto positivo sul mercato del lavoro perchè migliora il modo con cui le competenze dei lavoratori si incontrano con i fabbisogni di capitale umano delle imprese e accelera il "matching" fra domanda e offerta di lavoro. Da questi sviluppi, ci si attende perciò una riduzione della durata della disoccupazione: alcuni ricercatori americani, come David Autor del Mit, sostengono che gli effetti di questa rivoluzione sarebbero già alla base del miracolo americano di questi anni, e della sua capacità di portare la disoccupazione al di sotto di soglie ritenute in precedenza irraggiungibili senza creare pressioni inflazionistiche (vedi il grafico qui a lato). In effetti, i tempi di ricerca di lavoro si sono notevolmente accorciati negli Stati Uniti negli ultimi anni, al punto che solo un disoccupato su 10 cerca lavoro per più di 6 mesi.

Internet dovrebbe anche cambiare il modo con cui si offrono prestazioni di lavoro Si può già facilmente lavorare da casa in contatto con l’ufficio. La vera rivoluzione consisterà nel poter lavorare giorno per giorno a migliaia di chilometri di distanza dal proprio datore di lavoro. America On Line (Aol), il più grande provider americano, offre un servizio di call center 24 ore su 24 per i propri clienti americani. Sin qui niente di strano. Il fatto è che i lavoratori del Call Center lavorano a Manila, nelle Filippine, e rispondono in perfetto inglese anche alle più bizzarre richieste dei navigatori statunintensi! Dunque Internet permetterà di risparmiare tempo di trasporto prezioso e potrà rendere del tutto superflue molte protezioni oggi erette contro la competizione di paesi a basso costo del lavoro: anzichè aspettare anni per ottenere il sospirato visto per gli Stati Uniti, i programmatori delle Filippine possono già oggi lavorare on line con le compagnie americane, senza cambiare la propria residenza .

Internet è destinata anche a cambiare la scala su cui si esprime il rapporto tra domanda di lavoro e disoccupazione. In un mercato del lavoro con alta disoccupazione, normalmente i salari tendono a essere più bassi, in quanto le imprese hanno più facilità di sostituire i lavoratori esistenti con altri lavoratori. Per questo motivo, spesso lavoratori con simili caratteristiche ricevono salari diversi a seconda della località in cui operano, e tali differenze riflettono il livello raggiunto dalla disoccupazione nella regione di attività. In un mercato del lavoro on line, la relazione fra salari e disoccupazione locali sarà molto meno stringente, in quanto le imprese potranno offrire salari simili a lavoratori con uguali competenze residenti in luoghi diversi, e le condizioni del mercato del lavoro locale diventeranno meno importanti. Difficile stabilire a priori su quale scala si determineranno i salari. Legittimo pensare, comunque, che non solo i confini regionali, ma anche quelli nazionali siano destinati a diventare meno importanti.

Come tutte le rivoluzioni, Internet risolverà molti problemi del mercato del lavoro, ma potrebbe crearne altri, di non facile soluzione. Alcuni esempi? Internet può anche creare dei problemi nella selezione del personale. La facilità con cui si può fare domanda di lavoro fa lievitare il numero di domande di lavoro per ciascun posto offerto. Di qui il rischio di un eccessivo numero di domande, con imprese obbligate a scegliere fra troppi candidati. Inoltre, le informazioni sui lavoratori trasferibili on line sono solo quelle relative alle caratteristiche individuali più facilmente osservabili, quali il livello di scolarità, l’età, l’esperienza lavorativa. Molto spesso le imprese selezionano il personale in base a caratteristiche che non possono essere trasmesse on line, quali la motivazione, la predisposizione ad un certo lavoro, o semplicemente la simpatia. Queste informazioni sono solo ottenibili attraverso un tradizionale colloquio di lavoro a quattr’occhi. Inoltre, le imprese potrebbero temere che gli individui che cercano lavoro su Internet siano soltanto i disoccupati e i frustrati sul lavoro, mentre i lavoratori di maggior successo, quelli più attivi non passano il loro tempo a navigare tra i siti di chi cerca lavoro. Ne consegue che le imprese potrebbero anche decidere di usare le candidature sulla rete come screening in negativo, come modalità per autoselezionare i candidati.