“Inchiesta” Venti euro in più in busta paga (2- segue)

28/01/2005

    venerdì 28 gennaio 2005

    Pagina 14 – Economia

    INCHIESTA

      Venti euro in più in busta paga
      I risparmi di gennaio tutti mangiati dall´inflazione

        Primo giorno di stipendi con la nuova Irpef: sgravi fiscali per il 56% dei casi, il 15% si è trovato un reddito inferiore
        I risultati di un´indagine del sito Repubblic.it: 5 mila lettori rivelano se e quanto hanno preso in più questo mese
        Ai single uno sconto di 18 euro. Lo stesso agli impiegati, superati dagli operai. Solo sette euro ai lavoratori precari
        I confronti con un anno fa sono depurati dagli eventuali aumenti di retribuzioni. Dirigenti in testa alla classifica con sgravi contenuti

          ROMA – Previsioni confermate: le buste paga di gennaio, quelle che per la prima volta hanno messo in pratica la riforma fiscale di Berlusconi, sono arrivate e il taglio delle tasse nella media è stato di venti euro al mese. Così risulta da una indagine del sito Repubblica.it che ha chiesto ai suoi lettori di mettere a confronto le vecchie tasse con quelle nuove, gli stipendi di un anno fa con quelli appena ricevuti. All´appello hanno risposto il primo giorno in cinquemila, di diversa fascia di reddito e diversa professione. Ma l´indagine, che non ha valore statistico, ha ignorato benefici o svantaggi mensili superiori ai 150 euro, manifestamente non compatibili con le condizioni indicate dai contribuenti, così come ha ignorato gli aumenti di stipendi intervenuti nel frattempo.

          La classifica che ne è uscita parla chiaro: i vantaggi medi sono stati di venti euro al mese ( con punte di 32 per i dirigenti e code di 18 per gli operai). Ad ottenere sconti dal nuovo fisco è stato il 56 per cento dei lettori. Il 15 per cento, invece, si è trovato fra le mani una busta paga più leggera rispetto a quelle del 2004, e solo a fine anno potrà recuperare ciò che ha perduto grazie alla clausola di salvaguardia. In ogni caso il taglio delle tasse messo in conto dall´arrivo delle nuove aliquote e dal nuovo sistema di deduzioni è stato più che assorbito dall´andamento dell´inflazione. Ragionando sempre in valori medi il beneficio fiscale si è fermato a quota 1,4 per cento dello stipendio, ma depurato dal costo della vita è scivolato a quota meno 0,6 per cento.

          Il debutto della riforma, d´altra parte, è stato caratterizzato da critiche e polemiche. Per Agostino Megale, presidente di Ires-Cgil «Non c´è propaganda che tenga. Secondo l´Istat nel 2002 il 20,4 per cento degli italiani denunciava insicurezza economica e perdita di potere d´acquisto. Nel 2004 la cifra è lievitata al 47,6. Prevediamo che nel 2006 si attesterà attorno al 55 per cento. Sono cifre che parlano da sole». Sulla stessa linea concorda tutto il mondo sindacale: dalla Cgil della Maulucci («le diseguaglianze aumentano e il governo ha bruciato 6 miliardi di euro») e di Podda («due terzi dei dipendenti statali non hanno avuto nessun vantaggio dalla riforma»)alla Cisl di Pezzotta («il taglio delle tasse è una mistificazione«). Dai Cub («è una truffa») all´Ugl («molto fumo e niente arrosto»).
          La Confesercenti di Ventura è convinta che «dalla riforma fiscale non arriverà nessun miracolo, sarebbe meglio concentrare le risorse su interventi a favore dei redditi medio-bassi e del rilancio della competitività».
          Sul fronte politico, Damiano dei Ds ha commentato come «l´arrivo delle buste paga abbia confermato ciò che temevamo: la riforma fiscale non dà nulla ai redditi medio-bassi e premia essenzialmente quelli elevati». Rincara la dose Lettieri della Margherita che, alludendo ai rilievi venuti da Bruxelles sulla copertura finanziaria dei tagli (cui ha subito replicato il ministro dell´Economia Domenico Siniscalco), ha commentato: «si conferma che la riduzione delle aliquote Irpef viene finanziata in gran parte con misure una tantum che mettono a rischio le casse dello Stato». Al fuoco di fila ha risposto l´ex ministro Tremonti, oggi vicepresidente di Forza Italia. «Ricordo che quando il centrosinistra ha messo le mani sulla curva Irpef questa, per i ricchi, scese dal 51 al 45 per cento. Invece salì dal 10 al 18 per cento quella sui redditi più bassi – ha detto «Abbiamo fatto troppo poco? Tutti i grandi cammini iniziano da un primo passo. Dalle mie parti piuttosto che niente è meglio piuttosto. Del resto loro si sono comportanti come ho detto e adesso strillano accusandoci di ridurre le tasse solo per i ricchi».

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