“Inchiesta” Taxi liberalizzati a parole

26/02/2007
    sabato 24 febbraio 2007

    Pagina 18 – Primo Piano

    L’inchiesta di Altroconsumo

    Taxi liberalizzati a parole

      Auto insufficienti, tariffari nascosti, tassametri impazziti e supplementi fai-da-te. La Banca d’Italia: riforma troppo timida. E i Comuni non rilasciano nuove licenze

      il caso
      Il mercato che non c’è

        RAPHAEL ZANOTTI

        TORINO
        La riforma Bersani sui taxi è stata «timida» e non ha creato una vera liberalizzazione del mercato. Il giudizio, secco, è della Banca d’Italia che nel suo ultimo Occasional Paper fa rivelare come una corsa a Roma costi più che a New York e a Parigi a parità di chilometri percorsi: 7,36 euro contro i 7,24 delle altre grandi capitali mondiali.

        Lontano dai giorni caldi di questa estate, dai capipopolo e dagli schiaffoni, l’esercito dei tassinari ha ripiegato e ha fatto bene perché oggi, mesi dopo l’approvazione del decreto Bersani, tutto è tornato a com’era prima. O quasi. Potenza della contrattazione locale (l’applicazione del decreto governativo, dopo le proteste, è stato di fatto «scaricata» alle varie amministrazioni comunali) che sembra di fatto aver svuotato completamente la nuova norma.

        Lasciati da soli con la folla inferocita, i Comuni hanno iniziato a trattare e solo sugli aspetti meno innovatori della norma. Il risultato è stato ben fotografato da un’inchiesta di Altroconsumo che, nell’ultimo numero della rivista, ha messo a confronto il servizio taxi in dieci città italiane nell’era post Bersani. È così emerso che nella ricca Bologna, su un turno di sei ore a un parcheggio taxi, si arrivano a sommare 82 minuti di tempi morti, ovvero attese che i clienti sono costretti ad affrontare alla palina prima di veder spuntare un’auto bianca. Poco meno a Firenze (78), a Milano (70) e Roma (60). Conclusione: ci sono ancora troppi pochi taxi rispetto alla domanda perché le amministrazioni comunali non ne hanno mai rilasciate di nuove.

        In coda alla fermata
        Per Altroconsumo, che ha effettuato l’indagine sulle città di Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Cagliari, Bari e Palermo, sono solo queste ultime due città a salvarsi. La loro offerta taxi è definita «ottima» contro quella «sufficiente» di Cagliari e quella «insufficiente» di tutte le altre sette. Basta fare un confronto internazionale per rendersene conto. Secondo i dati Aci aggiornati al 2003, a Roma ci sono 2,1 vetture ogni mille abitanti e a Milano 1,6. A Barcellona sono 9,9 e a Londra 8,3. Ma il mercato non sembra volersi sbloccare.

        Emilio Oberto, presidente del 5737 di Torino, si dice «stupito» dai dati emersi dall’inchiesta di Altroconsumo. «Non voglio metterli in discussione – dice – ma è risaputo da tutti che a Torino abbiamo addirittura 230 licenze in più rispetto al fabbisogno della popolazione. Tant’è che nei rapporti con il Comune non si è parlato di nuove licenze, ma sono stati presi in considerazione altri aspetti del decreto». Anche Gianluca Iorio, presidente del Cotabo di Bologna, contesta le cifre: «Secondo un’indagine commissionata dal Comune di Bologna (e non da noi) nel luglio 2004, monitorando il parcheggio della stazione centrale è emerso che su una fascia diurna di 12 ore, con un accesso di 1300 utenti, il tempo di attesa medio era di 2 minuti, al Nettuno con 540 utenti di mezzo minuto e all’aeroporto di 270 utenti addirittura sotto i trenta secondi».

        Malizia nel mestiere
        L’indagine di Altroconsumo ha preso in considerazione anche altri aspetti. Per esempio la prenotazione attraverso il Radiotaxi la sera precedente per il mattino successivo. Quello che è emerso è che in una città come Roma, 9 volte su dieci, il tassista si è presentato all’appuntamento con largo anticipo (più dei 5 minuti di margine messi a disposizione da chi ha effettuato l’indagine). Stessa cosa a Cagliari. Un’«abitudine» tanto diffusa da far pensare a una certa malizia nel mestiere visto che, nel frattempo, il tassametro macina. Nel complesso il «giochino» è avvenuto nel 44% dei casi.

        Tassametri invisibili
        A Bari i cittadini non sanno cosa sia un tariffario. In 20 casi su 23, infatti, i conducenti delle auto bianche non li espongono come invece prevede la legge. Una mancanza di correttezza che emerge anche in altre città, tanto che – tra tariffari fantasma e tassametri invisibili – in Italia il 30% dei taxi non è trasparente. Ma non sono le uniche scorrettezze che si registrano: delle 20 violazioni registrate da Altroconsumo, 8 riguardano l’attivazione del tassametro prima dell’inizio della corsa, 7 l’applicazione «fai-da-te» del supplemento radiotaxi e 5 quella del supplemento aeroporto.

        Tariffe fisse
        Il decreto Bersani qualche sommovimento l’ha creato. E’ la cosiddetta tariffa fissa per alcuni tragitti.

        A Torino è partita quella dei 5 euro all’interno della Ztl, a Bologna la si applica già da anni, a Roma e Napoli è partita da poco. Ma con scarsi risultati a giudicare da quanto riscontrato dalla rivista dei consumatori nel corso della sua inchiesta.

        Viaggiando nella capitale in un terzo delle corse è stato il cliente a dover chiedere la sua applicazione. A Napoli la tariffa è stata applicata correttamente solo 5 volte su 16. A Bari, addirittura, due tassisti se la sono inventata di sana pianta creandone una vantaggiosa per loro e spacciandola per quella convenzionata con l’amministrazione comunale.