“Inchiesta” Stipendio più pesante, ma per pochi (1 segue)

27/01/2005

    Pagina 13 – Economia

    INCHIESTA

    Gli effetti della riforma Berlusconi arrivano nei "cedolini" dei lavoratori italiani Benefici soprattutto per i redditi più alti
    Stipendio più pesante, ma per pochi
    Oggi la busta paga con gli sgravi fiscali. Cgil: all´80% solo briciole
    Oltre i 70mila euro di imponibile Irpef si registrano i guadagni più consistenti

      LUISA GRION

        ROMA – Oggi è il grande giorno: 27 del mese, arriva la busta paga. La prima che porta in sé la riforma fiscale del governo Berlusconi: sostanzialmente tre nuove aliquote (23 per cento fino a 26 mila euro; 33 per cento fino a 33 mila e 500; 39 per cento per redditi superiori a tale cifra; più contributo di solidarietà del 4 per cento per chi supera i 100 mila euro di reddito annuo). Ma anche le detrazioni trasformate in deduzioni; gli sconti per le badanti e la nuova no tax area familiare (7500 euro che per dipendente con moglie e due figli a carico – ma va bene anche un figlio più nonno – arriva a 14 mila euro).

        Per 16 milioni di italiani – dunque – è il momento della verità: si capirà se il nuovo fisco porta vantaggi o meno. E a quanto ammonta l´eventuale guadagno. I risultati cambiano molto in base al mix adottato (pesa la famiglia a carico), ma nei fatti lo sconto si avverte soprattutto nei redditi alti. Anche se, alla fine, nessuno è destinato a perderci qualcosa, visto che la clausola di salvaguardia permette di scegliere fra «vecchio» e «nuovo» fisco, quello più conveniente.

        In attesa del «cedolino» – non tutti lo riceveranno oggi – la polemica già infuria. A rilanciarla è stata uno studio dell´Isae secondo il quale la riforma fiscale – sommando questo secondo «modulo» al primo -finirà per interessare l´88 per cento delle famiglie italiane (ma nel calcolo sono incluse anche quelle che , visti i bassi redditi, già non dovevano pagare niente ) e consentirà un risparmio medio di 381 euro l´anno. Più o meno un euro al giorno. Anche l´Isae però fa notare che questa ultima tranche di riforma fa lievitare i vantaggi in presenza di redditi annui particolarmente elevati. E di fatto, secondo elaborazioni di Repubblica, chi ha un reddito di 70 mila euro potrà contare su risparmi per 522 euro, chi accumula entrate per 85 mila euro otterrà sconti per 1.422 e chi incassa 100 mila euro l´anno ne «guadagnerà» ben 2.322.

        La lettura dell´Isae ai sindacati non piace affatto. «Quando si parla di fisco i numeri vanno improntati a sobrietà e rigore – sostiene Agostino Megale, presidente dell´Ires-Cgil – secondo le nostre valutazioni un lavoratore dipendente con un reddito di 22 mila euro ha avuto, fra il 2002 e il 2004, una perdita del potere di acquisto di circa 1200 euro l´anno, calcolando l´inflazione al 2,2 per cento. Di questi ben 516 sono dovuti alla mancata restituzione del fiscal drag. Ora il risultato finale di tutta questa operazione è che l´80 per cento del lavoro dipendente non trae alcun benefici da questa riforma; ne avrebbe tratti molti di più se, semplicemente, gli fosse stato restituito il dovuto, ovvero il fiscal drag». Marigia Maulucci è convinta: «L´ottimismo dell´Isae durerà lo spazio di una mattina». Fassino, leader dei Ds, ne conclude che «la politica fiscale del governo è sbagliata, non arricchisce nessuno e impoverisce socialmente il paese».

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