“Inchiesta” L’investimento nel «sociale» (4/b)

10/10/2005
    sabato 8 ottobre 2005

    Pagina 11

      "Inchiesta"

        L’investimento nel «sociale»

          Un fenomeno nato negli anni ’90 con la crisi del welfare

            Il 29 settembre scorso è nata a Roma Legacoopsociali, l’associazione nazionale delle cooperative sociali aderenti appunto alla Lega. L’ambito in cui vuole muoversi la nuova associazione riguarda il welfare, la cittadinanza e lo sviluppo. Si tratta di cooperative che hanno avuto un vero e proprio boom negli ultimi dieci anni e che stanno accompagnando, nel bene e nel male, la crisi del welfare state. Le cooperative sociali, sia quelle rosse che quelle bianche (molto importanti in questo settore), si sono infatti specializzate nei servizi alle persone, nell’assistenza agli anziani e comunque ai più deboli e nella creazione di occasioni di lavoro per una fascia di persone che altrimenti rimarrebbe per sempre esclusa dal mercato del lavoro ufficiale. Ci sono anche cooperative sociali che occupano lavoratori hadicappati e ci sono cooperative che si specializzano nella creazione di occasioni di lavoro per persone con problemi particolari. La distribuzione per aerea geografica della cooperazione sociale che aderisce a Legacoop mostra una prevalenza di presenze nel Centro Italia, seguito a ruota dal Nord Est.

              Le cooperative sociali si dividono in due tipi, ci spiega Costanza Fanelli, responsabile del settore per la Lega nazionale. Le cooperative di tipo A sono quelle che operano nei servizi e sono quindi anche quelle meglio sostenute dai finanziamenti dello Stato proprio perché operano nel settore del welfare. Ci sono poi le cooperative di tipo B, che lavorano nel settore dell’inserimento delle persone più svantaggiate. In ogni caso il grosso dell’attività di queste cooperative si sviluppa nel campo delle politiche sociali e in quello sociosanitario. Una stima esatta di tutte le persone coinvolte in questo settore della cooperazione sociale (di ogni colore) non è ancora completa, ma si parla di cifre importanti che oscillano tra le 150 mila persone e le 190 mila.

                Guardando le serie storiche ci si accorge poi che il maggior impulso alla costituzione di nuove cooperative sociali è avvenuto nella seconda metà degli anni Novanta, in concomitanza appunto con l’inizio dell’arretramento dello Stato dal welfare e con l’acutizzarsi della crisi occupazionale. Anche il valore della produzione di questo settore, nonostante la sua caratteristica di povertà (non ci sono confronti tra le Coop del consumo e quelle sociali naturalmente) non è comunque da trascurare. Al 31 dicembre del 2003 il valore della produzione delle coop sociali aderenti alla Lega ammontava a 1.780.000 euro.

                  Oltre il 72% della produzione si è sviluppata nell’ambito delle cooperative sociali di tipo A. E anche la dimensione delle cooperative risente degli andamenti generali, dei finanziamenti pubblici e del tipo di valore che si riesce a produrre. Così la dimensione delle cooperative che hanno per oggetto sociale l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate è generalmente inferiore a quella delle cooperative di tipo A. I soci che aderiscono a questo tipo di cooperative, sia A che B, sono circa cinquantamila.