“Inchiesta” La Questione settentrionale (1)

18/04/2006
    domenica 16 aprile 2006

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      Pagina 8 – Economia

      La Questione settentrionale
      "Prodi non ha capito chi siamo"

        Viaggio nell�Italia del Nord che ha spiazzato il centrosinistra l�inchiesta

          Da Trieste a Torino, il centrodestra a quota 60% con punte dell�80% in zone tradizionalmente operaie Un mondo davanti al quale l�Unione � come chiusa in uno snobbismo intellettualistico mancanza di credibilit� La sconfitta � frutto di un ritardo culturale e politico che ha radici storiche nella mancanza di credibilit� del centro sinistra in queste aree

            Alberto Statera
            dal nostro inviato

              Vicenza
              �Roma kankera ne ciucia el sangue�, recitava lo slogan ormai pleistocenico della Lega prima maniera, vergato a caratteri cubitali su un capannone lungo la Valdastico, tra Arsiero e Lastebasse. La scritta, replicata migliaia di volte in altre valli, in altre strade e altri carrugi, su altri capannoni, oggi � un po� scolorita, la vernice nera s�� ingrigita.
              Ma l�invettiva, a dispetto della vernice colata, � ormai entrata – come dire? – nel comune sentire. E� penetrata nel ventre profondo del profondo Nord, sotto la pelle, nell�intestino, di quel mondo �minore� che la sinistra non riesce a capire, che non vuole capire, che caricaturalizza, cui � sorda, come rinchiusa in uno snobismo intellettualistico, in un �culturame� di scelbiana memoria.

              Incapace di cogliere i gorgogli del pezzo pi� ricco, nuovo, mobile e produttivo d�Italia.

              Eccola, � tutta qui la "Questione settentrionale" che – statene certi – occuper� per mesi o per anni distinte schiere di chierici e di politologi, nutriti di Max Weber e di Montesquieu, se non pi� di Marx, ad analizzare un fenomeno assolutamente complesso nella sua banalit�.

              Com�� possibile che l�Italia da Trieste a Torino, quella che conta di pi�, perlomeno in termini di Pil, voti con rare eccezioni, a destra, dopo un lustro di promesse mancate, di liberismo a parole, di populismo sfrenato, di barzellette istituzionali, di cinesi dilaganti, di bambini cinesi bolliti, di discredito internazionale da vignetta?

              Eppure, eccoli qui i risultati. Tutto il Nord alla destra, al 60 per cento, o gi� di l�, con punte dell�80 per cento in zone operaie, come nell�alto padovano, dove fino a qualche anno fa s�invocava la madonna e il pio ministro Rumor. L�ex Vandea – Chiesa, figli, lavoro, Democrazia cristiana – produce una nuova Vandea �leghistizzata� nel profondo, radicalizzata, laicizzata nella modernit� berlusconiana. Il partito di Bossi arranca, ma non fa niente, il suo verbo dilaga, deborda in An, persino nell�Udc, teoricamente il distillato supremo della moderazione, a parte le ultime giornale elettorali di Pier Ferdinando Casini, forse invidioso del soprannome di �Coniglio mannaro� che a suo tempo fu appiccicato al suo dominus democristiano Arnaldo Forlani, cui per molti anni il presidente uscente della Camera port� la borsa.

              Prendete Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto, un signore educato, simpatico, assoluto bon vivant, grande scapolo in spider, pescatore di branzini nelle valli venete e nel mare verde di fronte alla sua terza o quarta casa di Rovigno, che prima di fare lo statista vendeva pubblicit� per Publitalia.
              Candidatosi al Parlamento per Forza Italia, ha fatto una campagna elettorale con toni e vocaboli che farebbero impallidire persino Umberto Bossi. Altro che i �coglioni� del suo capo. Un totale �smottamento lessicale�, come direbbe Paolo Rumiz, scrittore triestino che di Nordest se ne intende. Uno Zelig pi� nero.

              La svolta non solo lessicale fu proprio qui a Vicenza che si consum� circa un mese fa, quando il Cavaliere ribalt� il tavolo di Ferruccio de Bortoli, con Luca di Montezemolo pallido come uno straccio, il giovane Pininfarina irrigidito come un soldato della guardia reale colpito da un fulmine. Si disse e noi stessi dicemmo (sbagliando), delle truppe cammellate di Galan, della claque berlusconiana messa insieme di corsa dal governatore ex – Publitalia, che il capo supremo non ha mai amato, anche perch� � molto pi� alto e pi� simpatico di lui. Errore. Era il ventre gonfio, quello vero, che digeriva faticosamente �il Professore�, il Prodi del giorno prima, �culturame� che faceva lezione pacatamente al popolo delle piccole e medie industrie, da lui stesso �inventato� due o tre lustri prima.

              Niente maestrini dalla penna rossa, siamo noi il Nordest, la forza vera e vitale del paese, non questi politici statalisti e, in fondo, rossi come il sangue versato dai comunisti.

              Adesso, con i numeri elettorali, � tutto pi� chiaro. Galan, che � il pi� furbo, ha colpito subito e duro, su suggerimento del suo gosht Writer Franco Miracco, ex collaboratore supercomunista e precario del Manifesto, che il governatore ha salvato da un triste pensionamento del Consorzio del Mose, le dighe mobili veneziane per cui lavorava e che sono il nuovo e imprevedibile fiore all�occhiello del berluscon-leghismo delle opere pubbliche.

              Il governatore ha tagliato, tanto per gradire, 300 mila euro alla Biennale Teatro perch�, orrenda colpa, Maurizio Scaparro ha partecipato a un dibattito del centrosinistra. Basta col culturame di sinistra, qui comandiamo noi ora e per sempre col 60 per cento dei voti, Prodi se la pu� andare a prendere in quel posto – ma lui ormai non s�imbarazza a citare il posto – con Bertinotti, Dario Fo, Franca Rame e tutti i loro accoliti, comunisti amici di Vladimir Luxuria (meglio fascisti che froci), i quali non capiscono niente di questa terra dura, pura e sincera come il Texas dei cow boy.

              Povero Cacciari: �Sono rimasto senza parole�, s�� intristito. Lui, il filosofo che fin dall�inizio ha tentato (invano) di leggere e di giustificare il �venetismo�, o, se volete, il �nordestismo�, da sinistra. E, lucido e cinico come sempre, aggiunge: �La sconfitta nel Nord � frutto di un ritardo culturale e politico che ha radici storiche nella mancanza di credibilit� del centrosinistra in queste aree. Se non lo capiamo, continueremo a perdere per i prossimi tremila anni�. Tremila anni di sconfitte, ere geologiche.

              �S�, non ci sono santi�, conferma Mario Carraro, ex presidente della Confindustria veneta, cui Prodi aveva offerto un ministero nel suo precedente governo e silurato dai suoi colleghi padroni perch� troppo di sinistra. � A Campodarsego, dove c�� la mia fabbrica, l�80 per cento del voto � stato di destra – computa – devo desumerne che i miei operai votano per Berlusconi e i suoi soci. Siamo noi padroni, pochi, a votare diversamente�. Ma non si stupisce affatto l�uomo che produce assali per trattori in mezzo mondo, perch� i �colletti blu� della retorica operaia non hanno cambiato colletto: �Lei lo sa cos�� un tornitore? Beh, beato lei, se lo sa, comunque se lo dimentichi per sempre. Perch� i tornitori non esistono pi�. Qualcuno dovrebbe spiegarlo a Prodi e alla sinistra, perch� sembra che loro ancora non lo sappiano�.

              E� allora la maledizione dell�approccio �fordista� che impiomba la sinistra? �Forse�, dicono anche i pochissimi imprenditori che, dopo l�exploit berlusconiano di Vicenza, alla sinistra ci credono ancora. Qui � tutto un mondo di flessibilit�, che non pu� proprio pi� convivere con le rigidezze della vecchia sinistra, che riemergono, pullulano continuamente.

              �Ma no, il fordismo � sorpassato e Prodi lo sa�, concede Riccardo Illy, industriale del caff� e unico politico di centrosinistra che nel Nordest, in Friuli Venezia Giulia, mobilita voti di destra. �O almeno, lo sanno benissimo Enrico Letta e Pier Luigi Bersani. Il problema sono gli errori del centrosinistra in campagna elettorale. Hanno rifiutato le liste civiche, che io sostenevo, pensando di avere gi� vinto; hanno trascurato le critiche al programma elettorale; hanno inseguito Berlusconi sulle tasse. Per di pi�, hanno sbagliato i candidati. Tutta la mia stima personale a Rosi Bindi, per esempio, ma chi � che pu� pensare ragionevolmente di candidarla qui?�. �Balle�, tutte balle per Renato Brunetta, veneziano, economista di vaglia ed europarlamentare di Forza Italia, che fa di conto e specifica: �L�80 per cento del prodotto interno lordo italiano ha votato per il centrodestra e nel Nord siamo a circa i 50 per cento. Vogliono abrogare la legge Biagi? Facciano pure, se vogliono, ma sappiano che l�80 per cento del Pil italiano dice no.

              Forse allora capiranno perch� non li votano. �Comincia qui, tra percentuali di voti e percentuali di Pil, la gita tormentata sulla linea gotica del centrosinistra al governo. Con il Nord intero contro.

              (1-continua)