Inchiesta: Chi paga per il Welfare dimezzato (3)

12/02/2004


GIOVEDÌ 12 FEBBRAIO 2004

L´INCHIESTA
Le famiglie penalizzate dai tagli

Chi paga per il Welfare dimezzato
MICHELE SMARGIASSI


 
 
Pagina 1-11 – Cronaca
 
 
LE STORIE
Curare i nonni o aiutare i figli?
Il bivio impossibile degli italiani
          Per la prima volta dal dopoguerra grava su una sola generazione, quella di mezzo, il peso dell´assistenza

          Antonia, 56 anni, due ragazzi e una madre malata di Alzheimer: "Povera donna, è morta prima che il Comune azzerasse l´assistenza"
          Alfredo: "Molti che hanno come me parenti malati mi raccontano, vergognandosene, di aver provato sollievo quanto tutto questo è finito"

          MICHELE SMARGIASSI


          HA TOLTO il disturbo appena in tempo. «Povera mamma? Come se lo avesse capito», trema la voce di Antonia, «come se avesse voluto fare l´ultimo regalo ai suoi nipoti». Il regalo di morire. Dopo dieci anni di Alzheimer, poche settimane prima di diventare un peso insostenibile per i suoi familiari. «Il Comune mi aveva avvisato: ci spiace, dal 2004 non potremo più integrare l´assegno di accompagnamento per sua madre. Ma così non ci stavo più con le spese per le infermiere. Come avrei fatto? Con due figli grandi in casa? Senza risparmi da parte?». Antonia vive in Sardegna: 56 anni, 35 da impiegata, prepensionamento forzato per crisi aziendale. La malattia di mamma le ha pure sfasciato il matrimonio, lasciandole a carico anche due ragazzi, uno di trent´anni, laureato in giurisprudenza, praticante senza prospettive a breve, l´altro di 25 che studia ancora.
          «Mi ero giurata di dare loro le stesse cose che avrebbero avuto in una famiglia normale, anche a costo di annullare la mia vita. Ho tirato avanti così per anni, ma se mamma ci fosse ancora oggi non ce la farei più».
          Sempre più italiani si trovano a scegliere tra la vita dei genitori e l´avvenire dei figli. Un dilemma da strazio, disumano. Ma è pane quotidiano per le famiglie-sandwich, strette tra passato e futuro, entrambi a carico: anziani che invecchiano (e s´ammalano) sempre di più, giovani parcheggiati in casa sempre più a lungo. Nel suo Un´economia sbloccata, l´economista Paolo Onofri ha intravisto la feroce nemesi della società del benessere: cinquantenni attivi, la generazione più fortunata dal dopoguerra, gli ultimi garantiti, lavoro fisso, pensione intera, sanità e scuola pubblica bene o male accessibili: e adesso all´improvviso ecco, impensabile, imprevedibile, la trappola che ti impedisce di goderti tutto questo, il complotto tra demografia, economia e crisi dello stato sociale, la tenaglia che scarica il peso di due generazioni sulle spalle di una sola.
          E quando lo Stato si ritira e ti dice «arrangiati, il welfare dei tuoi parenti sei tu»; quando la borsa della spesa diventa più pesante e il portafogli più leggero, arrivano pure i sensi di colpa. «Ho sempre detto ce la faccio, ce la faccio, adesso non lo so più»: Assunta, a Trapani, faceva l´operaia; ha lasciato il posto a 28 anni, 5 anni fa, quando s´è ammalata la mamma: a letto, non autosufficiente. Tirano avanti col salario del marito e la pensione di 400 euro. «Una badante non potrei permettermela. Accudisco io mamma, dall´alba all´alba, a tempo pieno. Ma alle figlie mie chi ci pensa?». Dieci, sette, quattro anni. «Giocano, fanno i compiti da sole, sono brave, ma chi ci sta dietro? Non si tirano su così i figli. Però i soldi per mettere mamma in ospizio non li ho. Mi sento male».
          Costa 45 mila euro l´anno un malato di Alzheimer in casa, tra assistenza, medicine e rinunce. Il conto l´ha fatto l´associazione Aima. «Quando arriva la diagnosi è come se esplodesse una bomba in casa», racconta la presidente Patrizia Spadin, «lo Stato se la cava con un assegno inadeguato, e quando va bene qualche integrazione dai comuni. Fine». Ma ci sono 650 mila famiglie in queste condizioni. È un rischio che riguarda tutti: «Un ragazzo con quattro nonni anziani ha la ragionevole certezza che almeno uno di loro s´ammali».
          E quando succede, è un intero progetto di vita che deraglia. «Non se ne parla mai, solo qualche titolo a ferragosto assieme a quelli sui cani abbandonati», è sarcastico ma realista Cristiano Gori, sociologo all´università di Trento, «il problema sociale non esplode clamorosamente solo perché, alla fine, le famiglie s´arrangiano, si sacrificano, consumano l´eredità e ci saltano fuori. Il conto lo pagheranno più tardi i figli».
          Anche nelle migliori famiglie, un anziano immobilizzato in casa è un´ipoteca sul futuro dei più giovani. «Papà aveva una casa, un po´ di soldi da parte, li abbiamo consumati tutti»: in un palazzo del centro di Genova è in corso il direttivo dell´associazione Alzheimer cittadina, e Annalisa fa volentieri i conti in pubblico: «Due badanti mi costano 1500 euro, la pensione di papà e l´assegno d´accompagnamento, sommati, arrivano a 1000: quando finiscono i risparmi cominceremo a pagare noi». Già si preparano: vacanze meno costose, tagli al superfluo. Paola è più fortunata, suo padre vive a Mestre, dove il comune (per quanto ancora?) offre due infermieri per le incombenze più ingrate: «È assurdo, sei più ricco o più povero secondo dove abiti». Alfredo racconta la sua «bomba» con spietata sincerità: «Mia figlia aveva 18 anni quando mia moglie s´ammalò. Ho avuto paura di non riuscire ad aiutarla nel momento più delicato della sua vita, quando doveva trovare la sua strada. Sono giunto sull´orlo della depressione. Non conosco nessuno, tra gli amici dell´associazione, che non abbia mai desiderato che tutto finisca presto. Nessuno che non abbia provato, vergognandosene, un moto di sollievo quando tutto è finito. E c´è anche chi mi ha confessato di aver pensato anche di peggio».
          «Vecchi e bambini non fanno lobbying, non protestano. Per lo Stato», riprende il professor Gori, «giovani e anziani sono uno stretto affare di famiglia». Anche il via libera alla regolarizzazione delle badanti straniere, a leggerlo in chiave antropologica, non è che il ritorno forzoso a una simulazione di famiglia allargata, dove a uno dei membri viene delegato il ruolo di cura e assistenza. Ma la famiglia del terzo millennio non ha più le risorse e la struttura di quella patriarcale, dove le braccia dei nipoti erano la pensione dei nonni. Ora i figli grandi sono anche loro da assistere. E la badante potrà anche somigliare a un familiare supplente, però la devi pagare. Cara: anche 1300-1500 euro al mese, contributi, ferie e malattie. Alternative? Poche. «Le zie nubili oggi valgono oro, guai a chiamarle zitelle, bisogna lusingarle, corteggiarle», ride amaro la signora Spadin.
          No, lo Stato non capisce le nuove famiglie. O fa finta di non capirle, quando gli conviene. La famiglia del signor Tiziano Galligani, ad esempio, è complicata, certo, ma non poi così incomprensibile o strana: insegnante di musica, vedovo, poi separato, una figlia di 19 anni dal primo matrimonio, una di 8 mesi dall´attuale compagna rumena, extracomunitaria disoccupata con due lauree. «La mia famiglia è indiscutibilmente di quattro persone, ma per la provincia di Bolzano, a cui ho chiesto l´assegno familiare, siamo solo in due, io e la piccola, anche se la grande fa ancora il liceo e ce ne vorrà prima che guadagni. Poi però, per la tassa sui rifiuti, di colpo siamo di nuovo in quattro. La mia compagna, che non posso ancora sposare, non esiste per le detrazioni fiscali, ma esiste eccome per l´asilo nido: domanda respinta perché "la mamma non lavora e può tenere la bimba a casa". Per l´ente casa, poi, è addirittura ricchissima: il padre in Romania ha un pezzo di terra, quindi è possidente, quindi niente contributi per l´affitto. Dormiamo in una stanza senza finestre. Viviamo con uno stipendio. Secondo me questi sono crimini di guerra contro la famiglia».
          (3 – continua)