Incentivo al posticipo al pensionamento, nota di Rita Cavaterra Responsabile delle Politiche Previdenziali Cgil Nazionale

        Roma, 5 ottobre 2004

        La controriforma delle pensioni entrerà in vigore il 6 ottobre prossimo (legge 243 del 23 agosto 2004, pubblicata sulla G. U. del 21 settembre 2004).

        A tutt’oggi non è dato sapere quando sarà pubblicato il decreto interministeriale (Tesoro e Lavoro) relativo alle modalità per chiedere l’incentivo, ancorché tale decreto sia oggetto di una campagna propagandistica da parte del Governo, che mira esclusivamente a convincere i lavoratori sui vantaggi del cosiddetto “super bonus”, senza che, così come dovrebbe essere fatto correttamente, vengano, invece, evidenziati anche gli svantaggi.

        In questa situazione non desta meraviglia il fatto che il Ministero del Lavoro, abbia, ancora una volta senza alcun confronto con le parti sociali, emanato la “prima” circolare sull’incentivo ( circolare che peraltro risulta pubblicata sul sito del Ministero del Lavoro, senza data e senza numero di protocollo!!!)

        In tutta questa vicenda l’INPS, ormai privo di qualsiasi autonomia organizzativa e funzionale, viene utilizzato dal Governo solo per fare propaganda all’incentivo: la scheda illustrativa posta sul sito INPS in merito al “super bonus” è ridicola e soprattutto non veritiera, mentre il servizio svolto dal call center dell’Istituto (provare per credere!!! Noi lo abbiamo fatto!) o non dà risposte (anche 8 minuti di attesa per sentirsi dire che non c’è risposta alla questione posta) o da risposte affrettate , avventate o sbagliate.E’ da rilevare, inoltre, che l’INPS è stato diffidato dal Ministero del Lavoro ad emettere qualsiasi circolare interpretativa in merito all’incentivo, in attesa dei chiarimenti ministeriali!!

        Con la circolare (vedi allegato 1) il Ministero del lavoro ha cercato di dare risposta ad una serie di questioni interpretative, che ad esempio erano già state individuate dal Consiglio di indirizzo e Vigilanza dell’INPS, nella delibera n. 13 dell’ 8 settembre u.s.
        (vedi allegato 2).

        A seguito della predetta circolare, l’INPS ha emanato il primo messaggio sull’argomento (vedi allegato 3).

        Prima di entrare nel merito dei chiarimenti forniti dal Ministero del Lavoro e dall’INPS sull’incentivo (vedi scheda tecnica allegato 4) e soprattutto di rilevare le questioni sulle quali tutti continuano a glissare o a fare disinformazione, riteniamo opportuno ricapitolare la nostra posizione come CGIL in merito alla politica degli incentivi, evidenziando così ancora una volta quanto le affermazioni di questo Governo sul cosiddetto superbonus siano soltanto un grande bluff, che può comportare anche pesanti perdite per i lavoratori.

        Per quanto ci riguarda come CGIL riteniamo comunque di avere un diritto- dovere fondamentale, quello di fare un’opera di informazione capillare nei confronti di tutti i lavoratori, affinché questi decidano consapevolmente e soprattutto abbiano in mano tutti gli elementi di valutazione necessari per operare una scelta.

        IL BLUFF del Governo sugli incentivi

        La CGIL ha sempre condiviso la politica degli incentivi per il posticipo del pensionamento, così come ha sempre ribadito la sua totale contrarietà all’innalzamento obbligatorio dell’età pensionabile o a qualsiasi tipo di proposta tesa a disincentivare le pensioni di anzianità, tenuto conto che (come hanno anche dimostrato ricerche commissionate dallo stesso Ministero del Lavoro) spesso non è il lavoratore a scegliere di andare in pensione anticipatamente ma sono le aziende che sempre più di sovente “convincono” i lavoratori ad avvalersi di tale diritto, ventilando o lo spettro della perdita del posto di lavoro o cosa, ancora più grave, la messa in discussione della stessa dignità del lavoratore dequalificandolo sempre di più (mobbing) fino a fargli pesare a tal punto “la penosità del lavoro” da costringerlo ad andarsene.

        Abbiamo illustrato nella riunione con il Governo del 2 ottobre 2003 la nostra proposta sugli incentivi. Il Governo ci ha come sempre risposto con un assordante silenzio!! La relazione tecnica predisposta sugli incentivi dalla Ragioneria generale dello Stato (vedi allegato 5) ha confermato però tutte le nostre critiche rispetto al sistema proposto dal Governo, dimostrando come tale sistema sia allo stesso tempo non conveniente per i lavoratori e anche per le finanze pubbliche, dal momento che i risparmi che ne derivano sono veramente irrisori.

        La proposta della CGIL

        Come CGIL abbiamo subito espresso la nostra contrarietà rispetto alla normativa proposta dal Governo.

        Per quanto ci riguarda noi abbiamo sempre sostenuto il sistema degli incentivi, come unico sistema possibile, per agevolare il prolungamento dell’attività lavorativa, solo che, a nostro avviso, gli incentivi non avrebbero dovuto dare luogo a benefici di carattere retributivo e fiscale, ma avrebbero dovuto, invece, incidere sul rendimento della prestazione pensionistica.

        La proposta del Governo infatti legalizza e legittima il lavoro nero e l’evasione fiscale, mettendo in discussione uno dei principi cardine su cui poggia tutto il nostro sistema previdenziale: a qualsiasi lavoro prestato a qualsiasi età deve corrispondere la relativa contribuzione.

        Se si intacca questo principio si mette a rischio, a nostro avviso, il sistema pubblico e il diritto alle prestazioni per tutti, giovani ed anziani. La nostra proposta, pertanto, non metteva in discussione il versamento della contribuzione obbligatoria per i lavoratori che avessero deciso di continuare a lavorare, prevedendo, invece, un beneficio sia per il singolo lavoratore sia per tutto il sistema previdenziale, che avrebbe continuato ad essere finanziato. Il lavoratore, al momento di andare in pensione, avrebbe avuto diritto per gli anni di prosecuzione dell’attività lavorativa ad una maggiorazione della percentuale di calcolo. Poiché ogni anno di anzianità contributiva equivale al 2%, si possono ipotizzare varie fattispecie, con percentuale pari al 2,3%, al 2,5%, al 3%, al 3,5%.

        Tale forma di incentivazione, peraltro, ha già un precedente nel nostro sistema previdenziale ed è quello relativo alle lavoratrici che decidono volontariamente di continuare a lavorare dopo il 60 esimo anno di età. In tal caso la percentuale riconosciuta per ogni anno di continuazione dell’attività lavorativa è pari al 2,5%.

        Da alcune simulazioni,che abbiamo effettuato insieme allo SPI, e che abbiamo pubblicato su Rassegna Sindacale (vedi n. 45 del 2003) emerge che con la proposta elaborata dalla CGIL il lavoratore ci guadagna sempre e comunque rispetto alla sistema previsto dal Governo: la percezione dell’incentivo economico, infatti, anche se nell’immediato può sembrare allettante, di fatto significa la percezione di un trattamento pensionistico ridotto per tutti gli anni di godimento della pensione, riverberando i suoi effetti negativi anche sulle pensioni di reversibilità.

        Le “stime” della Ragioneria generale dello Stato

        La lettura della relazione tecnica redatta dalla Ragioneria generale dello Stato in merito agli incentivi costituisce una vera e propria chicca.

        La Ragioneria, infatti, afferma che “la valutazione puntuale degli effetti della norma non potrà che essere effettuata a consuntivo, ciò anche in considerazione della soggettività dei diversi comportamenti, dipendenti anche dalle preferenze intertemporali circa la convenienza di una maggiore liquidità immediata rispetto ad una maggiore pensione futura…..”

        Dovendo comunque procedere a delle “stime” la Ragioneria si inoltra in un’analisi che appare più di ordine sociologico che economico e che comunque la porta a dei risultati, che, oltre ad apparire approssimativi, contraddicono fortemente la tanto sbandierata validità della proposta del Governo.

        La Ragioneria, infatti, parte da una suddivisione dei lavoratori in soggetti di tipo A ( coloro che vanno in pensione appena maturano i requisiti) e soggetti di tipo B (coloro che sarebbero rimasti comunque a lavorare indipendentemente dalla nuova normativa sugli incentivi).

        I soggetti di tipo A vengono poi a loro volta suddivisi in soggetti forti (soggetti che decidono di andare in pensione per cumulare completamente il reddito da pensione con il reddito da lavoro o che addirittura vanno in pensione per svolgere attività lavorativa nell’ambito dell’economia sommersa; tra i soggetti forti la Ragioneria inserisce anche i lavoratori che decidono di andare in pensione a causa della “penosità del lavoro”) e soggetti di tipo debole (soggetti che non possono decidere dal momento che l’interesse dell’azienda è quello di espellerli dal mondo del lavoro).

        A fronte di questa suddivisione dei lavoratori, la Ragioneria ipotizza, poi, il caso di un lavoratore di 57 anni di età con 35 anni di contribuzione e con una retribuzione lorda media di circa 25000 euro annui che decide di avvalersi degli incentivi per verificare la convenienza o meno del sistema e giunge alle seguenti considerazioni:

        1) Il sistema degli incentivi non modifica in alcun modo la situazione per i cosiddetti soggetti deboli, che saranno comunque espulsi dal processo produttivo secondo la volontà delle imprese,

        2)Il sistema degli incentivi non è conveniente per i lavoratori che avevano comunque già deciso di continuare l’attività, dal momento che a fronte di un guadagno immediato di 8200 euro annui, avranno una perdita pensionistica pari a 700 euro annui al netto fiscale per una speranza di vita di 21 anni, a cui si aggiungono in media tre anni di pensione ai superstiti;

        3)Il sistema degli incentivi non è conveniente per i lavoratori che possono cumulare pensione e reddito da lavoro. Chi può cumulare completamente, infatti, avrebbe una perdita di 5000 euro anni, chi cumula solo parzialmente una perdita di 3000 euro annui. A tali perdite di reddito, andrebbero poi sommate le perdite sul trattamento di pensione, pari a circa 380 euro annui al netto fiscale per una speranza di vita di circa 23 anni, cui si aggiungono in media tre anni in termini di pensione ai superstiti.

        4)Il sistema degli incentivi, secondo la Ragioneria, potrebbe essere “apprezzato”,invece, da quei lavoratori che avevano già deciso di andare in pensione a causa della penosità o della disutilità del lavoro svolto, dal momento che nel loro caso si ipotizza un guadagno immediato più elevato rispetto agli altri lavoratori (10000 euro al posto di 8200), motivato dal fatto che erano già disposti ad accettare una riduzione di reddito passando dalla retribuzione alla pensione!!!!

        Comunque, alla fine dell’ analisi, la Ragioneria “stima” che possano essere 29000 (?) ogni anno i lavoratori che “potrebbero” avvalersi della nuova normativa, con un risparmio per la finanza pubblica pari 0 euro nel 2004, 76 milioni di euro nel 2005, 77 milioni di euro nel 2006, 78 milioni di euro nel 2007 (anno in cui peraltro nel primo semestre dovrebbe esserci la verifica con le parti sociali del sistema)! Tanto rumore per nulla!

        Per quanto riguarda la stima dei possibili beneficiari merita rilevare che non è stata fatta in base ad alcun criterio oggettivo ma a spanne. Secondo la Ragioneria, infatti, dei 100000 lavoratori che ogni anno risultano in attività pur avendo già raggiunto i requisiti per il diritto alla pensione di anzianità saranno forse 20000 quelli che decideranno di avvalersi dell’incentivo, dal momento che “il potenziamento degli incentivi potrebbe non risultare appetibile ai lavoratori, in quanto i medesimi potrebbero essere maggiormente attratti sia dal conseguimento del diritto alla piena cumulabilità tra pensione e reddito da lavoro…. sia dalla maturazione dei diritti pensionistici.”

        Mentre vengono stimati addirittura in 9000 ed anche in questo caso, senza alcun criterio, i lavoratori,che pur volendo andare in pensione a causa della penosità o disutilità del loro lavoro, accetterebbero di rimanere per incamerare l’incentivo!

        Dalla relazione tecnica presentata dalla Ragioneria generale dello Stato emerge una sola e grande verità: i risparmi questo Governo li farà come sempre sulla pelle dei lavoratori con la cancellazione delle pensioni di anzianità.

        vMa vediamo ora quali sono i chiarimenti forniti dal Ministero del Lavoro e dall’INPS

        Chi può chiedere l’incentivo.

        Possono chiedere l’incentivo solo i lavoratori dipendenti da privati, anche quelli dipendenti da aziende in crisi, iscritti all’INPS o a fondi sostitutivi dell’AGO ( ad esempio ENPALS). Nella circolare ministeriale, infatti, non vi è alcuna esclusione, mentre vengono esplicitamente citati come soggetti destinatari dell’incentivo i dipendenti delle Ferrovie SPA e della RAI.

        Non possono chiedere l’incentivo, invece, tutti i dipendenti delle amministrazioni pubbliche, ivi compresi i dipendenti degli enti pubblici non economici (ad esempio dipendenti INPS), i dipendenti della Banca d’Italia e dell’Ufficio Cambi, i dipendenti delle cosiddette autorità indipendenti (CONSOB, ISVAP,eccetera) nonché tutti i lavoratori pubblici e privati iscritti all’INPDAP e all’IPOST, in quanto trattasi di forme pensionistiche esclusive dell’Assicurazione generale obbligatoria.

        Per poter accedere all’incentivo i lavoratori devono essere in possesso dei requisiti previsti per la pensione di anzianità (contestuale requisito di età e di contribuzione o solo requisito contributivo). Anche se la circolare del Ministero del lavoro non fa alcun esplicito riferimento a coloro che hanno già maturato o che matureranno i 40 anni di contribuzione a noi pare del tutto evidente che il raggiungimento dell’anzianità massima contributiva non è di ostacolo alla richiesta di incentivo, anzi è forse una delle poche condizioni in cui l’incentivo può rivelarsi per il lavoratore più favorevole rispetto al versamento della contribuzione.

        Gli iscritti al fondo volo, i marittimi ed i minatori hanno diritto all’incentivo solo se raggiungono i requisiti previsti per la pensione di anzianità per i lavoratori dipendenti, senza quindi fare riferimento alle loro particolari norme che prevedono requisiti di accesso più favorevoli.

        Hanno titolo agli incentivi anche coloro che maturano i requisiti per la pensione di anzianità con contribuzione mista: in tal caso è evidente che deve trattarsi di lavoratori dipendenti da privati, che maturano il requisito nella gestione speciale dei lavoratori autonomi, con le condizioni previste per tali lavoratori.

        Il Ministero del Lavoro ha chiarito che ai fini del raggiungimento del requisito dell’anzianità contributiva sono da considerarsi utili anche le eventuali maggiorazioni contributive riconosciute ai lavoratori in base a norme di legge particolari (vedi ad esempio benefici previdenziali amianto, maggiorazioni per invalidi eccetera).

        Misura dell’incentivo

        Finalmente il Ministero del Lavoro ha esplicitato che la misura dell’incentivo non sarà identica per tutti i lavoratori (si fa un gran parlare del 32,7%,) dal momento che il lavoratore che rinuncia alla contribuzione avrà in busta paga ed esente da tasse solo l’importo dei contributi effettivamente versati dal datore di lavoro, al netto di esenzioni e/o sgravi contributivi. A tale fine ricordiamo che le aliquote contributive continuano ad essere ancora diverse in vari settori e che possono essere previsti ulteriori sgravi contributivi operanti a livello territoriale, settoriale o anche relativi alle singole condizioni dei lavoratori.

        Anche se in maniera del tutto insufficiente, la circolare del Ministero chiarisce che l’importo dell’incentivo può essere molto più basso del previsto o addirittura può annullarsi in presenza di determinate situazioni. La circolare fa riferimento come esempio alla Cassa integrazioni guadagni: in presenza di questo trattamento sostitutivo della retribuzione, coperto da contribuzione figurativa e non da contribuzione effettiva, l’incentivo non viene corrisposto. Analoga cosa succede in presenza di indennità sostitutive della retribuzione quali l’indennità di malattia o l’indennità per infortunio, in presenza delle quali l’incentivo potrebbe essere corrisposto solo per la parte relativa alla retribuzione corrisposta dal datore di lavoro ad integrazione dei predetti trattamenti.

        Nulla viene detto dal Ministero del Lavoro per quanto riguarda i casi di lavoratori che, dopo aver scelto l’incentivo e aver quindi rinunciato alla contribuzione, si trovino poi nelle condizioni di essere posti in CIG o si ammalino o si infortunino. A questo proposito l’ INPS ha chiarito che i lavoratori, ancorché abbiano scelto l’incentivo, hanno comunque titolo all’accredito della contribuzione figurativa per tutti gli eventi che si verificano successivamente all’opzione. A dire il vero nel messaggio citato l’INPS fa esplicito riferimento solo alla cassa integrazione, alla disoccupazione ed alla malattia ma è del tutto evidente che l’accredito della contribuzione figurativa non può che riferirsi a tutte le varie fattispecie possibili.

        E’ da rilevare che sia la circolare del Ministero del Lavoro sia il messaggio INPS nulla dicono in merito alla possibilità da parte del lavoratore di revocare la richiesta di incentivo.

        Ciò ovviamente pone ulteriori problemi rispetto alle scelte dei lavoratori, che potrebbero, quindi, anche trovarsi di fronte ad una scelta irreversibile!!!!

        A tale riguardo, infatti, la circolare del Ministero del lavoro esplicita soltanto che:

        -il lavoratore può cessare l’attività e avere diritto a pensione in qualsiasi momento,

          -il lavoratore, che continua a lavorare dopo che è finito l’incentivo, ha di nuovo diritto al versamento della contribuzione obbligatoria. In tal caso la contribuzione darà luogo alla liquidazione di un supplemento di pensione: ciò significa che coloro che richiedono l’incentivo sono di fatto considerati come “virtualmente” pensionati. Non è un caso, infatti, che la pensione sarà liquidata nell’importo che sarebbe spettato al momento della decorrenza dell’ incentivo, maggiorata degli aumenti di perequazione automatica. Anche se la circolare non dice nulla riteniamo che per il supplemento si applichino le decorrenze di legge.

          Durata dell’ incentivo

          L’ incentivo può decorrere dallo stesso mese della richiesta ( vedi chiarimenti contenuti nel messaggio INPS) e fino al 31 dicembre 2007, ma può anche finire prima, nel caso in cui il lavoratore o la lavoratrice compiano l’età pensionabile. Anche questo è un altro elemento che deve far riflettere i lavoratori e le lavoratrici. Per le donne ricordiamo, ancora una volta, che esiste un altro tipo di incentivo se continuano a lavorare dopo il compimento dell’età pensionabile: ed è quello relativo all’ incremento dell’anzianità contributiva ( 2,5% per ogni anno di prosecuzione dell’attività lavorativa).

          Abrogazione art.75 legge 388/2000

          Nulla dice al riguardo il Ministero del Lavoro. L’INPS invece chiarisce che la vecchia normativa è abrogata dal 6 ottobre, data di entrata in vigore della controriforma. I lavoratori che stanno usufruendo dei vecchi incentivi possono continuare a percepirli fino alla fine della durata del contratto a tempo determinato. In seguito i lavoratori possono, in presenza di tutti i nuovi requisiti di legge, chiedere il nuovo incentivo: è da rilevare che per tali lavoratori però il diritto all’incentivo è legato alla stipula di un nuovo contratto con il datore di lavoro o alla rioccupazione, senza soluzione di continuità (???) con altro datore di lavoro appartenente al settore privato.

          Procedure

          E’ del tutto evidente che le procedure che sono state previste dal decreto interministeriale ed anche dall’INPS sembrano andare in un’unica direzione: quella di
          convincere i lavoratori a richiedere l’incentivo, senza peraltro fornire al lavoratore stesso, prima della predetta richiesta, tutti gli elementi indispensabili per poter fare un’adeguata valutazione di convenienza (Estratto conto certificativo e calcolo della pensione). Ciò appare ancora più grave in presenza di una possibile irrevocabilità della scelta fatta!

          In base alle procedure previste, infatti, il lavoratore deve presentare la richiesta di incentivo al datore di lavoro e alla sede territoriale INPS e solo successivamente l’INPS trasmette, entro 30 giorni o più, la certificazione del diritto al datore di lavoro e contestualmente dà le informazioni al lavoratore.

          Dal messaggio INPS emerge, inoltre, un’altra cosa abbastanza assurda ed è che l’estratto conto “certificativo”, previsto dall’art. 54 della legge 88/89, eventualmente già in possesso del lavoratore, non costituisce certificazione del diritto a pensione di anzianità ma, secondo quanto afferma l’INPS, è solo un elemento utile per il lavoratore per conoscere la propria posizione assicurativa. Tale affermazione appare molto singolare, visto che vanifica quanto espressamente previsto da una norma di legge mettendo peraltro in discussione la stessa capacità dell’INPS di certificare qualsiasi cosa. Non è che di questo passo l’INPS prima o poi ci dirà che la certificazione del diritto a pensione o l’attestazione dei requisiti per l’incentivo non hanno alcun valore certificativo? Ai posteri l’ardua sentenza.

          Valutazioni di convenienza

          E’ del tutto evidente che ogni lavoratore ha una sua situazione personale e che quindi la convenienza va valutata caso per caso o anche a seconda delle necessità del lavoratore.

          Vogliamo evidenziare, però, che la mancanza di convenienza a scegliere gli incentivi è stata messa in luce anche da giornali ed esperti che sicuramente non ci sono amici o che comunque hanno idee profondamente diverse dalle nostre.

          L’incentivo sicuramente non conviene a coloro che sono nelle condizioni di cumulare completamente pensione e retribuzione.

          L’incentivo può convenire a coloro che hanno maturato i 40 anni di contribuzione, ma anche in questi casi va fatta una valutazione di convenienza in base alle retribuzioni percepite dal lavoratore negli ultimi dieci anni. Il lavoratore, infatti, potrebbe avere convenienza a continuare a versare la contribuzione obbligatoria per incrementare la retribuzione pensionabile.

          L’incentivo sicuramente conviene a coloro che hanno retribuzioni sopra i 45000 euro annui, non conviene in caso di retribuzioni basse o medio- basse, dal momento che la somma che viene incamerata dal lavoratore nel periodo di percezione dell’incentivo è sicuramente inferiore all’importo della pensione che percepirà nei vari anni (calcolo in base alla speranza di vita e al danno stimato anche sulla pensione di reversibilità).

                                  Rita Cavaterra
                                  Resp. delle politiche previdenziali CGIL

          Circolare del Ministero del Lavoro
          Delibera n.13 dell’8 settembre del CIV INPS
          Messaggio INPS
          Scheda tecnica su incentivo a cura di Maria Rita Gilardi
          Relazione Tecnica della Ragioneria generale dello Stato