Incentivi, partita da riaprire. Restano ancora 124 milioni

27/09/2010

Limitati in quantità, discutibili per qualità e, soprattutto, inefficaci rispetto al dichiarato obiettivo di sostenere le famiglie italiane nella peggior crisi economica degli ultimi decenni. Detto questo, il decreto incentivi emanato dal governo la scorsa primavera resta l’unica misura politica di cui i cittadini – almeno quelli che si potevano permettere l’acquisto di una cucina nuova, non quelli che dovevano tirare la cinghia per far la spesa – abbiano avuto esperienza diretta.
RISORSE INUTILIZZATE Un’esperienza non troppo felice, a giudicare dalle cifre raggiunte a tre mesi dalla loro scadenza definitiva: dei 300 milioni di euro a disposizione, ne sono stati stanziati al momento solo il 58%. Restano da spendere ancora 124 milioni di euro. Sarà che non sono molte le persone che hanno bisogno di cambiare la propria gru a torre, sarà che le risorse sono state mal distribuite. I 12 milioni di euro che erano destinati a sostenere l’acquisto di motorini, ad esempio, sono stati esauriti nel giro di due settimane, tanto che ora il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, sta pensando ad una «compensazione con altri settori». Vale a dire, ad un nuovo decreto per dirottare sulle due ruote e sugli altri beni più richiesti dai consumatori i fondi inutilizzati che dovessero rimanere tali alla fine del 2010. I soldi sono finiti anche per la nautica e per le macchine agricole, mentre per gli elettrodomestici ci sarebbero oltre 19 milioni ancora da spendere (il 38% dei fondi originariamente a disposizione per questo settore). Vicino all’esaurimento fondi anche il comparto delle cucine componibili (che ha visto una prenotazione delle risorse pari all’ 83% del totale). Ci sono però alcuni settori dove si è speso molto meno di quanto era stato previsto: per l’efficienza energetica industriale gli sconti hanno assorbito solo lo 0,21% delle risorse stanziate, per le gru a torre poco più del 14% e per gli immobili ad alta efficienza energetica il 21%. La partita incentivi, dunque, potrebbe essere riaperta.
FAMIGLIE SENZA SOSTEGNO Troppo tardi, però, per salvare la faccia dell’esecutivo sul fronte del sostegno alle famiglie in difficoltà. «In questi due anni di crisi, i provvedimenti del governo hanno avuto come unica caratteristica quella di reprimere i consumi, data la mancanza di forme di sostegno ai redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati » commenta Agostino Megale, presidente dell’Ires, l’Istituto di ricerca della Cgil. «Basta guardare le quantità di risorse investite da Tremonti rispetto ai suoi colleghi europei: mentre l’Italia stanziava lo 0,1% del Pil, paesi come Germania, Francia e Stati Uniti investivano dal 2,5% al 4%». Di fronte alla «completa assenza di un disegno complessivo di politica industriale», continua Megale, conta molto poco che «qualche incentivo abbia temporaneamente funzionato».