Inail: Il «dubbio» di chi lavora in casa

16/01/2001

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Martedì 16 Gennaio 2001
norme e tributi
Il «dubbio» di chi lavora in casa

Mancano poco più di due mesi al giorno in cui scatterà l’obbligo dell’assicurazione contro gli infortuni per chi svolge lavoro in ambito domestico e le perplessità circa l’ambito di applicazione della disposizione non sono state ancora risolte.

In particolare i requisiti indicati nell’articolo 1 del Dm 15 settembre 2000 sono di difficile interpretazione e non consentono, in molte situazioni, di concludere con assoluta certezza se si è soggetti all’obbligo assicurativo oppure no.

La lettera c) dell’articolo 1 del Dm stabilisce, infatti, che uno dei requisiti consiste nello svolgimento, in ambito domestico, e «in via non occasionale», di attività finalizzate alla cura delle persone che costituiscono il proprio nucleo familiare e alla cura dell’ambientedomestico ove dimora lo stesso nucleo familiare.

La lettera b) inoltre stabilisce che l’attività in ambito domestico deve essere resa in via «esclusiva» e questo si verifica ogni volta che lo stesso soggetto non svolga altra attività che comporti l’iscrizione presso forme obbligatorie di previdenza sociale. È di tutta evidenza che nella maggior parte dei nuclei familiari ci sono componenti che non svolgono attività che comporti l’iscrizione presso forme di previdenza sociale (il che tra l’altro non significa necessariamente che non lavorino) e che, partecipando alla vita del nucleo, probabilmente tutti i giorni dedicheranno un po’ di tempo sia alla cura delle persone dello stesso nucleo, sia alla cura dell’ambiente domestico (lavare i piatti, preparare i pasti eccetera).

La combinazione di queste due situazioni, peraltro abbastanza frequenti, potrebbe far scattare l’obbligo assicurativo. La difficoltà maggiore, come succede ogni volta che viene usato il termine «occasionale» è capire quanto tempo o quante cose bisogna fare in ambito domestico per considerarsi soggetti all’obbligo. La norma infatti non stabilisce (e probabilmente non sarebbe stato facile) limiti quantitativi né qualitativi, cioè non stabilisce quanto tempo e con quale modalità deve essere svolta l’attività domestica perché la stessa possa essere considerata «svolta in via non occasionale».

Il problema non si pone tanto per la persona che, non lavorando all’esterno del nucleo familiare e quindi non essendo iscritto presso nessuna gestione previdenziale, si dedica alla attività domestica in via prioritaria, come è il caso delle casalinghe o dei casalinghi. Riguarda, invece, tutti gli altri componenti, anch’essi non iscritti presso altre forme assicurative, e che si dedicano un po’ più marginalmente alle attività domestiche (e che per i quali, nella accezione normale, non è una attività esclusiva, mentre potrebbe esserlo in base alle definizione del decreto ministeriale) come i figli (maggiori di 18 anni) che studiano o dei genitori (di età inferiore a 65 anni) che convivono con i figli o di altre persone più o meno ospitate.

Se non interverranno chiarimenti più esaustivi coloro che si trovano in queste condizioni dovranno autonomamente valutare se, soprattutto con riferimento al concetto di «occasionalità», tenuti o meno a iscriversi, fermo restando che poi l’Inail potrebbe contestare sia la iscrizione che la mancata iscrizione.

Non ci sono neanche sufficienti indicazioni per gestire le vicende che possono intervenire durante l’anno. Per esempio coloro che svolgono lavori stagionali o altre prestazioni di lavoro a tempo determinato, nel periodo dell’anno in cui non lavorano è presumibile che svolgano in via esclusiva attività di lavoro domestico, e quindi potrebbero essere tenute a versare l’intero premio tenuto conto che lo stesso non è frazionabile.

Anche il concetto di «nucleo» familiare potrà presentare problemi di interpretazione e di non facile identificazione, considerato che il secondo comma dell’articolo 1 del Dm 15 settembre 2000 lo definisce come «insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi la medesima dimora abituale». Viene infine precisato che il nucleo familiare può essere costituito anche da una sola persona.

È possibile tra l’altro, da questo punto di vista, che in qualche nucleo familiare si dovranno pagare i premi più volte durante l’anno tenuto conto che i vincoli affettivi e le coabitazione possono subire più di un cambiamento. Il decreto stabilisce, infatti, che l’iscrizione e il versamento del premio debbono essere versati, per la prima volta, al momento della maturazione dei requisiti, e quindi al momento in cui si decide, per esempio, di coabitare e conseguentemente di occuparsi di attività domestiche. Eventuali variazioni che determinino l’uscita di soggetti già assicurati e l’ingresso nel nucleo familiare di altri soggetti non assicurati comporterà pertanto l’obbligo di una nuova iscrizione.

—firma—Nevio Bianchi