Inail apre sul costo del lavoro

29/03/2005
    martedì 29 marzo 2005

    sezione: ITALIA POLITICA – pagina 13

    SVILUPPO • Il direttore generale Castro: un patto tra le parti per ridurre gli incidenti del 20%
    Inail apre sul costo del lavoro
    «Premi dal 2,4% all’ 1%: crescono sicurezza e Pil»

    ROMA • È già diventato protagonista del piano per la competitività, mettendo a disposizione i 3,8 miliardi della sua ricca cassaforte per la realizzazione di interventi infrastrutturali. Ora, dopo lunghi anni di anonimato, l’Inail si candida a giocare un ruolo di primattore anche nella partita della concertazione e parte da un piano di riduzione del costo del lavoro. L’obiettivo è " istituzionale": alzare il più possibile gli standard di sicurezza negli ambienti di lavoro e far diminuire il numero di infortuni e morti sul lavoro.

    Maurizio Castro, direttore generale dell’Inail, uomo di relazioni industriali, antesignano della svolta partecipativa e bilaterale nei rapporti tra imprese e sindacati, pone in fila gli obiettivi: tariffe più basse significa meno costo del lavoro per le imprese che devono però impegnarsi in un piano di prevenzione e riduzione degli infortuni; il sindacato ottiene una maggiore sicurezza e qualità del lavoro; il sistema aumenta la produttività e il Pil e crea uno spazio per nuove risorse spendibili nel sistema della contrattazione. Tradotto in numeri: un abbattimento del costo del lav o r o dell’ 1 1,5% verrebbe recuperato nel medio periodo ( tre anni) con la riduzione del 20% degli infortuni sul lavoro. Oggi i 18 milioni di giorni persi per infortuni valgono l’equivalente di 3 punti di Pil.

    Castro quindi propone un nuovo grande accordo interconfederale, « che potrebbe diventare triangolare se il Governo decidesse di aggiungere il proprio contributo » .

    Una proposta che non dovrebbe vedere contrario il ministro del Welfare, Roberto Maroni. Il quale insieme all’Economia proprio venerdì ha varato il decreto con i nuovi indirizzi strategici per gli investimenti dell’Inail nella costruzione di immobili destinati a persone non autosufficienti, attività di ricerca, edilizia universitaria, asili nido, riabilitazione persone anziane, ordine pubblico.

    Dopo quasi quattro anni di anonimato, seguiti allo scandalo immobiliare del 2001, l’Inail insomma cerca di proporsi in una nuova veste.
    E, soprattutto, mira ad ottimizzare le sue risorse, anche al servizio dello sviluppo e della produttività.

    Il direttore generale dell’Inail dice a chiare lettere che occorre rendere centrale il tema della prevenzione che « sarebbe un cambiamento epocale per un istituto che ha tradizionalmente una cultura ispettiva e sanzionatoria » . Castro sottolinea anche che « sicurezza vuol dire fare patti con le aziende, con le loro rappresentanze e rappresentazioni, con gli enti locali » . Una strada che l’ente ha già imboccato. L’intento, dice Castro, è « costruire eccellenze che possono essere replicate » .

    L’Inail è partito da una serie di iniziative pilota: da quella con la Confindustria del Friuli Venezia Giulia, fino al patto con le Autovie venete, « perché metà dei nostri morti sono generati dalla circolazione stradale » , passando per il distretto calzaturiero del Brenta. E poi ancora con le Fs, il gruppo Riva, l’Italcementi, l’Anie, la Confapi di Caserta e anche un Comune quello di Vittorio Veneto. « Tutti patti ad hoc — fa notare Castro — che vanno ben oltre il raggio d’azione della legge 626 » . Una nuova via, quella della prevenzione, che l’Inail non ha ancora tra le missioni istituzionali ma che la gente — come mostrano i sondaggi commissionati dall’interno — già considera come compito proprio dell’istituto che, tra l’altro, risulta molto apprezzato dal 75% della popolazione adulta italiana.

    « Non ci possono essere 1.300 morti l’anno da infortuni sul lavoro » , dice Castro. Che ricorda: « Il costo sociale degli infortuni sul lavoro è di 28 miliardi di euro l’anno » , quasi tre punti di Pil. Ecco allora che « intervenendo nella direzione della prevenzione si potrebbero conseguire dei benefici che vanno al di là del già doveroso dato morale » . Un intervento che deve essere rappresentato da un piano nazionale per la sicurezza. « Sono convinto — afferma il direttore generale dell’Inail— che un intervento di questo tipo, gestito con una forte logica di bilateralità, possa condurre a ridurre gli attuali risultati del 20% in tre anni. Naturalmente — prosegue — occorrono alcune condizioni, come, ad esempio, un assetto contrattuale e un modello di relazioni industriali che siano molto meno centralizzati » .

    Ma il piano nazionale sulla sicurezza è solo una delle tessere del mosaico che prova a disegnare l’Inail. L’altra è lo " scambio" con le imprese: realizzazione del piano della sicurezza in cambio di una riduzione delle tariffe. Un’operazione che consentirebbe di alleggerire il costo del lavoro. Attualmente la media nazionale dell’incidenza delle tariffe Inail sul costo del lavoro è del 2,46 per cento. « Io credo realisticamente che per un piano straordinario di questo tipo possa essere messo in campo 1 o 1,5 punti di costo del lavoro » , dice Castro evidenziando che, grazie al nuovo percorso di prevenzione, si rientrerebbe « subito dall’impatto » . « Vincolare la riduzione tariffaria a un piano straordinario di tipo concertativo o partecipativo per la messa in sicurezza degli ambienti lavorativi — sostiene Casto — è anche in linea con gli intendimenti del Libro bianco di Marco Biagi » . In ogni caso se l’idea andasse in porto interesserebbe solo il flusso futuro di risorse gestito dall’Inail.

    A giorni, invece, si saprà con certezza il destino " dell’esistente", ovvero dei quasi 4 miliardi a cui si è agganciato il piano sulla competitività: 3 miliardi derivanti dallo stock e 0,8 dalla " provvista 2005". Tutti incanalati sul versante degli investimenti immobiliari dell’istituto, che assorbono il 55% delle risorse dell’ente, mentre l’altro 45% prende la via di investimenti mobiliari e riserve tecniche. Dopo il decreto Maroni Siniscalco sulle linee guida ora tocca all’Inail predisporre i piani operativi. Con tutta probabilità dei 4 miliardi diponibili, uno prenderà la via delle grandi infrastrutture ( piano Lunardi). Il resto sarà utilizzato per infrastrutture compatibili con la missione dell’Istituto, soprattutto in chiave sociale: non solo, quindi, ospedali, caserme e università ma anche altre " voci" ( disabili, anziani, non autosufficienti).

    La partita immobiliare sembra dunque destinata a chiudersi in fretta.
    Resta invece ancora aperta quella di natura mobiliare: si tratta di 3 miliardi di euro che « giacciono presso il deposito infruttifero della tesoreria » . Si tratta di " pacchetti" non istituzionali e a volte poco comprensibili come investimento: l’Inail possiede quote in Banca d’Italia, San Paolo, Meliorbanca, Unicredit e anche Bnl.