In vista una sanatoria previdenziale

16/09/2003




16 Settembre 2003

TECNICI AL LAVORO SULLA MANOVRA, CONFERMATO IL BONUS SUI CONSUMI
In vista una sanatoria previdenziale e la riapertura del condono tombale
La gestione ed i controlli sulle invalidità saranno centralizzati nell’Inps
retroscena
Roberto Giovannini

ROMA
UN condono edilizio ridotto nell’estensione e nell’introito. La riapertura al 2002 del condono fiscale «tombale» Tremonti. Un pacchetto di misure sul sommerso che dovrebbe sostanzialmente comportare una sanatoria previdenziale. Misure sulle invalidità, ma anche la riapertura dell’«accordo» di maggioranza sulle pensioni, per evitare l’annunciato no dei sindacati, Cisl compresa. A due settimane dal varo della Finanziaria 2004, il governo è ancora alla ricerca di una quadratura del cerchio che – seppure sicuramente arriverà, anche se in Zona Cesarini – si sta rivelando molto complicata.
Ieri, tre nuove spine hanno reso il percorso dell’Esecutivo ancora più doloroso.

La prima, una dichiarazione dei rappresentanti di An nella «task force» economica del governo, Gianni Alemanno e Mario Baldassarri, che hanno chiarito che su Finanziaria e pensioni l’accordo ancora non c’è. La seconda, lo scarsissimo consenso suscitato anche nella Cdl dal condono edilizio annunciato da Silvio Berlusconi. La terza, la posizione particolarmente rigida e di chiusura dei sindacati in merito all’«intesa» sulla previdenza raggiunta nella maggioranza. A quanto pare, il «niet» della Cisl di Savino Pezzotta ai progettati interventi sulle pensioni (sia pure dal 2008) ha colto un po’ di sorpresa Palazzo Chigi. Un quadro non molto confortante, visto che per il momento il campo della manovra 2004 è costellato di tanti, troppi punti interrogativi.
L’ultimo riguarda il condono edilizio, che piace poco anche nella Cdl, e che per molti potrebbe violare la Costituzione, che assegna alle Regioni la competenza esclusiva in materia urbanistica ed edilizia. La pensano così anche all’ufficio giuridico del ministero delle Infrastrutture, dove si sarebbe messa a punto una versione della sanatoria edilizia limitata alle aree demaniali. Un problema, tenendo conto che servono ingentissime risorse per far tornare i numeri della finanza pubblica. E per finanziare le richieste di spesa formulate dai ministeri e dai partiti.
Ancora una volta sarà il ministro dell’Economia Giulio Tremonti a sobbarcarsi l’onere di ideare «creativamente» possibili fonti di entrata. In primo luogo, riferiscono fonti ministeriali, l’Erario nel 2004 potrà contare sugli incassi delle rateizzazioni del condono 2003, con entrate non disprezzabili. La seconda carta da giocare sarà invece la riapertura dei termini dello stesso condono «tombale» (ma a questo punto ricorrente) inserito nell’ultima Finanziaria, che a questo punto riguarderebbe anche i redditi 2002. È un condono, nei fatti, anche il concordato fiscale preventivo per le imprese, previsto dalla delega fiscale, con cui le imprese potranno condonare anticipatamente le tasse non pagate per il 2003 e il 2004. E anche questa misura porterà gettito immediato (forse a discapito di quello futuro). Infine, dopo il cocente fallimento del pacchetto 2001-2002 contro il nero e il sommerso (anch’esso teoricamente «ultima occasione per mettersi in regola»), c’è l’intenzione di ripartire all’assalto. L’obiettivo è quello di incassare risorse dalle imprese «nere» offrendo una sanatoria anche sui contributi previdenziali non versati.
Ma il cantiere della manovra 2004 è più che mai aperto anche per le misure di «sviluppo» e per il capitolo pensioni. An insiste nel chiedere detrazioni fiscali per gli anziani a carico; la Lega vorrebbe il bonus di 800 euro per i figli; tutti sarebbero d’accordo sul pacchetto per spingere i consumi in beni durevoli, ma una soluzione tecnica per concretizzare questa indicazione ancora non è stata definita.

Quanto alle pensioni, si tenta di venire incontro alle richieste dei sindacati, almeno su qualche punto: ad esempio, sostituendo alla decontribuzione a favore delle imprese per i nuovi assunti una fiscalizzazione di certi oneri impropri pagati dai datori di lavoro.
L’altro nodo è quello delle pensioni di invalidità, su cui il ministro Maroni ha annunciato novità «sorprendenti». Il pacchetto comprende misure di «repressione» e misure di «efficienza», che secondo gli esperti del Welfare alla fine dei conti dovrebbe assicurare un certo risparmio. In generale, la competenza per i controlli e la concessione dell’assegno di invalidità dovrebbe essere centralizzata presso l’Inps, e non spezzettata tra Regioni, Comuni e prefetture. Questo favorirà i controlli a campione sui beneficiari (che dovranno ancora autocertificare il loro diritto), permetterà una gestione meno «generosa» della concessione dell’assegno. E soprattutto eviterà all’Inps di andare in causa (spesso perdendola) riducendo il contenzioso.

Un giro di vite, inutile negarlo, che rischia di non portare molti consensi elettorali, specie al Sud.